Viterbo – Un fiume silenzioso di persone per l’addio a Massimiliano Greto.
Se n’è andato così il ciclista viterbese di 52 anni, commesso di un negozio di scarpe, morto ieri mattina. Se n’è andato tra il calore di una giornata estiva e quello dei tanti che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta.
Fotocronaca: L’addio a Massimiliano Greto – video
Tra i ciclisti viterbesi era un’istituzione. Conosciuto da chiunque avesse in comune con lui l’amore per la bicicletta, i chilometri macinati in tutte le condizioni atmosferiche, il tempo per le pedalate ricavato da ogni attimo, giorno, weekend libero.
Un amore di cui Massimiliano non era geloso e che non lo isolava dai suoi cari. Al contrario. “Deddo”, come tutti lo chiamavano, lo aveva trasmesso alla moglie e ai figli. Come un bene prezioso da condividere e moltiplicare. Come se fosse anche lui convinto che “la felicità è reale solo quando condivisa”, una frase consacrata dal film “Into the wild” sul viaggiatore “Alexander Supertramp”. Morto in viaggio. La sua passione.
“Massimiliano si è distinto proprio per la sua disponibilità, per i suoi talenti”, ha detto don Egidio, che ha officiato i funerali insieme a padre Agostino. “Proprio nel giorno di san Massimiliano”, hanno rimarcato i sacerdoti, ricordando san Massimiliano Kolbe, morto di fame ad Auschwitz nel ’41, dopo essersi offerto di andare nel campo di concentramento al posto di un padre di famiglia.
“Perché questa morte improvvisa? Perché così giovane? Perché, Signore, hai tolto questo papà a due figli che avevano ancora bisogno della sua guida? – le domande di don Egidio nell’omelia – La risposta è nella parola di Dio, il faro che illumina le nostre scelte. La fede è la nostra risposta. È questo lasciarsi accarezzare dalla parola di Dio”.
E di carezze sul feretro, all’uscita dalla chiesa, Massimiliano ne ha ricevute tante, dai familiari e dagli amici di una vita. Dai cicloamatori compagni di tante pedalate.
Inevitabili i rimandi al ciclismo e a quella passione che lo aveva reso tanto felice. “Il Signore ha chiamato massimiliano mentre pedalava e, certamente, ieri mattina, gli ha spalancato le porte del regno dei cieli. Ha guardato la sua onestà. La sua rettitudine. Il bene che ha versato ai figli, Leonardo e Camilla. È arrivato in paradiso pedalando su due ruote e lì continuerà a pedalare. Mentre pedali in paradiso, Massimiliano, guarda tua moglie e i tuoi figli…”.
Sulla bara, oltre all’unica corona di fiori, la sua maglia da ciclista. A ricordare per sempre chi era Massimiliano: un grande atleta. Ma anche un grande uomo. Che non voleva fiori, ma opere di bene. “Garbato, gentile, onesto, scrupoloso, sincero e affettuoso”, hanno scritto su Facebook di lui.
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