Civita Castellana – (s.m.) – “Reti sul ponte Clementino? E che cosa risolveremmo? Secondo me niente. Chi vuole uccidersi, purtroppo, lo farebbe comunque. Altrove”. Non c’è cinismo nelle parole del sindaco Gianluca Angelelli. Solo dispiacere per avere un luogo, nella sua città, tristemente noto come il ponte dei suicidi.
Il sindaco di Civita Castellana è interdetto nel pensare di doversi porre il “problema ponte Clementino”. Perché il problema, a suo parere, è un altro. Ed è più grande. “Su che riflettiamo? Su questa donna che è morta o sulla scelta di ponte Clementino per morire? Mi sembra come indicare la luna e guardare il dito”.
Non che Angelelli sia esplicitamente contrario alle protezioni sul ponte. “Credo solo che la decisione non spetti soltanto a me. Dovrebbe deliberarlo il consiglio comunale. O la giunta. Molti anni fa, non durante il mio mandato, era stata avanzata una proposta in consiglio comunale ma non era passata. Se qualche consigliere si sente di riprendere l’argomento, sarà un’occasione per discuterne insieme. Dovrei rifletterci sicuramente anch’io, ma la questione è così complessa che vorrei che la decisione fosse comune. Se poi il consiglio dovesse decidere per le reti, non mi opporrei. Non ho preclusioni, fermo restando che bisognerebbe sentire la Soprintendenza”. Ponte Clementino fu costruito nel 1709; con i suoi 308 anni è tra i beni più longevi del patrimonio architettonico di Civita.
La posizione del sindaco, comunque, è chiara: “Qui intorno è tutta una forra. Secondo me non basterebbe aggiungere protezioni a ponte Clementino per contrarre il numero dei suicidi. Resterebbero comunque gli altri ponti in provincia e, soprattutto, resterebbe la volontà di chi vuole compiere un gesto così estremo”.
Ponte Clementino è l’emblema di quanto possa essere forte quella volontà. “Le ultime due vittime – sottolinea il sindaco – non erano di Civita Castellana. Sono venute qui apposta… Quando penso a questa cosa delle reti, mi viene in mente una scena del film ‘The beach’, con Leonardo Di Caprio, quando un protagonista viene morso da uno squalo. Si lamenta così tanto che il resto del gruppo, per non impazzire, decide non di curarlo ma di portarlo altrove per non sentirlo… ecco, credo che mettendo le reti non risolveremmo il problema: lo allontaneremmo da noi per non vederlo più”.
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