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Cronaca - L'analisi di Umberto Ciucciarelli (Unione della Tuscia)

“Terremoto di Ischia, queste sono le ore della reazione e del fare”

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Umberto Ciucciarelli

Umberto Ciucciarelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Terremoto di Ischia, queste sono le ore della reazione e del fare, ogni polemica dovrebbe essere rimandata a quando non ci sarà sicuramente più nessuno sotto le macerie.

Ho un’unica riflessione da fare, poi mi taccio, promesso.

Come già accadde per Accumoli, Amatrice e tutta la zona colpita lo scorso anno, è qualche giorno che decine di soloni, sui media e sui social, indicano per Ischia strade da percorrere e ricette per prevenire quei disastri che, a cadenza regolare, ci lasciano morti da seppellire e città ed esistenze da ricostruire.

A costoro faccio alcune semplici domande: conoscete davvero i nostri territori? Avete almeno presente la stratificazione millenaria dell’edificato e quanto servirebbe per intervenire adesso che tutto è decadente?

Avete una vaga idea di cosa servirebbe realmente per dare sistemazione definitiva in termini di sicurezza ad ogni abitato, ad ogni centro storico, ad ogni chilometro di strada? Possibile che ogni volta cadete dal pero evitando accuratamente di sottolineare come il primo responsabile di ogni tragedia sia la ormai quarantennale incuria di gestione della Res Publica causata dall’aver tirato i remi in barca?

Ditelo, per una volta, che i vincoli di un bilancio statale che fa acqua da tutte le parti, scritto e governato da affaristi incapaci, rapaci, buoni a nulla ma capaci di tutto, impediscono di prendersi cura dell’esistente come si deve.

Ditelo, per una volta, che per spostare una sola pietra in un centro storico c’è bisogno di più permessi e pareri che per costruire una casa. Ditelo, per una volta, che stipendiamo decine di migliaia di addetti alla manutenzione di strade di ogni ordine e grado che evitano accuratamente di pulire cunette, svuotare tombini e rattoppare come si deve buche e crepe.

Le frane fatele pagare a quei dirigenti che non verificano de visu il lavoro svolto. Ditelo, per una volta, che tutto questo è frutto di quel disegno che vede lo Stato come un’azienda intenta a tagliare rami apparentemente secchi ed a salvaguardare l’acqua sporca prima del bambino.

La cura di un territorio è un’attività programmabile al millimetro, da inserire con tutti i crismi del caso in un bilancio preventivo. Sono tappe forzate cui non si può e non si deve dare lo stop. Mai. Ecco perchè poi sentire parole come “faremo”, “vedremo” e “provvederemo” sa tanto di presa per i fondelli.

Infine, sarebbe interessante capire come e dove il povero cristo (altresì definibile normale cittadino) non particolarmente baciato dalla fortuna dovrebbe reperire le risorse necessarie al consolidamento della propria abitazione, magari unico bene che possiede e che riesce appena a mantenere.

Eppure, a quanto pare, anche in pieno regime di Patto di Stabilità (altra assurdità da correggere al più presto) quando vuole lo Stato riesce a creare dal nulla quel che serve -vedi Mps ed affaire migranti.

Di stalle chiuse a buoi scappati e di giornalisti-scendiletto ne avremmo piene le scatole. Da tempo.

Umberto Ciucciarelli
Portavoce provinciale Unione della Tuscia


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25 agosto, 2017

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