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Viterbo - Economia - Federlazio presenta l'indagine congiunturale sul secondo semestre del 2011

Crisi, sempre peggio e le banche non aiutano

di Francesca Buzzi
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La presentazione dell'indagine congiunturale di Federlazio

La presentazione dell'indagine congiunturale di Federlazio

Giuseppe Crea

Giuseppe Crea, direttore di Federlazio

Rino Orsolini

Rino Orsolini, presidente di Federlazio

Mario Adduci

Mario Adduci

– Crisi, sempre peggio e le banche non aiutano.

L’indagine congiunturale della Federlazio, relativa al secondo semestre del 2011, parla chiaro.

Peggiora la produzione, gli ordinativi, il fatturato, l’export. Il segno meno è praticamente una costante di ogni aspetto legato alle piccole e medie imprese della Tuscia.

“Le pmi sono in ginocchio – dichiara senza mezzi termini il presidente di Federlazio Rino Orsolini -. E’ in ginocchio il comparto ceramico di Civita Castellana, tanto per fare uno degli esempi più virtuosi dell’economia del Viterbese. E le nuove tasse imposte dal governo Monti si cominciano a far sentire sulle spalle degli imprenditori. Tasse necessarie, ma non per questo meno difficili da sopportare”.

A tutto questo si aggiunge la stretta sul credito che rende impossibile alle aziende poter contare sulla liquidità. “Le banche non fanno il loro dovere – continua Orsolini –. E’ il caso di dirlo senza mezzi termini. Si chiudono a riccio, le istruttorie sono lentissime e non tendono affatto una mano alle imprese del territorio. Così si rischia il collasso e dalla crisi è troppo difficile uscire”.

Federlazio, da parte sua, sta tentando di mettere in campo alcuni progetti che possano dare un aiuto alla produzione. “Due sono i progetti chiave – aggiunge Orsolini -: uno servirà a creare un marchio ai prodotti di Civita Castellana. Ci stiamo lavorando insieme all’Università della Tuscia e crediamo sia un ottimo modo per incentivare e proteggere la produzione locale ma, è fondamentale ribadirlo, la ceramica deve essere prodotta a Civita, non importata. L’altro progetto è il cosiddetto contratto di rete che stimola le aziende a collaborare tra loro con l’obiettivo anche di esportare fuori dal territorio nazionale”.

Tante rimangono le incognite per il futuro. Secondo i dati, stilati dall’ufficio studi della Federlazio su dati Movimprese infatti, peggiora tutto, inesorabilmente. “Viterbo è al quarto posto regionale seguita solo da Rieti – dice il direttore Giuseppe Crea entrando nello specifico -. La crescita delle imprese è pari appena allo 0,38%, cala inesorabilmente la produzione e, di conseguenza, sono sempre meno gli “ottimisti” (-23%) per le previsioni del prossimo futuro”.

Da notare per la provincia di Viterbo il forte segnale negativo che si registra su tutti i fronti dell’export. “Segno meno – continua Crea – in tutte le voci legate all’esportazione: -14,1% verso il mondo, -13,3% verso l’Ue e -15,3% verso i Paesi extra Ue. Viterbo, nel Lazio, è l’unica provincia a registrare un ribasso in tutte e tre le direzioni”.

A tutto questo si aggiunge il già citato problema dell’accesso al credito. “Tra le problematiche più pesanti del semestre scorso – conclude Crea – al primo posto c’è proprio il ritardo dei pagamenti da parte dei privati (37,5%), subito seguito dalle insufficienti risorse finanziarie proprie (18,8%) e poi dalla mancata concessione di crediti bancari (12,5%). Mi associo quindi a quanto già dichiarato dal presidente Orsolini, rimarcando come gli istituti bancari siano fondamentali in questo frangente. E’ necessario e vitale che svolgano un servizio collettivo altrimenti non si va davvero da nessuna parte”.

A concludere il rapporto semestrale è intervenuto Mario Adduci, del servizio sindacale di Federlazio, che si è soffermato sullo stato della cassa integrazione. “E’ ovvio – spiega Adduci – che la cassa integrazione è sempre legata a un periodo di crisi, ma se da un lato cassa integrazione è sinonimo di perdita momentanea del posto di lavoro, dall’altro è uno strumento positivo che tende a mantenere le professionalità delle aziende per poi riutilizzarle quando il periodo nero sarà terminato”.

Tre sono le modalità con le quali si può accedere a questo “beneficio”: la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria e quella in deroga. “Per quanto riguarda la prima – dice Adduci – si è registrato un aumento del 40,2%. La seconda è cresciuta del 18,1%, mentre la terza è lievitata moltissimo, toccando il 92,8%. Questo perché da un lato è stata usata da aziende che avevano terminato le ore a disposizione della cassa integrazione straordinaria e dall’altro è aumentato il numero di piccolissime imprese che hanno chiesto di servirsene”.

Insomma il quadro è tutt’altro che roseo e tutto il 2012 si prevede come un anno difficilissimo.

“Il più duro di tutti – chiosa il presidente Orsolini -. Spero il più duro dall’inizio della crisi, perché questo significherebbe che dal 2013 si possa parlare di una timida ripresa”.


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16 febbraio, 2012

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