Viterbo – Bellissimo, come sempre, il giro delle sette chiese effettuato dai facchini il 3 settembre pomeriggio nel centro storico di Viterbo. In un certo senso questa manifestazione segna e definisce lo spazio del rito del trasporto della macchina di santa Rosa.
La cattedrale di San Lorenzo è la prima chiesa visitata dai facchini di Santa Rosa. Prestigioso il luogo dell’appuntamento all’interno della Sala del Conclave del Palazzo Papale in piazza San Lorenzo. Qui il punto di riunione con saluti, interventi e foto, tra gli altri, con le autorità civili, militari e religiose. Al termine della cerimonia il grido di saluto all’unisono “Evviva santa Rosa!”. Un vero boato.
Santa Giacinta la seconda chiesa con la particolarità del regalo della foglia con la spina. Si dice faccia parte della pianta nata dove cadeva il sangue della flagellazione della santa. Altri sostengono che stia a simboleggiare il pungitopo col quale Santa Giacinta si flagellava. Dopo i saluti del sacerdote il grido di saluto alla chiesa e a santa Rosa fatto da tutti i facchini.
Santa Maria Nuova la terza chiesa, tra le più antiche di Viterbo, dove si venera l’immagine del Santissimo Salvatore. Nel Settecento si ha testimonianza tra gli “Instrumenti” dei Conservatori del popolo di Viterbo, dell’esistenza della Macchina del Santissimo Salvatore portata a spalla da facchini. Dopo i saluti del parroco il grido di saluto alla chiesa e a Santa Rosa fatto da tutti i facchini.
Sant’Angelo in Spatha la quarta chiesa situata proprio al centro della piazza del Comune. Sulla facciata, a destra, è la copia di un sarcofago di epoca romana che sta a ricordare il sepolcro della Bella Galiana, donna viterbese leggendaria la cui storia è descritta in due antiche lapidi poste sopra il sarcofago stesso. Anche qui dopo i saluti del sacerdote il grido di saluto alla chiesa e a Santa Rosa fatto da tutti i facchini.
Durante la sfilata, sempre accompagnati dalla musica della banda musicale di Vejano, una sosta al monumento ai facchini e subito dopo a quello dei caduti con solenne riconoscimento ai soldati viterbesi caduti durante la prima e la Seconda Guerra mondiale sulle note della canzone del Piave e il Silenzio suonato dal trombettista.
Santissima Trinità la quinta chiesa dove si venera l’immagine della Madonna Liberatrice. Qui è ancora trasportata annualmente la macchina della santissima Liberatrice. Prima di uscire il commovente canto “Mira il tuo popolo”. Il grido “Evviva la Madonna Liberatrice” e di “Evviva Santa Rosa” qui, per effetto dell’acustica, rischia di far collare le pareti.
Basilica di San Francesco la sesta. L’antico palazzo dove hanno soggiornato più di trenta papi prima della costruzione dell’attuale palazzo dei papi edificato intorno al 1265. La chiesa visitata probabilmente anche dalla giovane Rosa.
Santuario di Santa Rosa la settima dove è conservato il Sacro Corpo della patrona di Viterbo. Dopo aver preso i santini e visitato l’urna, sormontata dagli affreschi dei principali miracoli compiuti dalla santa viterbese, i saluti e la predica del vescovo di Viterbo. il grido di saluto a santa Rosa fatto da tutti i facchini chiude il giro delle sette chiese.
Da questo momento tutti in ritiro con parenti e amici nel convento dei frati Cappuccini.
Poi nel tardo pomeriggio, prima del trasporto della macchina di santa Rosa, una doverosa visita alla chiesa di Santa Maria in Poggio o Crocetta, primo luogo di sepoltura di Santa Rosa, e poi chiesa di San Sisto dove i facchini ricevono dal vescovo la benedizione in “articulo mortis”.
Da questo momento la città abbraccia idealmente tutti i facchini che compiono il rito del trasporto. I facchini rappresentano la città di Viterbo. Una tradizione antica e importante. Una manifestazione di religiosità popolare profondamente intensa.
Per i viterbesi la macchina di santa Rosa è fede, sacrificio, unità e luce.
Fede nella Santa patrona di Viterbo. Sacrificio perché il compimento del rito del trasporto della Macchina di Santa Rosa richiede un sacrificio che potrebbe essere anche estremo.
Unità perché unisce la tradizione e il culto per Santa Rosa, antichi entrambi di oltre sette secoli, in un unico evento dove i facchini sono il simbolo della comunità viterbese, dell’intera città che si stringe intorno al loro sacrificio.
Sulle spalle dei facchini ci sono oltre sette secoli di tradizione e di devozione verso santa Rosa. Luce perché la costruzione alta e imponente, illuminata rompe le tenebre della notte, nello spazio scenico fatto da vie e palazzi del centro storico, con santa Rosa in cima, protesa verso il cielo, che abbraccia, sovrasta e domina l’intera città di Viterbo.
Silvio Cappelli
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