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Viterbo - Luigi Casarin (Arci Caccia) chiede un intervento dei consiglieri regionali locali per rivedere le modalità di caccia al cinghiale

“Cinghiali, raccolta firme per modificare il disciplinare”

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Due cinghiali

Due cinghiali

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Siamo venuti a conoscenza che la Regione Lazio ha portato all’ultimo disciplinare emanato nel mese di luglio delle modifiche ulteriori che creeranno con la loro applicazione problematiche estremamente complesse nel territorio viterbese.

La cosa estremamente strana è che l’assessorato pone in essere delle modifiche affermando che siano state condivise con il mondo agricolo e venatorio a distanza di un periodo brevissimo per l’assegnazione delle zone e sottozone e alle squadre in braccata che presenteranno le domande entro il 10 del mese di settembre.

Tale situazione di condivisione, non è ha nostra conoscenza in quanto come Arci Caccia non abbiamo mai partecipato a incontri su modifiche del disciplinare, anzi stiamo raccogliendo a Viterbo le firme tra i cacciatori al fine di modificare il disciplinare nella parte riguardante la girata.

La modifica più pericolosa introdotta per la nostra provincia è quella che prevede che le zone per la caccia al cinghiale in braccata dovranno essere composte da un’unica zona.

In casi particolari dove siano presenti nell’interno più fondi agricoli in lavorazione con dimensioni superiori a cinque ettari cadauno è possibile individuare da parte degli Atc zone di caccia al cinghiale composte da più sotto zone non contigue per un numero massimo di quattro zone, la sommatoria delle superficie deve essere rientrante nei limiti consentiti.

Tale modifica è sicuramente appropriata per le zone montane come quelle del reatino o del frosinate certamente non consona alle caratteristiche delle zone agricole presenti nel viterbese ma soprattutto non consona alla tipologia dell’organizzazione della caccia in braccata data da sempre nella provincia di Viterbo e ripresa in maniera sommaria anche dal disciplinare della Regione.

La domanda è a chi giova tutta questa confusione nel mondo venatorio organizzato? Secondo noi l’assessore all’Agricoltura è consigliato male come già ripetuto da questa associazione da persone o associazioni che tengono più conto agli interessi individuali e non socializzanti come dovrebbe essere, mettendo in discussione un disciplinare che regola una caccia organizzata come quella al cinghiale nell’intera regione Lazio.

Chiediamo per tanto a tutti i consiglieri regionali che rappresentano questa provincia, il mondo venatorio e agricolo con tutte le loro sfaccettature un intervento deciso nei confronti dell’assessore atto ad evitare con tale modifica un caos inimmaginabile in questa provincia nella fase di presentazione delle domande per l’attribuzione delle zone e sottozone per la caccia in braccata al cinghiale da parte delle squadre della provincia di Viterbo che in molti casi si troverebbero ad non avere il territorio dell’anno precedente.

Ci appelliamo a tutti i cacciatori che praticano la caccia al cinghiale nella nostra provincia di vigilare ed essere pronti a mobilitarsi se la regione dovesse essere insensibile ai nostri appelli di riflettere prima di emanare modifiche al disciplinare della caccia al cinghiale peggiorativi a quelli della stagione 2016/2017.

Chiediamo inoltre alla regione che dia la possibilità agli Atc delle realtà provinciali di avere quella autonomia per gestire quelle peculiarità presenti nei territori che solo la conoscenza degli stessi può dare quella efficienza di contenimento  e gestione delle specie utile  all’ambiente e al mondo agricolo.

Siamo sicuri che la nostra mobilitazione e l’intervento dei nostri rappresentanti regionali saranno decisivi per riportare quel giusto equilibrio nel mondo venatorio organizzato per la stagione venatoria 2017/2018.

Luigi Casarin
Presidente Arci Caccia


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7 settembre, 2017

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