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Montefiascone - Il professore Mandelli dal terzo anniversario dell'Avis parlando della donazione del sangue

“Viterbo è un’isola felice”

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Il professor Mandelli sottoscrive la petizione

Il professor Mandelli sottoscrive la petizione

Riceviamo e pubblichiamo – Dalla donazione alla cura delle malattie del sangue. E’ il trentennale della sezione locale Avis che ha deciso di festeggiare un traguardo tanto importante con un evento altrettanto importante in cui è stata fortemente voluta la presenza del professor Franco Mandelli, presidente nazionale dell’Ail (associazione leucemie – linfomi – mieloma).

L’incontro si è aperto con un filmato: un ragazzo in piscina che improvvisamente sente che qualcosa non va. Una visita con Mandelli lo mette di fronte a una realtà che non aveva mai considerato: una leucemia acuta. Non c’è tempo da perdere: subito il ricovero, ma altrettanto urgente la disponibilità di sangue. Al centro, la solidarietà di giovani studenti che sanno che stanno salvando la vita di un loro coetaneo.

Un filmato che l’Ail sta diffondendo e che presto sarà nelle scuole della provincia di Viterbo per sensibilizzare i ragazzi alla donazione del sangue. A margine del filmato, solo due parole di Mandelli che rendono onore alla nostra provincia: “Qui c’è un centro trasfusionale fantastico e un grande numero di donatori: Viterbo, contrariamente a Roma, è un’isola felice”.

L’evento è continuato con gli interventi dei vari relatori: dal presidente locale Avis a quello provinciale, dalla presidente dell’Ail di Viterbo, Patrizia Badini, a Marco Montanaro, direttore dell’Uoc di Ematologia della Ausl, dal direttore del Simt di Viterbo, Tiziana Riscaldati, al sindaco Luciano Cimarello.

Si è parlato di centro trasfusionale e di donazione. Ed è proprio l’Avis a dare i numeri.

“Quando tre anni fa sono arrivato a dirigere la sezione – spiega il presidente – eravamo ben al di sotto delle donazioni previste in percentuale alla popolazione (4%). Oggi siamo orgogliosi di poter constatare che la situazione è notevolmente cambiata”.

Del resto la provincia ha negli anni dimostrato di avere particolarmente a cuore la donazione di sangue.

Da qui l’attenzione si è spostata subito verso una realtà che, al contrario, è tutt’altro che positiva: il reparto di Ematologia. L’allarme per la situazione in cui versa quello che un tempo era un polo di eccellenza, è lanciato dalla presidente Ail Patrizia Badini.

A nome di tutti i volontari ringrazio i padroni di casa per averci invitato a questo evento e, in particolare, ringrazio il professor Mandelli che è stato sempre al nostro fianco. L’Ail di Viterbo ha iniziato la sua attività nel 1994 proprio qui a Montefiascone dove abbiamo fatto molto.

Così come tante cose sono state portate avanti a Ronciglione, seconda sede del reparto. Ora però tutti i nostri sforzi rischiano di essere vanificati dalla mancanza di un reparto efficiente. Purtroppo la Ausl ha ritenuto di accantonare le richieste per la riattivazione del reparto di Ematologia dove il dottor Montanaro ha sempre potuto lavorare, con grandi risultati.

Recentemente la struttura di Ronciglione è stata decentrata a Belcolle dove divide gli spazi con l’Oncologia. Una situazione drammatica per la quale abbiamo chiesto di essere ascoltati al fine di trovare una situazione di mezzo. Fino ad oggi non è stato fatto nulla. Sotto la guida di Mandelli abbiamo avviato una raccolta firme di sensibilizzazione dei cittadini che ha portato l’Ail, in soli quattro giorni, a raccogliere ben 14mila sottoscrizioni (alle quali, ieri, si è aggiunta quella di Mandelli.

Viterbo non può rinunciare ad un’eccellenza. Non possiamo permettere che persone meno fortunate di noi, perché malate, non abbiano diritto ad essere curate”.

All’intervento di Badini ha fatto eco Mandelli. “I politici hanno paura solo del non consenso popolare. Io occuperei la Regione Lazio e non me ne andrei finché non hanno firmato le vostre richieste”.

Un consiglio che l’Ail provinciale ha accolto ed è pronta a mettere in atto.

Altrettanto interessante la situazione presentata dal direttore Montanaro che, dati alla mano, ha rilevato come negli anni si sia passati da una condizione di totale autosufficienza del reparto, nelle cure delle leucemie così come negli autotrapianti, a una condizione in cui i pazienti sono costretti ad emigrare verso altre province quando non verso altre regioni.

“L’attività complessiva della Uoc di Ematologia dimostra una costante espansione sia in termini quantitativi che qualitativi in ogni settore di attività ed in ogni campo della patologia ematologica ad eccezione della terapia intensiva delle Leucemie Acute e dell’esecuzione di Trapianti di cellule staminali emopoietiche che eseguivamo di routine fino al giugno 2007.

L’azzeramento dell’attività in questi due settori è dovuto unicamente alla collocazione inadeguata ed alla carenza di posti letto della Area di degenza della Uoc di Ematologia, allocata dal giugno 2007 presso quella di Oncologia nel presidio ospedaliero di Belcolle, ove non è possibile effettuare con la necessaria sicurezza questo tipo di procedure, che richiedono reparti idonei ed espressamente dedicati. Cosa che invece è possibile fare, ad esempio, nel reparto di detenzione, perfettamente funzionale. L’unico caso di cure effettuate nel 2011 riguarda infatti proprio un detenuto di Mammagialla”.

Da sottolineare anche l’attività di assistenza domiciliare svolta dallo stesso reparto che assiste più di cento pazienti l’anno e fornisce migliaia di prestazioni infermieristiche e mediche presso l’abitazione dei pazienti ed esegue, in condizioni di assoluta sicurezza, terapie complesse alla parte più debole e svantaggiata dell’utenza.

“Trovo assurdo – ha incalzato ancora Mandelli – che ci sia un centro trasfusionale di eccellenza cui non corrisponde una presenza forte di un reparto di Ematologia; come assurda è l’assistenza domiciliare senza un reparto. Se fossi più giovane verrei anch’io davanti alla Regione con voi per dare voce a richieste assolutamente legittime”.

Infine, ma non certo per importanza, la presentazione dell’ultimo libro di Mandelli “Ho sognato un mondo senza cancro”. Un testo in cui la ricerca medica nel settore si intreccia fortemente alla solidarietà, al rapporto umano e all’esperienza personale di quello che sì è un luminare dell’Ematologia, ma che soprattutto è un uomo: alle prese con chi ha il difficile compito di vincere la malattia. Con chi ce l’ha fatta e con chi, purtroppo, no. “Un libro che tutti dovrebbero leggere – ha concluso il professore – perché insegna davvero molto”.

Ail Viterbo


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22 febbraio, 2012

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