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Tribunale - Condannato a sei mesi e mezzo un 46enne che ha dato in escandescenze solo perché gli erano stati chiesti i documenti

Sputa a un poliziotto e lo minaccia con una bottiglia rotta

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Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale

Viterbo – Sputa a un poliziotto, brandendo una bottiglia rotta con cui tenta di colpirlo, solo perché l’agente gli ha chiesto di esibire i documenti per l’identificazione durante un normalissimo controllo. 

Per questo un 46enne di origine romena, domiciliato a Viterbo, è finito sotto processo per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto d’indicazioni sulla propria identità. I fatti risalgono al 6 ottobre 2012 e ieri l’uomo è stato condannato a sei mesi e quindici giorni. 

Non contento di essersi fatto arrestare per avere fatto cocci di vetro dando un calcio alla bottiglia che si trovava per terra, nei pressi dei suoi piedi, e di averla usata per minacciare l’operante, l’uomo se la sarebbe poi presa con il personale della questura che nel frattempo tentava di identificarlo presso la caserma di via Romiti.

“Lavoro per il comandante del carcere di Mammagialla – avrebbe urlato, dando in escandescenze – vi faccio passare i guai. Se vi prendo senza divisa, vi ammazzo di botte, ho fatto il pugile per molti anni, polizia di merda, avete arrestato mio cugino, ma non mi fate paura”. 

Il pm aveva chiesto per il 46enne una condanna a otto mesi. Il difensore Giacomo Barelli è però riuscito ad ottenere, con le attenuanti, lo sconto di un mese e mezzo. 


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19 settembre, 2017

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