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Politica - Il consigliere provinciale Giovanni Francola (Idv) sui continui rincari della benzina

Le accise sui carburanti sono anacronistiche

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Giovanni Francola

Giovanni Francola

Riceviamo e pubblichiamo – In Italia l’aumento dei carburanti è ormai all’ordine del giorno; questa corsa porterà inevitabilmente il nostro Paese a un vicolo cieco, occorre rivedere tutte le acccise sui carburanti e possibilmente eliminare quelle anacronistiche che non sono poche.

Come considerare: 22 lire per il finanziamento della missione in Bosnia Erzegovina del 1996, 205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983, 75 lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980, 99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976, 10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968, 10 lire per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966, 10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963, 14 lire per il finanziamento della crisi di Suez del 1956 infine 1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935, solo per citare quelle in lire, sbaglio ma siamo nell’euro?

Mi domando: quali sono i benefici per i cittadini, se si tengono in vita queste anacronistiche accise? Queste accise, sommate alla situazione di crisi che stiamo attraversando e alle politiche energetiche intraprese in passato, possono innescare un mix micidiale per l’intero Paese.

Dico questo, perché l’Italia dipende ormai da troppi anni dall’Iran per l’acquisto di petrolio, siamo ormai asserviti da un sistema che non ha più regole. Inoltre l’Italia dovrà continuare a sostenere le sanzioni dell’Europa nei confronti dell’Iran, sanzioni prese nello scorso gennaio da parte dell’Ue che hanno come obbiettivo di obbligare Teheran a fornire più informazioni sul suo programma nucleare e questo comporterà inevitabilmente delle ritorsioni da parte dell’Iran, ritorsioni che se saranno confermate, faranno schizzare a rialzo i prezzi del petrolio.

Infatti ha già interrotto la vendita del greggio a Francia e Inghilterra e minaccia di fare la stessa cosa con l’Italia e altri quattro paesi europei: Portogallo, Germania, Spagna e Olanda. E’ mia convinzione che sia questione solo di mesi, “mi auguro di sbagliarmi”.

Se così fosse, l’unica soluzione sta nel cercare altrove altro petrolio per soddisfare la richiesta nazionale, ma dove, e soprattutto, nel frattempo, con la recessione e la crisi in corso, riusciranno i cittadini e le tante piccole e medie imprese a fronteggiare questi ulteriori aumenti? E’ ormai da mezzo secolo che l’Italia consuma greggio dei giacimenti Iraniani, insieme alla Spagna e alla Grecia consumiamo circa il 70% di tutto il greggio importato in Europa, una quantità difficilmente rimpiazzabile in un tempo così breve.

E’ bene che il governo intervenga e valuti attentamente se sia ancora il caso di tenere in vita delle accise per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935.

Giovanni Francola
Consigliere provinciale Idv


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25 febbraio, 2012

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