Viterbo – (g.f.) – Il viaggio speciale di Federico e altri cinque ragazzi.
Fa tappa a Viterbo, Route 21 – Chromosome on the road”. In sella a una Harley Davidson, Gian Piero Papasodero ha un compagno molto particolare. Da Roma a Savona c’è Federico.
Papasodero ha fondato l’associazione Diversa–mente e da tre anni, per un mese macina migliaia di chilometri a bordo della sua moto, con un passeggero particolare, un ragazzo affetto da sindrome Down.
E vivere insieme la straordinaria esperienza della normalità. “Un’iniziativa sociale – spiega Stefano Cevolo del gruppo motociclistico viterbese Harley, che ospita la sosta viterbese dell’iniziativa – e d’utilità verso persone che partecipano al progetto”.
Un giro per l’Italia che si ripete per il terzo anno. “Dimostrando – spiega Gian Piero Papasodero – che non è vero che la disabilità pone dei limiti. Al contrario.
Questi ragazzi vivono una situazione di normalità, sono motociclisti. E i risultati positivi li abbiamo riscontrati con le loro famiglie, tornano a casa con una consapevolezza maggiore di se stessi.
Vivono momenti di vita vera che percepiscono come tale”.
E c’è poco di più vero d’essere su strada. In sella a una moto. “Il viaggio – continua Papasodero – è è anche in autostrada, ci sono le classiche insidie. I ragazzi non stanno dentro a una bolla, Federico e gli altri sono a contatto con un’esperienza reale”.
Sono sei, si danno il cambio in una sorta di staffetta. A Viterbo c’è Federico.
Nella sala del consiglio racconta la sua esperienza. Molto soddisfatto di quello che sta vivendo, la condivide con i presenti, insieme a una gioia, sempre di natura sportiva. La vittoria della Roma.
Nella capitale, prima di partire ha salutato la sua famiglia: “Mamma, papà, mio fratello e due gatti”.
In comune sono stati accolti dall’assessora Alessandra Troncarelli. “Su strada siamo tutti uguali – dice la responsabile ai Servizi sociali – e sono onorata di poter essere presente a questo progetto innovativo. I ragazzi non viaggiano solo in moto, ma a ogni tappa visitano i luoghi, è un’esperienza anche culturale.
E poi a me le Harley piacciono tanto e prima o poi un giro lo farò”.
L’iniziativa non ha sponsor. “Per non legare nomi d’attività ai volti dei ragazzi – ricorda Papasodero – ma abbiamo stampato magliette che vendiamo nelle varie tappe”. Qualche soldo lungo il percorso non guasta. Per un’iniziativa: “Che fa bene ai ragazzi – conclude Papasodero – ma fa molto bene pure anche a me”.
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