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Politica - Intervista a Barelli, portavoce Viva Viterbo - Comunali 2018, movimento al lavoro: "Pronti a rinunciare al candidato sindaco se c'è intesa"

“Parliamo con tutti per uscire dal fallimento dell’amministrazione Michelini”

di Giuseppe Ferlicca
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Giacomo Barelli

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Viterbo – Parola d’ordine parlare con tutti, per uscire dal fallimento dell’amministrazione Michelini. Giacomo Barelli, portavoce Viva Viterbo, guarda alle prossime comunali. La lista civica ci sarà. “Siamo disposti a rinunciare al nostro candidato sindaco, se si troverà un’intesa”. Viva Viterbo prepara un primo appuntamento in vista del voto e intanto siede allo stesso tavolo del centrodestra. Con partiti dai quali fino a pochi mesi fa sono arrivati pesanti attacchi alla lista civica di Filippo Rossi. “Ma da sempre i nostri avversari più grandi li abbiamo avuti in maggioranza”.

Non manca molto alle prossime elezioni comunali. A parte le cene, Viva Viterbo come si sta organizzando?
“Quello che facciamo si vede, non ci nascondiamo dietro a un dito. Stiamo parlando con tutti per individuare il percorso migliore in vista delle amministrative 2018. Parliamo con chi la pensa come noi. Ovvero, con chi ritiene che prima si debba stabilire cosa fare”.

E cosa occorre fare per Viterbo?
“I nostri cavalli di battaglia sono sempre quelli: cultura e turismo. Come si è visto, dialoghiamo con tanti amici e altrettanti possibili amici, tenendo presente che la nostra è una lista civica e tale resterà”.

Avete idee che bollono in pentola, prendendo in prestito l’iniziativa che state organizzando?
“Ci stiamo lavorando. Vista la necessità di farla insieme ad altri e renderla più partecipata, abbiamo scelto di farla più avanti, con maggiore calma”.

Un salto di qualità, dalle cene agli incontri politici?
“Dal conviviale passiamo a elaborare con altri iniziative congiunte. Dal canto nostro, abbiamo iniziato a incontrare i nostri sostenitori. Non siamo un partito, non abbiamo iscritti. Siamo una delle poche liste civiche. Non costruiamo steccati ma puntiamo a obiettivi precisi. In città sono in molti a non condividere l’operato dell’amministrazione Michelini. Che sta facendo male”.

Quali idee per Viterbo?
“Purtroppo il nostro programma dell’epoca è ancora valido in larga parte, anche se tra mille resistenze, nel periodo in cui siamo stati in maggioranza qualcosa è stato fatto. Ma il più è rimasto incompiuto. Quando un sindaco ritiene che la politica non possa cambiare la città, è evidente che si faccia poca strada. Adesso dovremo provare a cambiarla con altri compagni di viaggio”.

Rammaricato per qualche progetto rimasto nel cassetto?
“Direi che il rammarico è soprattutto per l’occasione persa. Michelini è salito in comune dopo Marini, che era alla frutta. Una grande opportunità che si è infranta per un sindaco che non ha avuto coraggio o voglia di cambiare la città attraverso la politica, ma che anzi, si è fermato di fronte a una politica litigiosa e attenta alle logiche di corrente. Ripeto, una grande occasione persa”.

A distanza di mesi e con uno sguardo più distaccato, qual è il giudizio sull’amministrazione Michelini?
“Francamente, a mente fredda è anche. Stando in maggioranza, dall’interno si notano meno certe sfumature. Vista dall’esterno, appare chiara la mancanza di coraggio e lungimiranza di una coalizione eterodiretta da parte di altri, che non ha consentito al sindaco, eletto dai cittadini, d’essere lui l’attore principale. Come deve essere. Non ha dato un’impronta. Da esterno, come semplice cittadino,oggi  lo noto ancora di più, parlando con la gente senza intermediazioni”.

Visto l’andazzo, non potevate staccare prima la spina?
“È nel nostro dna tentare fino all’ultimo, crederci fino all’ultimo. Quando la notte dell’approvazione del bilancio, il sindaco ha spiegato che un’amministrazione, la politica, non possono cambiare una città, abbiamo capito che ormai c’era poco altro da fare. La scelta d’allearci, collegarci al centrosinistra penso che sia stata una decisione giusta all’epoca. Non ritenevamo Marini in grado di portare un cambiamento a Viterbo. Peccato che anche Michelini abbia fallito. Stavolta, proviamo a fare due passi avanti, rispetto a Michelini e Marini”.

Non c’è nulla da salvare dei quasi cinque anni del centrosinistra a palazzo dei Priori?
“Mi ripeto. Io vedo solo una grande occasione sprecata. Per rilanciare Viterbo. La città ne aveva e ne ha bisogno. Invece, si sentono solo annunci, ma tutti i viterbesi sanno che dietro agli annunci non c’è niente. I provvedimenti non vanno solo annunciati, ma realizzati. Invece, quello che avevamo criticato in Marini, con Michelini si è ripetuto all’ennesima potenza”.

Alle comunali 2018 un’intesa con il centrodestra è possibile?
“Noi lavoriamo con tutti, ci stiamo incontrando con il centrodestra. Importante è il programma, non le poltrone. Il dialogo è aperto su cose da fare per la città”.

Dialogo con il centrodestra, con chi, non tutti ma quasi, fino a pochi mesi fa erano acerrimi nemici di Viva Viterbo. Come si cambia, verrebbe da dire…
“Questo andrebbe chiesto più a loro. Però io lo ribadisco, i nostri avversari più grandi in questi anni li abbiamo avuti dentro la maggioranza. Una guerra tra bande”.

Vi presenterete come cinque anni fa, con lista e candidato sindaco?
“Il nostro candidato sindaco è Filippo Rossi. Siamo disponibili a fare un passo indietro rispetto alla candidatura a sindaco, se si dovesse trovare una sintesi su un nome comune”.

Da scegliere come?
“A noi stanno bene anche le primarie, ma si può optare anche per un diverso metodo. Purché ci sia un programma importante. Diversamente da Michelini, io penso che un’amministrazione e la politica possano cambiare la città. Il lavoro portato avanti da Viva Viterbo, da Filippo Rossi, è la prova che cambiare è possibile”.

Qual è la carta d’identità del candidato primo cittadino ideale?
“Noi auspichiamo che possa essere una figura civica, che rappresenti tutti. Ma anche un politico va bene. Purché sia condiviso. Siamo disposti a sacrificare nostre istanze, purché si vada nella direzione opposta a quella dell’attuale amministrazione. Cambiare la città. Realizzare tutto quello che negli anni è stato promesso e poi, nemmeno abbozzato. Un fallimento totale”.

Giovanni Arena sarebbe quello giusto?
“Questa domanda è un trappolone, quindi la risposta non c’è. Giovanni si è dimostrato, come Fratelli d’Italia o Santucci per Fondazione, aperto e disponibile al dialogo con noi, che siamo una forza civica, l’unica ancora in piedi dalle scorse elezioni, con unica eccezione Viterbo 2020 di Chiara Frontini, seppure su posizioni politiche diverse. Arena è una persona attenta, ma il miglior candidato sarà quello che sceglieremo a tempo debito”.

Qualche problema nel centrodestra c’è. Noi con Salvini di mettersi a discutere con Viva Viterbo non ci pensa proprio. Difficoltà superabile?
“Di questo non m’interesso. Io ho parlato con tutte le persone che si sono sedute allo stesso tavolo. Poi, se come leggo, qualcuno non vuole parlare con noi, me ne farò una ragione. Non mi preoccupa e non me ne preoccuperò. Puntiamo a temi concreti, cerchiamo un’alleanza e quella che si profila è ricca. Esistono differenze, pure marcate tra noi e gli altri, su alcuni punti”.

Quali differenze?
“Sullo ius soli, ad esempio. Noi siamo favorevoli. Però discutiamo con tutti, ben sapendo che le alleanze si fanno con soggetti diversi. Non mi preoccupo di chi non vuole. Parleremo con chi c’è”.

Giulio Marini, l’altra parte di Forza Italia, è anche lui un interlocutore?
“Noi abbiamo rapporti con tante formazioni politiche. Lui fa parte di Forza Italia. Non conosco le dinamiche interne al partito, probabilmente dialogheremo anche con lui. Non è un confronto con singole persone, ma tra movimenti, partiti”.

Viva Viterbo e Caffeina, entità diverse, ma le persone spesso sono le stesse e s’incrociano. Un peso o un vantaggio per il progetto politico?
“Tutto quello che ruota attorno a Filippo Rossi reputo che sia sintomo di cambiamento. Qui c’è un movimento che si muove per portare qualcosa di buono alla città. E ribadire che cambiare è possibile”.

Giuseppe Ferlicca


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30 ottobre, 2017

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