Agli Oscar della politica, il vincitore per la migliore battuta degli ultimi dieci anni è Francesco Serra. Il consigliere Pd, all’assemblea comunale di Viterbo convocata ieri sera per eleggere presidente, segreteria e direzione, appreso che gli aventi diritto al voto nella direzione comunale sono cinquanta, ha rivelato una grande verità: “Cinquanta, praticamente tutti i votanti del Pd a Viterbo”.
Sarebbe scattato un caloroso applauso, se solo Serra avesse declamato la battuta ad alta voce. Invece si è soltanto preso una pacca sulla spalla dai pochi privilegiati che hanno avuto la fortuna di sentirlo.
In una riunione in cui c’è stato poco da scherzare. Antonio Castagnaro è stato eletto presidente comunale del Pd, ma al momento della votazione i rappresentanti della minoranza (Bersani – Parroncini) sono usciti, sfidando il gelido vento che soffiava a San Martino al Cimino.
Nulla da eccepire sul nome del candidato, piuttosto, dicono, sul metodo. “Non c’è una spaccatura – precisa Christian Scorsi – ma in questi quattro mesi il partito non ha fatto nulla. Non c’è stata una mediazione e questa non è un modo per gestire unitariamente il partito”.
Riferimento non solo alla scelta del presidente, ma anche per la segreteria, tecnica per il segretario Alvaro Ricci e non politica, che non comprende esponenti della minoranza interna, mentre ce ne sono nella direzione.
Ricci comunque porta a casa il risultato, adesso il Partito democratico a Viterbo ha tutti gli organi eletti. Non resta che fare il partito. Per il segretario, si può fare.
“A Viterbo – spiega Alvaro Ricci – la destra ha fallito e noi dobbiamo prepararci alle prossime amministrative. Antonio Castagnaro è autorevole ed equilibrato, in grado di garantire tutte le componenti”. Intanto, appena eletto dice subito una grande verità. “La gente – spiega Castagnaro – non capisce le nostre divisioni, le correnti. Sarà presidente per tutti. A Viterbo la destra non fa nulla eppure vince, è una follia”.
Resta da ricoprire il ruolo di vice di Alvaro Ricci. Melissa Mongiardo ha dovuto rinunciare per impegni di lavoro. “Non se l’è sentita – spiega il segretario – e rinunciando per i suoi impegni ha mostrato un forte senso di responsabilità. Mi ha pregato di soprassedere alla sua nomina e io con dispiacere ho accettato”. Presto sarà scelto il vice.
I democratici provano a organizzarsi. Se per Scorsi non c’è una spaccatura, Scalzini la vede in modo diverso. “E’ una spaccatura bella e buona – dice – ci stiamo giocando la nostra credibilità”.Al punto che: “Vivo con estremo disagio la mia permanenza nel Pd, ci possono essere tanti modi per fare politica anche fuori”. E una risposta sembra arrivare dall’intervento del giovane Innocenzi.
“Sto qui da poco – spiega Innocenzi – ma è ora di smetterla di ripetere lo stesso copione. A ogni riunione succede sempre che qualcuno si alza e inizia a massacrare il partito. A chi non sta bene, può prendere la tessera e strapparla”. Lui è tra quelli usciti al momento della prima votazione. “Però mi fido del presidente e parlo con Alvaro Ricci, seppure su alcuni punti non siamo d’accordo”. Chi l’ha detto che la saggezza si raggiunge solo con gli anni?
Poi c’è chi è arrivato con le scarpe piene di sassolini, anzi di pietre. Ed è la serata giusta per toglierseli. Daniela Bizzarri.
Accusa il segretario provinciale Egidi, domenica scorsa di non averle manco presentato Cosentino all’iniziativa sui 150 anni d’unità. “Non sono – dice un’indignata Bizzarri – la prima, ma nemmeno l’ultima nel Pd”. Partito poco unito e poco cavalleresco.
Poi all’epoca dei Ds, quando per le regionali: “Parroncini copriva i miei manifesti con i suoi – ricorda la Bizzarri – e i volantini pagati da me li, ho trovati tutti in un magazzino”. I classici ceci di Natale.
Patrizia Berlenghini invece è rammaricata. Non per la Bizzarri, piuttosto perché nella segreteria del Pd spazio alla minoranza poteva esserci e adesso spera che il partito ingrani una via condivisa. “Anche se stasera una ferita è stata inferta”.
Mentre il segretario provinciale Egidi invita all’unità, perché: “Perché il Pd – spiega – non serve a noi, ma fuori”.
Anche se Beno Salvatori gli fa notare che la sua oratoria in mono tono è stancante. Egidi comunque è soddisfatto. Gli hanno detto che è mono tono, non monotono.
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