Civita Castellana – (sil.co.) – Giovane mamma travolta e uccisa all’uscita dal supermercato dove lavorava: “Colpa delle buche e della scarsa illuminazione della strada”. Si difende così l’automobilista di Sutri sotto processo per omicidio colposo in seguito alla morte di Miriam Napodano, la 27enne deceduta la sera del 22 maggio 2013 a Sassacci, mentre usciva dal supermercato dove lavorava.
La donna, madre di una bambina di appena tre anni, fu investita mentre stava attraversando a piedi la Flaminia, per raggiungere il bar dove sarebbero venuti a prenderla per tornare a casa dopo una giornata di lavoro.
Indossava ancora la divisa dell’Eurospin, Miriam, quando è stata falciata da una Fiat Doblò che avrebbe viaggiato a 50 chilometri dove il limite era di 30 chilometri orari.
La vittima, trovata ancora viva dai soccorritori, è deceduta poco dopo in ospedale. ma il suo corpo non fu sottoposto ad autopsia. “Sappiamo che un investimento a 30 chilometri orari equivale a una caduta da un’altezza di quattro metri, per cui compatibile con la frattura della base cranica, che è l’unica ipotesi di morte, non essendo stata fatta l’autopsia, ma solo l’esame esterno della salma”, ha detto il dottor Roberto Lattanzi, il medico legale di Terni consulente della difesa.
Tutti hanno concordato, compreso il carabiniere intervenuto per primo sul posto dopo l’allarme, sulle cattive condizioni della strada. “Era una giornata piovosa – ha detto la barista, che conosceva bene la vittima – in quel tratto non c’erano, e non ci sono tuttora, strisce pedonali. I lampioni, parte dei quali non funzionanti, erano coperti dagli alberi e l’illuminazione del supermercato e dell’area di servizio non è rivolta sulla strada, scarsamente illuminata. Una strada che all’epoca era piena di buche, profonde anche 20-25 centimetri, per cui era segnalata come dissestata e con un limite di 30 chilometri orari”.
La difesa ha prodotto una serie di fotografie scattate sul luogo della tragedia per dimostrare le cattive condizioni della strada.
L’automobilista, in base ai rilievi, avrebbe fatto di tutto per evitare l’impatto: “La dinamica dice che si era accorto dell’ostacolo, ma che non è riuscito ad evitarlo. Ha tentato una sterzata a destra, frenando e scarrocciando sul terreno prima di arrestare il mezzo. Il suo comportamento è stato ineccepibile, si è fermato a prestare soccorso alla vittima e poi è rimasto sul posto, offrendo la massima disponibilità”.
Resta quel limite di velocità, oggi di nuovo di 50 chilometri orari, dopo il rifacimento del manto stradale, all’epoca di 30 chilometri orari. Per il perito della procura, ingegnere Sergio Franchino, sentito il mese scorso: “La causa dell’incidente è stata la velocità sostenuta della vettura, che andava a 50 chilometri orari in un luogo dove il limite è di 30 chilometri orari”.
Il 13 aprile sarà sentita la versione dell’imputato.
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