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Politica - Giuseppe Fioroni durante il brindisi di Natale - Michelini: "Ho riformato Viterbo e i viterbesi"

“Con intese larghe riconquisteremo il comune di Viterbo”

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Gli auguri di Natale di Giuseppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Giuseppe Fioroni

Tiziana Lagrimino

Tiziana Lagrimino

Martina Minchella con Giuseppe Fioroni

Martina Minchella con Giuseppe Fioroni

Stefano Bonori

Stefano Bonori

Gli auguri di Natale di Giuseppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Giuseppe Fioroni

Lisetta Ciambella

Lisetta Ciambella

Giuseppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Giuseppe Fioroni

Pietro Nocchi

Pietro Nocchi

Leonardo Michelini con Fioroni

Leonardo Michelini con Fioroni

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

 

Silvia Somigli, segretaria della Uil scuola

Silvia Somigli, segretaria della Uil scuola

Viterbo – (r. stro.)- Peppe Fioroni ne è sicuro. “Riconquisteremo il comune di Viterbo”. Lo ha detto dal palco del Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino, dove ieri ha brindato con i suoi al Natale. Uno scambio d’auguri, ma anche uno show. Il Peppe Fioroni show. Con l’ex ministro nelle vesti di regista e attore principale, e con intorno una manciata di comprotagonisti: Tiziana Lagrimino vice segretaria Pd, Martina Minchella (Pd), Stefano Bonori di Mori, Luisa Ciambella (Pd), Pietro Nocchi, presidente della provincia e il sindaco Leonardo Michelini.

Poi foto, video, immagini, filmati, musiche e canzoni. Una cantante intona l’Hallelujah di Leonard Cohen, e l’intro di C’è tempo di Ivano Fossati accoglie sul palco il sindaco e la vicesindaca di Viterbo.

Assente, a causa di un piccolo intervento, il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi.


Multimedia: Gli auguri di Natale di Fioroni – video: Fioroni: “Chi si ritira dalla lotta…”


Fioroni parte dall’attuale scenario politico nazionale, in vista delle elezioni di marzo. Un’analisi che ha occupato la maggior parte del suo intervento, che ha sfiorato l’ora. “Il populismo è come l’influenza: una malattia contagiosa che va arginata. Non si pone il tema della risoluzione del problema ma cavalcala protesta, la imbriglia e alla rabbia dà forza. Una rabbia che produce altra rabbia, che distrugge e non crea. I populismi rovinano il paese per aumentare i propri consensi. In Italia questo nuovo modo di fare politica l’hanno instaurato i grillini, e non possiamo far finta che non esista. Ma attenzione. A destra c’è un cavallo di Troia grande come una casa: Matteo Salvini, che è il vero e unico leader in campo del centro destra e che se vince farà il governo con Grillo. Perché il problema di Salvini è l’alleanza con Berlusconi, che è un leader virtuale. E poi Salvini e i grillini la pensano allo stesso modo, a partire dall’Europa. Poi pure la Meloni, al di là delle chiacchiere, se servono sei posti per fare la maggioranza, la fa senza problemi”.

Ma Fioroni fa anche mea culpa. “Di errori ne abbiamo fatti tanti, se non avessimo sbagliato le cose non sarebbero andate così. Ma se riusciamo a portare, con gli alleati, il Partito democratico al 30%, abbiamo la certezza che in questo paese è difficile fare un governo di populisti. Sarà una campagna elettorale complessa, dove non sono in gioco le sorti del Pd o del centro sinistra ma della Repubblica. Perché i populisti sfasceranno tutto”.

L’ex ministro parla poi di unità. “Unità vuol dire che nessuno deve sottrarsi alla lotta politica. Chi prende più voti deve scendere in campo, deve correre anche quando la strada in salita. Perché fare un passo indietro è un gesto di viltà, verso il partito e soprattutto verso gli italiani. L’Italia è a rischio sulle politiche, non sulle regionali o sulle elezioni a Viterbo. E’ sulle politiche che dobbiamo bloccare l’onda populista e di destra, perché Berlusconi e Salvini hanno sdoganato Casapound e Forza Nuova. Ormai alla destra non c’è più un limite, neanche alla ricostituzione del partito fascista”.

Ma il 2018 è anche l’anno delle Regionali. “Nel Lazio non si vincono più a Roma. Ma a Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone e a Roma provincia. Al presidente Nicola Zingaretti va la nostra massima disponibilità per la sua campagna elettorale, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poterla fare. Se la regione la vinciamo insieme, la governiamo insieme. Con pari dignità per chi è amico di Zingaretti e chi non lo è. Ogni sindaco deve sentirsi libero di parlare con Zingaretti, di esprimergli i problemi del territorio e di avere le sue risposte senza l’intermediazioni dei consiglieri regionali, che non devono essere né un filtro né una tappo ma dei facilitatori delle istanze del territorio”.

Poi l’analisi su Viterbo e la sua provincia. “Prima che Michelini diventasse il sindaco del capoluogo, il centro sinistra era in salita a Viterbo ma consolidato nei comuni della provincia. Ora la situazione si è totalmente ribaltata. In questi cinque anni Michelini è diventato più bravo di Andreotti: prima incassa, e poi rivendica quello che ha fatto. Ma la prossima amministrazione dobbiamo farla senza handicap, senza chi dopo due anni e mezzo ti vuole mandare a casa. Dopo che qualcuno se ne è andato, la situazione a Viterbo è migliorata. Anche la maggioranza deve capire che, una volta che è stato scelto, il sindaco è di tutti, senza che nessuno sogni la congiura. Il lavoro dell’amministrazione Michelini è stato tanto, e di cose ne sono state fatte. Rivendichiamole, come dobbiamo rivendicare il progetto politico. Perché le alleanza tra il Pd e i soggetti moderati lanciano l’idea di una lista che vuole fare del buon governo, delle capacità e dell’esperienza la cifra distintiva del comune di Viterbo. Serve una colazione che metta insieme progetti condivisi e persone in grado di fare gioco di squadra. I solisti controtendenza non hanno mai giovato. Siamo in grado di ricandidarci alla guida del comune di Viterbo e di rivincerlo”.

Ad anticipare l’intervento di Fioroni la “riflessione amministrativa”, come lui stesso l’ha definita, del sindaco Michelini. “Non credo di aver disonorato l’amministrazione che ho guidato. Sì, difficoltà e tensioni ci sono state ma mi sarei preoccupato se fosse successo il contrario. Cinque dei sei punti su cui mi ero impegnato sono andati in porto”. E il primo cittadino rivendica. “Il centro storico è off-limits alle macchine orami da un anno. Critiche non ne sono mancate, ed è normale così, ma c’è stato un cambiamento, perché i veri riformisti di questa città siamo stati noi. Abbiamo riformati i viterbesi, ma non se ne sono ancora accorti. Abbiamo riaperto il teatro dell’Unione, di cui avevamo rimosso l’esistenza. Come il Poggino, dimenticato da decenni e per il quale nessuno aveva mai pensato di chiedere un finanziamento. La prima richiesta è stata quella della mia amministrazione, e abbiamo ottenuto 17 milioni. Poi i tre milioni per risistemare la viabilità…”.

Michelini si rivolge poi ai suoi detrattori. “Mi dicano cosa avrei dovuto fare, perché ho letto critiche su critiche ma mai una proposta. Quando nel 2013 i viterbesi ci hanno dato il loro voto, avevano bisogno di una cambiamento riformista rispetto al buio degli ultimi decenni. E io credo di essere stato attore di innovazione, ricerca e di aver fatto cose che altri non avevano fatto”.

E su una sua ricandidatura dice: “Ora il mio unico obiettivo è quello di portare a compimento questo progetto. Con la mia maggioranza, con cui c’è finalmente solidità e coesione. E i viterbesi lo vedono, non a caso sono il 20esimo sindaco a livello nazionale. Potevamo fare di più, certo, ma credo il segno l’abbiamo lasciato”.


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24 dicembre, 2017

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