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Viterbo - Posti letto al completo e pasti che quasi sempre non bastano

Caritas, tutto esaurito

di Daniele Camilli
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La mensa Caritas

La mensa Caritas

Il furgone donato alla Caritas diocesana

Il furgone della Caritas diocesana

Viterbo - La mensa della Caritas

Viterbo – La mensa della Caritas

Vetralla - Il centro storico

Vetralla – Il centro storico

Viterbo - Il centro storico dall'alto dall'alto

Viterbo – Il centro storico dall’alto

Viterbo – Tutto esaurito, ma non è un albergo. Sono invece i posti letto e la disponibilità di pasti alla Caritas di Viterbo. Eppure, la povertà nella città dei Papi non è un’emergenza. Semplicemente, però, perché non è una priorità. A parlarne è infatti soltanto il vescovo Lino Fumagalli. L’unico, nelle omelie – persino quelle funebri – a dire cose sensate su immigrazione, povertà ed emarginazione sociale. Senza brandire torce e forconi.

Sedici posti letto sempre occupati e 50/60 pasti al giorno che quasi sempre non bastano. Porte sempre aperte e lavoro h24 al centro di ospitalità “la Tenda” e alla mensa “don Alceste Grandori”. Italiani e migranti, insieme. Il sold out della Caritas. 

La mensa di via San Leonardo a Viterbo nel 2016 fu protagonista della campagna per l’8xmille alla chiesa cattolica. Una serie di video con le testimonianze di ospiti, operatori e volontari.  Anche un fotoreportage della fotografa Francesca Landini: “Gaudium intellectu. La gioia della comprensione”.

Tutto esaurito, dunque. A pochi passi da B&B, feste e scambi di regali. Il Natale della Caritas. Tutti i “santi” giorni. In un centro storico svuotato e ormai privo di tratti distintivi, solo Pianoscarano resiste ancora, con negozi che chiudono e commesse e camerieri licenziati come se nulla fosse. Un centro dove crescono povertà e situazioni di emarginazione supportate finora dal solo aiuto dei genitori che ancora qualche piccola rendita e piccolo risparmio da parte ce l’hanno.

Un centro storico al quale istituzioni e politica cercano di dare un senso. Con zone destinate agli eventi, zone dimenticate (ad esempio san Faustino) e zone che fanno il verso a quello che una volta avrebbe dovuto essere l’Eur a Roma: Valle Faul, sempre meno porta d’ingresso alla città e sempre più zona destinata a congressi e mostre. Come se nel cuore del centro storico viterbese non ci fosse spazio per la cultura.

La più contesa è la zona destinata agli eventi (San Pellegrino, piazza del Comune, Corso, piazza del Teatro ecc.) sia per i monumenti a disposizione, sia perché ci sono i palazzi della politica e del potere  sia per il valore che essa ha agli occhi dei viterbesi.

In mezzo a tutta questa rete e voglia di rilanciare e valorizzare il centro, le maglie della povertà si fanno tuttavia sempre più larghe.

Infatti non è soltanto il tutto esaurito alla Caritas a dare il senso di una diffusione della povertà, basterebbe entrare anche in alcuni palazzi del centro prossimi alle principali piazze cittadine. Appartamenti di un tempo spacchettati oggi in tanti piccoli monolocali, alcuni dei quali tramezzati per permettere alle famiglie che ci abitano di avere un po’ di privacy.

Dentro ci trovi laureati, madri sole con figli, prostitute, immigrati con famiglia, dalla Sicilia e dalla Sardegna per fare il portiere o la colf a Viterbo. Senza un lavoro o con lavori sottopagati. Ai limiti della povertà o del collasso economico. Che trovano posto in case d’occasione – talvolta spacchettate per l’occasione – a 300-400 euro al mese. E con una rabbia senza sbocchi che cresce.

Sono soprattutto giovani. L’età media di chi si rivolge ai centri di ascolto, spiega infatti il Rapporto Caritas 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia, “è pari oggi a 43,6 anni”. Nei centri di ascolto – prosegue il Rapporto – “iniziano a palesarsi anche situazioni di povertà che vengono trasmesse di padre in figlio e che alimentano la più iniqua delle disuguaglianze: la povertà minorile. Le ristrettezze e le privazioni vissute dai più piccoli (sia di ordine materiale che di ordine educativo) generano effetti e ripercussioni sull’intero ciclo di vita, andando a creare circoli viziosi di povertà da cui sarà difficile, se non impossibile, affrancarsi. La presenza sempre più numerosa di persone in giovane età che si rivolgono alla Caritas pone poi una serie di importanti interrogativi ai servizi, ai volontari, agli operatori, ai sacerdoti”.

E le risposte, come il lavoro stesso della Caritas sottolinea, non possono essere solamente di tipo tradizionale, ma “devono necessariamente spingersi oltre la stretta dimensione dell’aiuto materiale”, investendo sull’aspetto educativo, sulla formazione, sulla componente motivazionale e di autonomia personale, in modo da garantire ai ragazzi in difficoltà forme personalizzate di accompagnamento e orientamento”.

In sintesi, per contrastare la povertà oltre al pane, servirebbero pure le rose. E un po’ più di cultura. Quella che amplia la sfera di scelte e possibilità nell’individuo. Anche a Viterbo.

Daniele Camilli

 


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28 dicembre, 2017

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