Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Rosa, compatrona di Viterbo anzi patrona per volere popolare, viene venerata come santa dalla chiesa cattolica dal lontano 1258.
Terziaria francescana, autrice di innumerevoli miracoli, prodigi e predizioni dinanzi ai suoi concittadini, da sette secoli si rinnova il culto della santa con una tradizione unica al mondo: il trasporto della macchina di Santa Rosa che, coi suoi 30 metri di altezza, il 3 settembre di ogni anno viene trasportata per le vie della città da oltre 100 facchini, in ricordo della traslazione del corpo della santa.
Fortemente voluta da papa Alessandro IV, che per primo consacrò la tradizione, nel 2013 questa colossale struttura è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Ben sette secoli di storia sacra a cui oggi, dopo il discusso Expo Milano, l’amministrazione comunale in accordo con il presidente dei facchini ha tentato, in modo maldestro e discutibile, di dare ancor più risalto.
Peccato solo che abbia deciso di farlo non nella calda estate che precede la processione dei facchini infervorati dai preparativi per le vie dell’intera città. Bensì, riproponendo in piazza Verdi (quella che i viterbesi chiamano piazza del Teatro) dal 7 dicembre al 7 gennaio la vecchia Fiore del Cielo, il campanile che cammina ideata dal costruttore Vincenzo Fiorillo.
L’obiettivo dell’amministrazione Michelini? Realizzare un salotto buono dove mostrare il meglio della tradizione viterbese ai tanti turisti attesi in città per il Caffeina Christmas village. Il risultato? Un’operazione che è stata definita da molti addetti ai lavori come un flop che nasconde dietro di sé la commercializzazione di quella che è nata e che dovrebbe restare una festa religiosa.
Dulcis in fundo, il tappeto di macchine parcheggiate a ridosso della pedana su cui è stata allestita Fiore del Cielo, pericolo non scongiurato nemmeno dalla presenza dei divieti sulla piazza.
Alla luce di questi gravi errori commessi dai vertici, più di una domanda sorge spontanea: risulta davvero opportuno decontestualizzare il simbolo della tradizione religiosa viterbese in nome di una vera e propria commercializzazione (o, volendo essere maliziosi, in nome di uno smacco al vicino Caffeina)? Non si poteva davvero fare di meglio per porre la giusta luce su una macchina che è stata recentemente riconosciuta patrimonio dell’umanità, magari attraverso l’allestimento di un museo che contenga le vecchie macchine con adeguata spiegazione?
Ci allontaniamo con questi dubbi da una Santa Rosa abbandonata e trasformata in un albero di Natale in una meravigliosa piazza contornata dalle luminarie che addobbano la città nel periodo natalizio. E chissà che per il prossimo anno qualcosa si smuova nell’animo della nostra cara amministrazione.
Marco Corradi e Alessia Zugno
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