Viterbo – “Sposetti sbaglia su Orfini”. Alle bordate del senatore Pd contro il presidente del partito, replica Claudio Mancini della direzione nazionale. Ieri a Viterbo per inaugurare il comitato elettorale di Andrea Egidi, candidato alla regione, parla della situazione nel partito e del complicato doppio passaggio elettorale, politiche e regionali. Non lesinando critiche al senatore viterbese.
Le elezioni si avvicinano, ma il clima nel Pd non sembra dei più sereni. Il duro attacco di Sposetti al presidente Pd Matteo Orfini ne è un esempio. Cosa sta succedendo?
“Sono rimasto colpito dalle parole di Sposetti – dice Mancini – secondo me sbaglia ad attribuire a Orfini responsabilità non sue, come la sconfitta a Roma. Sposetti sa che dopo Mafia capitale, l’amministrazione Marino era segnata e vincere nella capitale era impossibile”.
Quindi come valuta l’uscita di Sposetti?
“Io capisco che lui sia il plenipotenziario nel Lazio della minoranza e rappresenti posizioni di facinorosi con cui si trova, ma sulla vicenda di Roma, sa bene che le responsabilità stanno altrove. Orfini è stato mandato a commissariare un partito che era stato travolto, con l’arresto di autorevoli esponenti”.
Sposetti, però non si ferma a Roma, pure con Matteo Renzi è stato tutt’altro che gentile.
“Su questo penso che la campagna elettorale farà giustizia. Sicuramente non si può dare la sensazione di fare il tifo contro”.
Più che una sensazione, sembra la realtà di una situazione difficile nel Pd. O no?
“A me pare più una posizione negoziale. Lo capisco. Fatte le liste, saranno riassorbite anche le polemiche”.
Con l’election day il 4 marzo che campagna elettorale si prospetta per il Pd?
“L’abbinamento con le Politiche ci aiuterà a vincere anche la regione. Non sono pessimista, abbiamo un bacino del 40% di chi votato sì al referendum, un bacino naturale cui si rivolge il Pd. Il fronte del no, pari al 60%, si dividerà tra Grillo, Salvini, Berlusconi, Grasso e Meloni. Noi non dico che arriveremo a quel risultato, ma non credo nemmeno alle tesi che vogliono prefigurare una disfatta”.
Il Movimento 5 stelle nel Lazio rappresenta un’incognita, un pericolo reale per il Pd o cos’altro?
“I 5 stelle vanno presi non solo come movimento contro, hanno un’esperienza di governo e va valutata dai cittadini. Il paradosso è che dove governano meglio, Parma o Pomezia, hanno cacciato i loro sindaci. Nella nostra regione non c’è solo il disastro Raggi. Anche a Civitavecchia l’esperienza è negativa. Quindi, sono meno movimento e più partito, al giudizio degli elettori”.
Nonostante, però, si sostenga come l’esperienza della capitale influisca negativamente, i 5 Stelle a Ostia hanno vinto.
“Stiamo parlando di un municipio dove l’affluenza è stata talmente bassa da non poter essere considerato un test politico. Lì ha vinto chi era più organizzato e in quel momento erano loro”.
Per le politiche, vede possibili alleanze con Liberi e uguali, eventualmente, dopo il voto?
“Noi puntiamo al consenso degli elettori, il dopo è dopo. Si vedrà, adesso dobbiamo muoverci su candidati validi”.
A proposito di candidati, con la nuova legge, pure se il Pd ottenesse lo stesso risultato di 5 anni fa, non ci sarebbe posto per tutti gli uscenti.
“Non sarà facile, ma occorre essere disponibili a correre anche in condizioni di rischio”.
Quanti saranno pronti ad affrontare una campagna elettorale con spirito di sacrificio?
“Non mi piacciono quelli che si rendono disponibili solo se la partita è facile. Che messaggio sarebbe se non mettessimo nei collegi i più forti, perché c’è il rischio che perdano?”.
A Viterbo questo ragionamento fa pensare al consigliere regionale Panunzi. C’è chi lo vorrebbe candidato piuttosto che in regione, alla camera, in virtù del suo consenso in termini di voti.
“Questo io non lo so. Le riunioni iniziano l’8 gennaio. C’è la direzione regionale per sciogliere le questioni. Sicuramente chi in questi anni ha avuto responsabilità e il privilegio di rappresentare il partito nelle istituzioni, non può limitarsi a porsi problema di dove va lui. Se non ci sono candidature competitive nei collegi uninominali, non è una soluzione accettabile”.
Giuseppe Ferlicca
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