Vignanello – Riceviamo e pubblichiamo – “Senza frode imparai la sapienza e senza invidia la dono, non nascondo le sue ricchezze. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio, sono a Lui raccomandati per i doni del suo insegnamento”. Libro della Sapienza 7,20
Lando Bracci a rigore era essenzialmente questo un maestro, prodigo di insegnamenti preziosi e inestimabili dati altruisticamente. Nella foto insieme siamo nel giugno 2014, quando ci fece partecipi della “Notte del Violoncello”.
Tutto accadde, settanta anni prima, era il 7 giugno del 1944, quando lui quattordicenne fu testimone di questo lacerante episodio.
Durante una retata i tedeschi trovarono in casa di un musicista, un violoncello che prontamente un soldato scaraventò dalla finestra incastrandosi tra i fili della corrente elettrica. Con il vento, durante tutta la notte, come suonato da un invisibile archetto, emetteva suoni strazianti che si udivano dalla sua casa.
Il suo narrarsi fece vibrare profondamente le corde della nostra anima nel giardino pubblico di Vignanello attorniato da bambini che ascoltavano ed altri giovani studenti di musica che poi si esibirono al violoncello, questa volta emettendo note dolci non più stonate con stridore di quel periodo di guerra che evocò, non senza profondo dolore, per liberarsi di un penoso fardello consegnandocelo per non farlo dimenticare.
Venne anche lui deportato in Germania, questo periodo aprì una profonda ferita nel suo animo sensibile, divenne spettatore di crude realtà nei campi di sofferenze ed atrocità inenarrabili, tanto che aveva taciuto per tutto questo tempo.
La sua voce inconfondibile, a tratti commossa che proveniva dalle profondità del suo essere sempre se stesso, come sottolineavano le risonanze gravi nella timbrica di chi aveva presto imparato a prendere la vita sul serio, conservando con antidoto per non cedere quell’ironia tipica dei veri intelligenti.
Personalità eclettica di un’etica specchiata mai imposta a qualcun’altro se non se stesso, di una semplicità disarmante nell’insegnare, profondo conoscitore dell’arte, il suo pensiero pluridimensionale come le sue opere sculture, lavori in ferro battuto che sapientemente forgiava come fosse burro e cera liquida.
Dal colore del metallo, reso incandescente, sapeva quando e dove colpire. Impossibile copiarlo, ci si poteva semmai provare ad imitarlo, nonostante passo passo ti seguiva, come sanno fare i veri maestri, quelli che hanno a cuore l’alunno da cui aspettano domande per essere sicuri di avere in loro risvegliato di una coscienza critica.
Ci mancherà molto e siamo molti cui ha insegnato a porsi degli interrogativi, un grande dono di un vero maestro. Si sorprendeva che non scorgessimo in un caseggiato, panorama o dipinto ciò che parlava alla sua anima, che non fossimo stati educati a tradurre o meglio a risuonare con quanto ci veniva dato in stimoli visivi.
Il dialogo appassionante era senz’altro il suo più nobile modo di venirci incontro, con riflessioni che intravedevano sempre un’aurora nel tramonto, per una sorta di religiosità non codificata che faceva trapelare un panteismo ottimista, condito sempre di forme dolci e malinconiche che armonizzavano la spigolosità di un presente poco empatico e spesso totalmente anaffettivo.
Grazie per la tua totalmente disinteressata generosissima lezione di vita.
I funerali saranno lunedì alle 14 in Collegiata a Vignanello.
Massimo Fornicoli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY