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Operazione Birretta - Nell'ordinanza d'arresto il racconto dei clienti del locale ai carabinieri

“Sesso con le ballerine anche nei privé del night…”

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Viterbo - L'operazione dei carabinieri Birretta - Elena Agafonova portata in caserma

Viterbo – L’operazione dei carabinieri Birretta – Elena Agafonova portata in caserma

Viterbo - Operazione Birretta - Il night club sequestrato

Viterbo – Operazione Birretta – Il night club sequestrato

Viterbo - Operazione Birretta - Il night club sequestrato

Viterbo – Operazione Birretta – Il night club sequestrato

Viterbo - Operazione Birretta - Il night club sequestrato

Viterbo – Operazione Birretta – Il night club sequestrato

Viterbo – Il palo per la lap dance è al centro della pista, collocata in fondo al locale. Dall’altra parte, una statua raffigura un uomo e una donna intenti a baciarsi. E di statue e colonne in quel night al Poggino ce ne sono una decina, come una decina sono i quadri. Ritraggono tutti figure femminili nude. Il rosso la fa da padrone. Rossi i divanetti, le sedie e i tavoli, che riempiono il locale. Rosse le pareti, il soffitto e i fiori finti. Rosa invece il bancone del bar, pieno di alcolici.


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Un lungo corridoio separa due privé, in parte coperti da un muretto. “Anche lì facevamo sesso con le ballerine, anche lì venivano consumati i rapporti”. Lo hanno raccontato i clienti dello Star Night di via della Meccanica ai carabinieri, e le loro dichiarazioni sono contenute nelle cento pagine dell’ordinanza d’arresto con cui il gip ha disposto i domiciliari per i gestori del locale. La 39enne russa Elena Agafonova e il marito Enzo Magnani, imprenditore 61enne, entrambi residenti a Montefiascone, sono accusati di aver messo in piedi “un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione ottenendo importanti introiti dalle prestazioni sessuali a pagamento che le intrattenitrici del night offrivano ai clienti del locale, sia fuori che all’interno”. Ma i due titolari, tramite il loro difensore Marco Valerio Mazzatosta, su Tusciaweb si sono detti “totalmente estranei ai fatti, perché – hanno spiegato – non sapevamo nulla di questa attività delle ragazze che, se avveniva, avveniva fuori dal nostro locale. Anzi, in una paio di casi, anche se avevamo solo il sospetto, le intrattenitrici sono state licenziate e allontanate”.

Eppure, secondo gli inquirenti, Agafonova e Magnani, tramite agenzie (il cui operato è al vaglio dei carabinieri) “assumevano donne straniere, prevalentemente dell’Est Europa, come intrattenitrici per il loro locale. In degli appartamenti di loro proprietà nel centro storico le ospitavano, dopo che un loro collaboratore viterbese le accoglieva alla stazione al loro arrivo in città. Ed era lui che tutte le sere le portava al lavoro”. Non solo. I gestori dello Star Night “percepivano anche parte del compenso che le giovani ottenevano con le prestazioni sessuali, che avvenivano nel locale o fuori. Riuscivano a ottenere considerevoli guadaGni extra”, anche perché con la prostituzione le ballerine avrebbero percepito dai 30 ai 500 euro. Ma la cifra poteva anche aumentare, poiché il compenso si sarebbe basato principalmente sulla quantità di ore passate con i clienti.

Una realtà “inquietante”, sottolineata anche dal pm Stefano d’Arma. “Le ragazze iniziavano a lavorare nel night come intrattenitrici, ma erano poi spinte a prostituirsi. La mansione di ballerina era uno specchietto per le allodole, perché le giovani erano costrette dal sistema a fare sempre qualcosa di più. Prima qualche prestazione sessuale, e poi a fare ancora di più. A uscire col cliente, e a passare l’intera nottata con lui. Erano obbligate a prostituirsi, per non perdere il lavoro da intrattenitrici e per aumentare lo stipendio. Perché quello base, quello da ballerina, non era sufficiente per vivere in maniera dignitosa”.

L’inchiesta parte a dicembre 2016, ma da una rete di spacciatori che avrebbe rifornito l’alta Tuscia di cocaina. Soprattutto Castiglione in Teverina e Bagnoregio, ma anche l’Umbria e la bassa Toscana. A Castiglione, in particolare, i carabinieri avrebbero individuato un artigiano di 50 anni, G.Z., che sarebbe diventato il punto di riferimento di assuntori di droga in provincia e nell’Orvietano. G.Z. si sarebbe rifornito da un 40enne macedone residente a Viterbo, A.E., che gravitava tra il Viterbese, l’Umbria e la Toscana.

Appostamenti e intercettazioni. “Me porti ‘na birretta?”, ovvero la cocaina, secondo gli inquirenti. Da qui il nome dell’operazione. La droga veniva venduta e comprata nelle piazza o nei pressi dei bar. “Alcune persone coinvolte in questo traffico – hanno spiegato i carabinieri – si frequentavano anche nel night al Poggino”. Ed è proprio dalle conversazioni tra due operai macedoni (A.E. e L.A., 38enne residente in provincia di Terni) che scoprono che “in quel locale le ballerine si vendono per sesso”. È febbraio 2017, e da quel momento le indagini andranno avanti fino ad aprile.


Gli arrestati

accusati di sfruttamento della prostituzione

Elena Agafonova, 39 anni, russa, residente a Montefiascone

Enzo Magnani, 61 anni, imprenditore residente a Montefiascone

accusati di detenzione e spaccio di stupefacenti

G.Z., 50 anni, artigiano residente a Castiglione in Teverina

A.E., 40 anni, operaio macedone residente a Viterbo

G.S., 39 anni, residente a Castiglione in Teverina

M.S., 39 anni, operaio residente a Orvieto

L.A., 38 anni, operaio macedone residente a Montecchio (Terni)


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 gennaio, 2018

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