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Che vi sia di conforto - Così morirono 12 viterbesi a seguito dell’affondamento del piroscafo Umberto Primo durante la Prima Guerra Mondiale

“Un colpo di cannone che fece intronare tutto il porto”

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Piroscafo del Principe Umberto affondato l'8 giugno 1916 (da Istoreco Albo della Memoria)

Piroscafo del Principe Umberto affondato l’8 giugno 1916 (da Istoreco Albo della Memoria)

Sergente maggiore Tommaso Gasbarri di Nazzareno (classe 1889) morto a seguito del siluramento del piroscafo

Sergente maggiore Tommaso Gasbarri di Nazzareno (classe 1889) morto a seguito del siluramento del piroscafo

Soldato Costantino Merlani di Settimio (classe 1890) morto a seguito del siluramento del piroscafo

Soldato Costantino Merlani di Settimio (classe 1890) morto a seguito del siluramento del piroscafo

Cartolina 55° reggimento Fanteria

Cartolina 55° reggimento Fanteria

Viterbo – La notte fra il 7 e l’8 giugno del 1916 fu fatale per tutto il 55° Reggimento di Fanteria.

I soldati erano di rientro dall’Albania, dove erano stati inviati a supporto dell’esercito serbo, durante la Prima Guerra Mondiale, poiché servivano militari sull’Altopiano di Asiago per fronteggiare l’offensiva Austro-Ungarica iniziata nel mese di maggio precedente.

Sulla spiaggia albanese di Valona tre piroscafi in partenza per Taranto. Uno di questi, il piroscafo Principe Umberto, era stracolmo di fanti del 55° Reggimento Fanteria e salpò dal porto verso le 21.

Appena preso il largo, si vedevano ancora le luci della costa, venne colpito da un siluro lanciato da un sommergibile austriaco U5. Nel giro di pochissimi minuti l’imbarcazione affondò e nel naufragio morirono annegati circa 1950 militari tra ufficiali, soldati e marinai dell’equipaggio.

Tra questi morirono anche dodici nostri conterranei: Giuseppe Recanati di Fabrica di Roma classe 1889, Raniero Del Signore di Gradoli, Giovanni Campitelli e Francesco Mari di Montalto di Castro, Rinaldo Romiti di Montefiascone, Enrico Gabrielli di Monteromano, Rinaldo Gentili di Nepi, Pietro Canenzi e Pietro Costantini di Vetralla, Ugo Bernini, Tommaso Gasbarri classe 1889 e Costantino Merlani di Viterbo.

Su un altro piroscafo era imbarcato, tra gli altri, anche il fante Orlando Tosi di Sutri, soldato del 213° fanteria, della brigata Arno.

Quest’ultimo, sopravvissuto miracolosamente poi anche ad altri pericoli, ha raccontato quei momenti rilasciando una sua testimonianza al “Premio Pieve” nel 1988. “Appena sortiti dal porto – racconta tra l’altro Tosi – si udì un colpo di cannone che fece intonare tutto il porto, cosa era accaduto.

Dietro alla scogliera appena un duecento metri fuori del porto, vi si era nascosto un sottomarino che appena che il nostro piroscafo gli fu davanti mandò il siluro e colpì a pieno il piroscafo che con dieci minuti scomparve.

Si sentivano gridi dai piroscafi, gridi soffocati da quei poveracci che si gettavano nell’acqua, ma non potendo avere aiuto da nessuno perché i nostri due piroscafi, che non appena fuori dal porto, fecero dietro fronte e ci rinchiusero di nuovo nel porto dove stavamo al sicuro perché nel porto vi era terra di qua e terra di là come vi ho già detto, i poveri disgraziati soldati del 55 e de 56 furono circa completamente annegati”.

In fatto di vittime, quella dell’8 giugno 1916, fu una delle pagine più “nere” della storia navale della Prima Guerra Mondiale.

L’Associazione culturale Take Off, che da circa 15 anni è impegnata in manifestazioni culturali su tutto il territorio viterbese, in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, sta mettendo a punto, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana sezione di Civitella d’Agliano, con il patrocinio del Comune di Viterbo, del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, del laboratorio ottico F.lli Sorrini di Viterbo e di altri soggetti che aderiranno, un’iniziativa denominata “Che vi sia di conforto” in memoria di tutti i caduti viterbesi della Grande Guerra 1915-1918.

Due i momenti per rendere onore e merito ai nostri concittadini: una prima giornata a Viterbo, nella seconda metà del mese di febbraio, e quattro giorni, dal 21 al 24 aprile prossimo, in Veneto con visite ai musei della Grande Guerra, visita alle trincee del Monte Cengio e ai sacrari di FagarÚ, Treviso e Asiago dove sono sepolti gruppi di caduti viterbesi.

 

L’Associazione sta anche raccogliendo testimonianze, fotografie, lettere e documenti relativi ai combattenti, ai caduti o decorati viterbesi, al fine di perpetuarli come patrimonio della memoria collettiva.

L’obiettivo è quello di contribuire a rendere il ricordo più vivo e attuale, sia come onoranza a tutti combattenti e ai caduti, sia come monito per le nuove generazioni, affinché il disastro delle guerre possa essere finalmente ripudiato dall’umanità. Chiunque volesse partecipare ai due momenti commemorativi o inviare materiale documentario può utilizzare la mail silviocappelli1@gmail.com – Per informazioni più dettagliate 3382129568.

Silvio Cappelli


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24 gennaio, 2018

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