Viterbo – Almeno 11 i viterbesi morti a La Spezia per lo scoppio di tre vagoni ferroviari. E’ accaduto durante la Prima Guerra Mondiale, il 3 luglio 1916, sul pontile «Pirelli» di La Spezia.
In quel pomeriggio d’estate, intorno alle 16,30, in uno dei tre vagoni ferroviari carichi di munizioni, che sostavano sul pontile, pronte per essere imbarcate, iniziò ad uscire del fumo. I militari addetti, sotto il comando del capitano d’Artiglieria Gandolfo responsabile della manovra d’imbarco, diedero subito l’allarme.
Tutti si prodigarono per lo spegnimento, consapevoli del grave pericolo cui andavano incontro, formando una catena umana e passandosi secchi pieni d’acqua che prendevano dal mare nel tentativo di scongiurare il pericolo. Ma l’incendio non accennava a terminare.
Si fece anche l’ultimo disperato tentativo di gettare in mare i tre vagoni spingendoli con la forza delle braccia sui binari ma la barriera di fine corsa, situata in fondo al pontile non cedette e, anzi, con la sua resistenza provocò la terribile deflagrazione e la strage in cui morirono tutti quei valorosi soccorritori e anche i numerosissimi bagnanti della spiaggia limitrofa.
In pochissimo tempo si concretizzò una grande sciagura con centinaia di morti e feriti: corpi dilaniati e straziati, brandelli di carne e ossa umane sparpagliati ovunque per un raggio di centinaia di metri.
“Se ne trovavano contro i grossi platani del viale San Bartolomeo – raccontano le cronache – e a penzoloni ai pochi mozziconi di rami scheletriti e sfogliati che avevano resistito alla deflagrazione, tra i cespugli; in mare a decine erano i corpi che galleggiavano.
Ne furono trovati anche sui tetti delle case circostanti, che per la totalità erano danneggiate. Mentre i feriti venivano trasportati subito negli ospedali militari e civili, la pietosa raccolta dei corpi straziati proseguì per alcuni giorni. Infine intervenne uno speciale corpo di militari con cani addestrati alla ricerca di eventuali macabri resti umani non visti e nascosti nelle siepi o tra i cespugli”.
Il numero preciso delle vittime di questa catastrofe non fu mai accertato. Si parlò, comunque, di diverse centinaia. I giornali dell’epoca, per ordine del governo, dovevano cercare di non dare troppo risalto al fatto, per ragioni psicologiche, dal momento che si era in guerra contro l’Austria e si preferì scrivere di un sabotaggio o di un attentato nemico.
Tra i tanti, militari e civili, che persero la vita in seguito all’esplosione dei tre vagoni, anche un nutrito gruppo di militari viterbesi del 2° Reggimento Artiglieria da Fortezza: Achilli Angelo di Salvatore nato a Viterbo, Adolini Giuseppe di Giovanni nato a Nepi, Biagiotti Diomede di Antonio nato a Orte, Ceccarelli Augusto di Francesco nato a Canino, Celestini Carlo di Giuseppe nato a Valentano, De Santis Antonio di Ippolito nato a Vetralla, Giusti Amedeo di Giovanni nato a Nepi, Marcoaldi Giuseppe di Giuseppe nato a Ischia di Castro, Perello Alberto di Domenico nato a Celleno, Rubeca Gorgonio di Policarpo nato a Civitella d’Agliano, Sanna Domenico di Francesco nato a Vitorchiano.
Tutti decorati con la medaglia di bronzo al Valor Militare perché. “Mentre attendevano al carico di esplosivi su vagoni ferroviari, accortisi dell’incendio sviluppatosi in attiguo vagone di razzi, nonostante il grave pericolo non abbandonavano il proprio posto adoperandosi con alacrità e con alto sentimento di abnegazione per cercare di spegnere il fuoco, finché rimanevano vittime della sopraggiunta esplosione. Arcola – Genova, 3 luglio 1916”.
L’Associazione culturale Take Off, il 28 febbraio e dal 21 al 24 aprile prossimi, sta organizzando un’iniziativa denominata “Che vi sia di conforto”, con lo scopo di rinnovare onore e merito, simbolicamente, a tutti i valorosi combattenti della provincia di Viterbo caduti durante la Prima Guerra Mondiale, sia noti che ignoti, alcuni dei quali dimenticati, finiti nell’oblio, e esclusi anche dagli elenchi ufficiali dei ricordi.
Il 28 febbraio ci sarà un’iniziativa a Viterbo. Partecipando alla manifestazione culturale, dal 21 al 24 aprile prossimo, invece, si potranno visitare alcuni luoghi simbolo della Grande Guerra, che hanno attinenza con i nostri conterranei, con attività organizzate ed escursioni, e questo servirà, comunque in occasione del centenario, a rendere tributo e onore a tutti i caduti del conflitto mondiale di un secolo fa.
Sarà prevista una visita al Sacrario di Fagarè, nel Comune di San Biagio di Callalta in provincia di Treviso, dove sono custoditi i corpi di circa 25 caduti viterbesi della Grande Guerra e dove riposano i gloriosi resti di oltre diecimila soldati caduti nelle dure battaglie del Piave (1917-18) provenienti da 80 cimiteri di guerra del basso Piave.
Un cimitero militare, questo di Fagarè, scelto come simbolo, che servirà a portare il saluto e il riconoscimento, del valore e del merito, anche a tutti gli altri caduti viterbesi, noti e ignoti, sepolti in altri cimiteri. Il tutto organizzato da un tour operator dell’Altopiano.
Durante il viaggio si farà anche una sosta al Sacrario di Santa Maria Ausiliatrice di Treviso, dove sono sepolti altri quattro caduti della provincia di Viterbo, e si soggiornerà ad Asiago dove, durante la “Battaglia degli Altipiani del 1916, numerosi viterbesi combatterono e alcuni furono fatti prigionieri e altri morirono.
In particolare i viterbesi facenti parte del 213° Reggimento Fanteria, in località Campo Rovere, a poca distanza da Roana e Asiago, dove rimasero vittime di una violentissima reazione nemica. Soltanto in quei giorni l’esercito italiano contò la perdita di oltre 1300 uomini compresi i dispersi.
L’iniziativa continuerà con un’escursione guidata sul Monte Cengio, tristemente famoso, per l’estrema resistenza dei Granatieri di Sardegna all’avanzare delle truppe austro-ungariche durante l'”Offensiva di primavera” – maggio/giugno 1916 – più nota come “Strafexpedition”. La tenuta di questo baluardo affacciato sulla Val d’Astico e la pianura vicentina richiese il sacrificio di oltre duemila soldati.
Si narra che alcuni Granatieri pur di non consegnare l’Italia al nemico abbracciassero gli austriaci morendo nel famoso “Salto” (giunti sull’orlo del baratro, i Granatieri si avvinghiavano ai corpi degli assalitori trascinandoli nel vuoto). Previste anche le visite ad una trincea della Grande Guerra e ai due Cimiteri di Guerra della Val Magnaboschi.
Uno di questi è un cimitero inglese che custodisce le salme di 183 caduti e al lato opposto il cimitero italo austriaco (detto degli alberi mozzi) in cui sono stati utilizzati dei tronchi di abete al posto delle lapidi. Al Sacrario Militare del Leiten invece, sull’Altopiano di Asiago, dove sono custodite 56.000 salme dei caduti della Grande Guerra, si potrà assistere all’alzabandiera con l’inno nazionale e alla proiezione di un breve filmato storico.
Deposizione di una corona di alloro e breve cerimonia per commemorare tutti i caduti della Grande Guerra. Al termine trasferimento sul Monte Verena con salita in quota con la seggiovia per visitare il Forte Verena da dove è partito il primo colpo di cannone che ha dato il via all’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915.
L’iniziativa si concluderà, tra le atre cose, con una visita guidata al Museo della Grande Guerra di Canove, che si presenta come una delle più complete e interessanti raccolte di materiali del primo conflitto mondiale a livello nazionale, allestito nella suggestiva sede della ex stazione ferroviaria del comune di Roana.
“Che vi sia di conforto” è un’iniziativa organizzata dall’Associazione culturale Take Off di Viterbo, in collaborazione con la sezione di Civitella d’Agliano (VT) della Croce Rossa Italiana, in occasione del centenario della Grande Guerra (1915/18 – 2018), in memoria di tutti i combattenti e caduti della Prima Guerra Mondiale, in particolare di quelli viterbesi.
L’iniziativa sarà realizzata con il patrocinio del Comune di Viterbo, della Provincia di Viterbo, di Tusciaweb, della Biblioteca Consorziale di Viterbo, dell’Archivio di Stato di Viterbo, del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, Ottica F.lli Sorrini, Tipografia Grazini & Mecarini, e di tutte le altre realtà amministrative/associative che vorranno aderire.
Il titolo “Che vi sia di conforto” è stato mutuato da una significativa frase scritta sul retro di una foto-cartolina raffigurante un gruppo di otto militari, sette dei quali della provincia di Viterbo, catturati dagli austriaci sull’Altopiano di Asiago all’inizio del conflitto mondiale, e inviata ai familiari a mo’ di conforto.
Silvio Cappelli
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