Viterbo – (g.f.) – Sul palcoscenico non basta. Per cambiare prospettiva, evidentemente occorreva salire sulla scrivania che è sul palco.
Quando il sipario si apre Filippo Rossi è lì sopra. Citazione del film L’attimo fuggente. Citazione alta. Non fosse altro per la posizione. Al teatro Caffeina, bis per il consigliere comunale. (Ri)presenta la sua candidatura alle elezioni regionali. È capolista di +Europa. E anticipa pure che la sua lista civica ci sarà anche alle comunali a Viterbo.
Nella domenica di carnevale, più di 120 circa preferiscono l’oratoria filippesca a maschere e coriandoli.
Fortunati i presenti, ai quali Filippo Rossi svela d’avere fatto loro un favore: “Mi sono candidato per non farvi votare i soliti noti, vi ho fatto una cortesia”. Una battuta, ma fino a un certo punto. “Se si continua a votare i soliti noti – spiega Rossi – Viterbo non ha speranze. Perché sono quelli che non hanno fatto nulla questi anni.
Chiedo ai viterbesi un atto di eroismo, perché uscire dalla consuetudine presuppone coraggio”.
Oltre alla scrivania, sul palco c’è anche un giradischi. Il monologo va avanti per parole chiave, mito, fantasia, tradizione. Ogni parola, una canzone. I dischi, vecchi vinili, li mette Rossi. “Tutto finto, ovviamente”. Ma fa scena. In un teatro si può immaginare, usare la fantasia, però fuori serve aprire gli occhi.
“Quando uscite dal teatro, guardare piazza del Plebiscito. È una piazza brutta, non curata, sciatta. Senza arredamento, un luogo abbandonato a se stesso. Di chi è la colpa? Dei cittadini? No. Della politica. Certo, i politici sono stati votati dagli elettori, ma poi sono loro che devono decidere”.
Pratica poco praticata, per Rossi, a Viterbo. “La città è bella, ma deve essere meravigliosa. Come la vostra casa. Immaginatela pulita, senza buche, ma senza quadri. Cos’è una casa senza cultura o una città senza cultura?
Ecco perché sotto palazzo dei Priori il turista non deve trovare l’anagrafe, ma Sebastiano Del Piombo. Adesso non c’è più manco l’anagrafe. Era meglio prima.
Lo so che salire sulla torre civica non risolve i problemi del mondo, ma siccome casa nostra deve essere meravigliosa, io sulla torre vorrei poterci salire e magari qualche turista ci paga pure il biglietto”.
Rossi è stato parte della maggioranza con Viva Viterbo in comune. Eppure su quella torre non è riuscito lo stesso a salire. “Sono stati quattro anni faticosi e in una notte – ricorda Rossi – mi sono preso la soddisfazione di mandare a quel paese il sindaco.
Con la nostra lista civica cinque anni fa prendemmo il 12%. La rifaremo. Non molliamo nemmeno sul comune, non stiamo scappando da Viterbo. Noi ci abbiamo provato a portare le nostre istanze nel centrosinistra. Ci abbiamo provato con Michelini.
Un politico, magari dopo essere scesi a compromessi, una cavolo di decisione la devi prendere. Invece niente. Così, un anno fa, durante il bilancio ce ne siamo andati. Dimettendoci.
Non è da tutti rinunciare a un posto, la presidenza del consiglio o un assessorato, solo perché il comune non finanzia il teatro comunale. Dopo che la regione ha stanziato fondi per ristrutturarlo, il comune mette sul tavolo 50mila euro per la stagione. Su quello abbiamo detto basta e ce ne siamo andati”. Chiede e si prende un applauso.
“Ecco perché – conclude Rossi – io mi domando come Luisa Ciambella faccia a chiedere il voto, dopo il nulla di cinque anni. Volete votarla? Fatelo, ma io dico che è meglio pensare alla casa meravigliosa.
Se non fossi Filippo Rossi, voterei Filippo Rossi, per provarci. Se ce la faccio, la mia battaglia sarà per più cultura, turismo, ricchezza sul territorio Fare della Tuscia una grande operazione culturale e turistica. È possibile, si può fare”. Lo dice pure Angelo Branduardi. Si può fare. Ultima canzone. Cala il sipario.
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