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Viterbo - Felice Romano, segretario nazionale Siulp, all'ottavo congresso provinciale nella sala conferenze della questura

“La sicurezza è un investimento sociale ma anche economico”

di Giuseppe Ferlicca
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Enzo Troncarelli, Felice Romano e Giuseppe Becattini

Enzo Troncarelli, Felice Romano e Giuseppe Becattini

Viterbo - Il questore Surace al congresso Siulp

Viterbo – Il questore Suraci al congresso Siulp

Felice Romano

Felice Romano

Viterbo - Il congresso Siulp

Viterbo – Il congresso Siulp

Enzo Troncarelli, Felice Romano e Giuseppe Becattini

Enzo Troncarelli, Felice Romano e Giuseppe Becattini

Enzo Troncarelli, Felice Romano

Enzo Troncarelli, Felice Romano

Enzo Troncarelli, Felice Romano e Giuseppe Becattini

Enzo Troncarelli, Felice Romano e Giuseppe Becattini

Viterbo – “La sicurezza è un investimento sociale ma anche economico”. Alla sala convegni della questura di Viterbo, ieri l’ottavo congresso provinciale Siulp e Felice Romano, segretario nazionale del sindacato unitario lavoratori polizia, ha fatto il punto di fronte a una folta platea, sulle funzioni della polizia dopo il riassetto.

Il suo è stato un intervento ad ampio raggio. Turn over degli agenti, presenza sul territorio, ma anche fenomeni, come l’immigrazione, in cui gli agenti sono in prima linea e poi, ovviamente, la sicurezza. Non solo un problema di natura sociale, i risvolti si fanno sentire anche in altri ambiti, a cominciare da quello economico.

“Abbiamo lavorato 15 anni – spiega Romano – per far capire che la sicurezza rappresenta pure un investimento per lo sviluppo economico, oltre che sociale. Un percorso, il nostro, fatto proprio anche dalla commissione europea.

La mancanza di sicurezza è il principale ostacolo agli investimenti stranieri nel nostro paese. Occorrono dieci anni per recuperare un credito, quando nella vicina Austria sono sufficienti 265 giorni. Sono stati calcolati da 21 a 25 miliardi d’investimenti persi ogni anno, proprio perché chi vuole investire non si sente sicuro a sufficienza”.

Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà di un corpo sotto organico, per il fermo al turn over sbloccato al 100 per cento solo di recente, la polizia si è trovata a fronteggiare un fenomeno complesso e delicato, quale l’immigrazione.

“Da sempre le comunità si spostano da un posto all’altro. Con una popolazione di otto miliardi sul nostro pianeta, l’immigrazione riguarda 191 milioni di persone, il 3,2 per cento. L’Italia è il decimo paese per immigrati, il 5 per cento della popolazione.

Ma siamo la porta d’Europa. Tutti quelli che arrivano nel continente, passano dal nostro paese”.

La criticità del fenomeno è tutta qui. “Un aspetto che abbiamo fatto pesare – ricorda Romani – nel momento in cui discutevamo la legge sul riordino. In momenti in cui la politica aveva perso la bussola, gli uomini di polizia, il volontariato, le forze dell’ordine, hanno garantito una giusta accoglienza. Siamo diventati un modello per il mondo”.

Una ricetta che sembra funzionare rispetto ad altre. “Negli Usa hanno eretto muri – osserva Romano – ma ogni anno un milione e 200mila persone li attraversano, non è questo il modello”.

Un lavoro costante, nonostante l’organico della polizia sia passato da 117mila a 95mila agenti, con carenze in alcuni settori e un’età media per la quale in 45mila usciranno entro il 2030. Ecco perché il riassetto del settore rappresenta un passaggio determinante, valorizzando le posizioni e consentendo una riduzione del periodo necessario all’ingresso nella professione.

Poi, la presenza sul territorio. “Uno studio che abbiamo predisposto, prendendo in esame le stazioni dei carabinieri, valuta la possibilità d’accorpare realtà difficili da sostenere. Quando in un punto ci sono solo tre persone, non possono fare molto.

Unendo realtà in modo che nel giro di venti minuti sia garantito l’intervento nei punti in cui si chiudono stazioni accorpate, si ha come effetto, un 60 per cento di risparmi derivanti dalla manutenzione, da investire sul personale.

In questo modo si ottiene d’avere il triplo delle pattuglie disponibili sulle 24 ore. Quindi, maggiore sicurezza sul territorio e per i cittadini. Questo non vuol dire accettare chiusure selvagge, ma una razionalizzazione è necessaria”.

Al tavolo, oltre al segretario nazionale, quello regionale Enzo Troncarelli, il provinciale Giuseppe Becattini, rieletto dall’assemblea all’unanimità per i prossimi cinque anni e i colleghi delle altre province, Roma compresa. 

Ai lavori è intervenuto anche il questore Lorenzo Suraci insieme al vicario Paolo Di Domenico.

“Nel nostro territorio – dice Enzo Troncarelli – nonostante la carenza d’organico, la polizia riesce a garantire livelli elevati di servizi.

I reati sono in diminuzione, gli agenti sono vicini al cittadino. Come sindacato, la sicurezza è uno dei punti cardine, per la categoria, ma ovviamente anche pensando alle persone.

Il nostro compito sindacale è la tutela del giusto riconoscimento di chi opera quotidianamente in questo settore, ma anche l’ascolto del territorio, che chiede sempre maggiore professionalità, una presenza in grado di favorire un modo di vivere sereno e in armonia con il contesto in cui ci troviamo”.

Giuseppe Ferlicca


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6 febbraio, 2018

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