Viterbo – (s.s.) – Il buio e la rinascita.
La storia di Fatmir Kruezi è dura, terribilmente contemporanea, ma senz’ombra di dubbio a lieto fine.
La voglia di non arrendersi, la capacità di reinventarsi nel lavoro e nello sport e la profonda serenità interiore lo hanno supportato nei momenti più difficili, consentendogli di rivivere una seconda esistenza nel capoluogo della Tuscia.
Nato in Kosovo nel 1985, da quattordici anni è impiegato in una ditta di arredi dove lavora nel reparto assemblaggio. Nel tempo libero sfreccia lungo le strade viterbesi e non, a bordo della sua handbike che ha condotto al terzo posto (Mh4) nell’ultimo giro d’Italia.
Una grande soddisfazione dunque. Ma anche tanti ostacoli che l’atleta, ormai viterbese adottivo, ha spiegato a ‘Reti solidali’.
“Avevo 16 anni – ha raccontato -. Una sera sono uscito con degli amici in aperta campagna a Lubiceva. I serbi avevano bruciato le case, giravamo a piedi, non potevamo permetterci macchine o motorini. Un amico ha litigato con un altro e ci sono andato di mezzo io. Il Kosovo usciva dalla guerra ed era normale girare armati. Tre proiettili alla schiena e ho smesso di camminare. I medici mi hanno detto che lì non potevano operarmi, non avevano le attrezzature adatte. Mio padre lavorava a Viterbo e così ha scelto di portarmi in Italia, ma il midollo non si poteva più operare”.
Catapultato in una realtà diametralmente opposta nel giro di pochi giorni. Senza conoscere la lingua e con un’esistenza praticamente da ricostruire. Pensare che sia stato complicato è riduttivo ma il ragazzo di allora c’è riuscito.
“Sono stato cinque mesi in un centro di riabilitazione a Cassino – ha proseguito quest’ultimo – poi sette mesi a Viterbo, a Villa Immacolata. Le cose non andavano bene. Non parlavo italiano, mi sentivo un po’ isolato, avevo il rammarico per ciò che mi era successo. Poi piano piano ho iniziato a imparare la lingua. Quando sono tornato a Viterbo mi sono inserito bene, ho incontrato delle persone che mi hanno aiutato. Adesso abito qui e non cambierei mai. I miei amici sono come una seconda famiglia. Sono indipendente”.
Oltre a un lavoro stabile, nella Tuscia ha scoperto anche la passione per lo sport. Il tutto grazie alla ViterSport Libertas, società dilettantistica di volontariato che da oltre quarant’anni opera tra Viterbo e provincia.
“Nel 2006 ho iniziato a fare hockey su carrozzina – ha concluso l’atleta – e dal 2009 mi sono cimentato con l’handbike. Nel 2014 ho scelto di praticare anche il nuoto ma a livello amatoriale. Dopo il terzo posto al giro d’Italia mi sto allenando per il campionato del 2018”.
Una storia da libro verrebbe da dire. Che fortunatamente in libro ci si è trasformata davvero. Il 23 gennaio, infatti, al Cafè Lux di Viterbo, il fotografo Vittorio Faggiani ha presentato ‘Fatmir’, volume fotografico selezionato per il concorso “Crediamo ai tuoi occhi”. Quaranta scatti che raccontano la realtà quotidiana del protagonista, diventato poi anche amico, Fatmir Kruezi.
Samuele Sansonetti
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