Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In previsione della tornata elettorale del 4 marzo prossimo (elezioni regionali e parlamento) abbiamo elaborato come distretto nord di Legacoop Lazio una nota sui temi dello sviluppo del nostro territorio. Il documento sarà presentato negli incontri con i candidati espressione del nostro territorio.
Vorremmo innanzitutto che l’ascolto non sia sporadico e riservato agli appuntamenti elettorali ma possa diventare la norma. La nostra associazione intende pertanto avviare un confronto costruttivo basato sui temi dello sviluppo della Tuscia, con i partiti e i candidati del territorio.
Il confronto lo vorremmo aperto e soprattutto istituzionalizzato. Pertanto richiediamo innanzitutto di definire, a ogni livello istituzionale, nuovi modelli di partenariato pubblico-privato, che permettano la valorizzazione del ruolo delle parti sociali, delle organizzazione di settore e delle istituzioni e che vadano oltre una visione meramente partitica.
Il rilancio della partecipazione potrebbe diventare l’occasione per avviare una vasta mobilitazione delle intelligenze, delle competenze e dei “saperi” della Tuscia, per conseguire una più forte e condivisa decisione pubblica attivando processi partecipativi e rafforzando la trasparenza. Di cruciale rilevanza è il rilancio, anche a livello territoriale, della programmazione regionale, base per un utilizzo trasparente delle risorse e per la riaffermazione della responsabilità pubblica.
Puntare sulla partecipazione significa anche procedere in maniera puntuale e fattiva all’attivazione di tavoli di partenariato e, quindi, promuovere il confronto nelle fasi di programmazione strategica e la definizione di periodiche fasi di verifica. Il partenariato è un metodo di lavoro che prevede la possibilità di confronto continuo e la verifica del lavoro svolto, le cui regole sono state individuate dalla stessa Comunità europea.
La Regione Lazio ha iniziato a recepire queste indicazioni attraverso la legge regionale n°12 del 10 agosto 2016 “Disposizioni per la semplificazione, la competitività e lo sviluppo della regione” che, all’art. 5, prevede modifiche alla legge regionale n°14 del 6 agosto 1999 in materia di Programmazione negoziata regionale.
Si tratta solo di un primo passo, perché la modifica normativa tocca solamente pochi aspetti della programmazione regionale e risulta peraltro perlopiù inapplicata perché mancante della definizione del metodo e dei relativi regolamenti attuativi. Chiediamo soprattutto alle istituzioni del territorio di costituire tavoli di partenariato in cui si definiscano strategie di sviluppo e si monitorino i progetti in corso.
Riteniamo fondamentale come associazione di settore la partecipazione alle scelte e il monitoraggio delle azioni cosa che attualmente soprattutto nello sviluppo economico è stato spesso disatteso. Il nostro territorio è debole dal punto di vista economico e costituito da piccole realtà imprenditoriali pertanto si richiede il coinvolgimento di tutti gli attori ogni volta che si affrontano i temi dello di sviluppo.
Legacoop Lazio nella Tuscia rappresenta un tessuto diffuso di piccole e grandi cooperative operanti nei settori del welfare, dei servizi e della distribuzione commerciale dove siamo di gran lunga leader di mercato della provincia.
La cooperazione è volano dello sviluppo territoriale oltretutto nel settore sociale e della distribuzione commerciale siamo sicuramente leader di mercato confermando come in alcuni settori economici la cooperazione è la forma migliore di risposta ai bisogni della società.
A tale proposito vediamo con favore il finanziamento di quello che è stato il programma di sviluppo più serio che è stato finanziato a Viterbo negli ultimi anni denominato “Viterbo da vetus urbe a modern city” sulla riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie per un valore del progetto 22 milioni di euro finanziato con fondi ministeriali per 17 milioni e mezzo. Chiediamo che siano attivate tutte le collaborazioni necessarie perché quelle risorse siano spese bene e presto.
Relativamente alle linee di sviluppo del nostro territorio vorremmo che si modificasse il paradigma rispetto al passato in cui si riteneva fondamentale la realizzazione di importanti opere infrastrutturali di cui Viterbo ne ha un grande bisogno. Non sottovalutiamo di certo il completamento di queste opere come la trasversale oppure il rafforzamento dei collegamenti ferroviari (la Orte-Civitavecchia ad esempio).
Vorremmo però che si puntasse ad uno sviluppo delle specificità e sulle vocazioni del territorio anche in chiave innovativa e guardando a nuovi mercati. In particolare nel presente documento ci concentriamo su quelli in cui la cooperazione ritiene di avere un ruolo:
· il patrimonio storico, culturale e ambientale;
· l’agroalimentare di qualità
· ambiente/economia circolare
· settore sociale/welfare
Patrimonio storico, culturale, ambientale. La provincia di Viterbo come si dice sempre è uno dei territori più ricchi per patrimoni ambientali, culturali ed archeologici, allo stesso tempo questi beni costituiscono solo parzialmente un volano per lo sviluppo uno dei motivi è la loro diffusione frammentata su di un territorio sconosciuto dal punto di vista unitario.
Allo stesso momento gli strumenti di conservazione attivati in provincia (parchi, musei, vincoli paesaggistici, ecc) possiamo dire che hanno messo al sicuro i nostri patrimoni. Siamo debolissimi invece nell’ottenere da queste risorse straordinarie benefici economici. Le istituzioni nazionali dovrebbero supportarci nel costituire una rete che ne permetta la loro fruizione e la valorizzazione.
L’esplosione delle visite di alcuni siti importanti come Civita di Bagnoregio proprio perché episodi sporadici non portano valore aggiunto al complesso del territorio. Da questo punto di vista è encomiabile lo sforzo che fanno da sole alcune amministrazioni come quella di Bagnoregio per promuovere le proprie specificità. Vorremmo però che si attivassero reti di valorizzazione in cui le istituzioni abbiano il ruolo di facilitatore, in questo ambito è molto importante il ruolo della regione soprattutto per la fruibilità dei fondi europei e per mettere in rete con l’aiuto dei privati il nostro territorio. Da questo punto di vista può essere molto importante il ruolo guida delle istituzioni nazionali quali Mise e Mibact. I parchi quali volano dello sviluppo economico possiamo tranquillamente affermare che sono stati abbandonati negli ultimi anni.
Le risorse sono destinate quasi per intero ai costi di gestione, allo stesso tempo non sono attivati progetti di promozione mettendo in rete beni pubblici e privati. Sosterremo tutti i progetti territoriali che abbiano valore e tendano a far rete, in modo particolare, il progetto del parco-storico archeologico di Vulci che, attraverso la Fondazione Vulci, si sta aprendo alle comunità interessante.
Relativamente all’agroalimentare di qualità la nostra provincia ha visto crescere negli anni aziende straordinarie per le capacità di produzione e trasformazione di prodotti di qualità assoluta come la nocciola, i formaggi, i salumi , l’olio d’oliva e le patate su tutti. La maggior parte dei nostri prodotti sono certificati dop, igp e doc. attualmente la loro debolezza sta nella commercializzazione unita alla difficoltà di legare il brand con il territorio.
Anche in questo caso pesa l’incapacità di fare rete tra produttori , turismo, oppure con le reti distributive più importanti e consolidate. Anche in questo settore lavorare insieme ad avere un supporto nel migliorare le capacità commerciali attraverso la crescita di alcuni marchi di valorizzazione come il Tuscia viterbese e l’attivazione di procedure semplici per l’internazionalizzazione potrebbe essere la strada. In questo caso il Mise con il modello dei voucher per l’internazionalizzazione ha fatto scuola e quindi potrebbe essere utile continuare sulla strada intrapresa ed aiutare la regione ad intraprenderla.
Il ritardo nella partenza del Gai e dei Flag e le difficoltà di attivazione dei fondi Psr costituiscono chiaramente un freno allo sviluppo del settore agricolo e dell’agroalimentare del nostro territorio, probabilmente c’è da modificare da parte della regione procedure e percorsi di attivazione ed anche su questo preferiremmo essere chiamati a ragionare su questi aspetti anziché informati sui bandi in uscita o sulle cose fatte. Siamo pronti a dare il nostro contributo di conoscenza.
Il concetto di economia circolare risponde al desiderio di crescita sostenibile, nel quadro della pressione crescente a cui produzione e consumi sottopongono le risorse mondiali e l’ambiente. Finora l’economia ha funzionato infatti con un modello “produzione-consumo-smaltimento”, modello lineare dove ogni prodotto è inesorabilmente destinato ad arrivare a “fine vita”.
La transizione verso un’economia circolare richiede però la partecipazione e l’impegno di diversi gruppi di persone. Il mondo delle imprese può riprogettare completamente le catene di fornitura, mirando all’efficienza nell’impiego delle risorse e alla circolarità. Per questo passaggio, l’Europa ha già preparato il campo: una “Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, ovvero una delle iniziative faro di Europa 2020, coordina interventi che abbracciano molti settori politici, per garantire una crescita e un’occupazione sostenibili attraverso un uso migliore delle risorse.
A tal proposito gli obiettivi sono stati rimodulati dal recente pacchetto di misure sull’economia circolare, approvato dal Parlamento Europeo, stabilendo obiettivi più bassi sia rispetto a quelli richiesti dall’Europarlamento, sia a quelli avanzati nel 2014 sempre dalla Commissione Europea. Nella Regione Lazio e nella Tuscia non è stato ancora individuato un vero modello alternativo per lo smaltimento dei rifiuti e per la loro valorizzazione, le soluzioni adottate fino ad oggi continuano a presentare le caratteristiche dell’emergenza.
I rifiuti devono essere intesi come una materia prima in grado di produrre energia e, tramite il riciclo, in grado di trasformarsi in risorse. Da un costo per la comunità essi possono trasformarsi in valore, facendo perno su una progettualità congiunta in grado di coinvolgere attori diversi della stessa filiera. Gli incentivi alle imprese meritevoli devono diventare lo stimolo per il raggiungimento dell’ambizioso traguardo dei “rifiuti zero”.
Nella nostra provincia ha grande rilievo il settore sociale e quindi siamo interessati all’attivazione di politiche di welfare inclusivo. L’impresa sociale ed in modo particolare quella cooperativa è trasversale ed attiva in tutti i settori inoltre le imprese sociali sono un volano per tutta l’economia. In provincia sono molte le cooperative sociali che gestiscono servizi e sviluppano attività economica inserendo a lavoro a pieno titolo persone svantaggiate e supportando famiglie ed istituzioni. La trasversalità e la specificità del settore dovrebbero far in modo che sia sempre di più intesa come un’attività economica a tutti gli effetti.
La Cooperazione autoctona viterbese, soprattutto quella sociale, ha un’esperienza pluridecennale che può mettere a disposizione della Pubblica Amministrazione per ripensare le politiche sociali e favorire un welfare generativo e di comunità, in grado di farsi carico dei bisogni dei cittadini pur tenendo conto della necessità di ridurre la spesa pubblica.
I servizi sociali non vanno infatti intesi come un costo ma come un investimento per migliorare salute, creare benessere, attivare prevenzione con evidenti ritorni in termini di benefici, anche economici, per tutta la comunità.
Attraverso la promozione e lo sviluppo della co-programmazione e della co-progettazione, la cooperazione laziale intende mettere a disposizione le proprie conoscenze esperenziali per l’individuazione di metodologie volte ad offrire ai soggetti più deboli non solo tutele, ma contesti di relazione e riconoscimento.
Per affrontare la crisi sono stati individuati diversi fronti su cui agire: da una parte potenziare il sistema di accreditamento, inteso come sistema di affidamento dei servizi socio-sanitari in grado di garantire qualità dei servizi e di tutelare il lavoro (garantendo continuità e rispetto dei Ccnl), dall’altra contrastare i bandi di gara irregolari e nel contenuto favorire processi di innovazione sociale e sviluppo di nuove opportunità, come quelle legate alla rigenerazione urbana o al welfare aziendale.
Un’elevata attenzione dovrà essere rivolta permanentemente al rispetto delle norme e delle regole a tutti i livelli e a promuovere l’affidamento di servizi con tempi di pagamento sostenibili e durata delle commesse adeguate all’opportunità di programmare investimenti e sviluppare innovazione.
Sarà poi necessario realizzare un approccio integrato fra le politiche educative, sanitarie, abitative, del lavoro e dell’immigrazione: dalla casa all’istruzione, dal lavoro al welfare ed alla sanità, per realizzare percorsi autonomi di vita per le persone svantaggiate. L’approccio settoriale favorisce infatti la frammentazione e la dispersione di risorse.
Non da ultimo, è necessario rilanciare il ruolo della cooperazione di inserimento lavorativo, a partire dall’applicazione dell’Art. 112 del Codice degli Appalti, che disciplina appalti e concessioni riservate agli operatori economici che realizzano inserimenti lavorativi. La cooperazione sociale di tipo B non è infatti una risposta assistenzialistica ma si inserisce a pieno titolo come strumento centrale di politiche attive del lavoro e di coesione territoriale.
Massimo Pelosi
Legacoop Lazio distretto nord
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