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Viterbo - Circa 150 persone hanno preso parte al corteo organizzato da CasaPound per celebrare il "Giorno del Ricordo" - In apertura uno striscione per ricordare gli italiani uccisi dalle truppe jugoslave di Tito

“Onore ai martiri delle foibe”

di Daniele Camilli
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Viterbo - CasaPound celebra il "Giorno del Ricordo"

Viterbo – CasaPound celebra il “Giorno del Ricordo”

Viterbo - CasaPound celebra il "Giorno del Ricordo"

Viterbo – CasaPound celebra il “Giorno del Ricordo”

Viterbo - CasaPound celebra il "Giorno del Ricordo"

Viterbo – CasaPound celebra il “Giorno del Ricordo”

Viterbo - CasaPound celebra il "Giorno del Ricordo"

Viterbo – CasaPound celebra il “Giorno del Ricordo”

Viterbo - I candidati di CasaPound alle prossime elezioni

Viterbo – I candidati di CasaPound alle prossime elezioni

Viterbo - CasaPound celebra il "Giorno del Ricordo"

Viterbo – CasaPound celebra il “Giorno del Ricordo”

Viterbo – Due striscioni e una corona di fiori. “Onore ai martiri delle foibe”, in apertura. “Per difendere la nostra storia dagli sciacalli della memoria”, in chiusura. In mezzo circa 150 persone.

Multimedia: CasaPound celebra il “Giorno del Ricordo”Video

Un corteo silente, organizzato da CasaPound, che ieri sera a Viterbo ha voluto rendere omaggio ai 20 mila italiani gettati nelle foibe istriane dai partigiani jugoslavi di Josip Broz, nome di battaglia “Tito”.

Per celebrare il “Giorno del Ricordo”, chi è stato torturato e ucciso e gli oltre 250 mila esuli costretti a lasciare le loro case dopo la seconda guerra mondiale. Senza dimenticare le migliaia di persone deportate nei campi sloveni e croati, e in molti casi mai più ritornati. L’orrore della guerra.

Nessuna dichiarazione, nessuno slogan. Nemmeno un megafono a scandire il passo. Non volava una mosca. Soltanto fiaccole accese, una ciascuno, e cellulari tutti silenziati. I militanti di Casapound sono partiti da piazza del Teatro, in file da sei. Alle 18.30, il tempo di organizzare il tutto.

A precederli le bandiere del partito assieme a quelle di Istria, Fiume e Dalmazia. C’erano soprattutto ragazzi e ragazze delle superiori, lavoratori e qualche cittadino che si è unito strada facendo. Con loro anche Alessandro Mereu, responsabile CasaPound Viterbo e i candidati a Camera, Senato e consiglio regionale alle elezioni del 4 marzo: Claudio Taglia, Umberto Ciucciarelli, Gabriele Caropreso, Noelle Boi e Lavinia Nepa. Poco più avanti qualche poliziotto e un paio di volanti diretti dalla dirigente Monia Morelli.

Il corteo ha attraversato via Marconi e il sacrario, dove si è fermato per qualche secondo. Davanti al monumento ai caduti di tutte le guerre. Anche questo un omaggio. Per poi sfilare lungo valle Faul, oltrepassare la porta di ingresso alla città e chiudere il corteo davanti al monumento che ricorda i martiri delle foibe e Carlo Celestini, viterbese ucciso dalle truppe comuniste del maresciallo Tito.

Qui i militanti hanno prima deposto la corona di fiori con su scritto “I ragazzi di CasaPound”, poi sono rimasti fermi e in silenzio per almeno 10 minuti. Senza fare alcun comizio. Soltanto Mereu, in disparte, ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato. Poi di nuovo il silenzio.

I massacri delle foibe e l’esodo dalmata-giuliano sono una pagina di storia per molti anni dimenticata. Fino al 2005, quando gli italiani furono chiamati per la prima volta a celebrare il “Giorno del Ricordo”.

Tra il 1943 e il 1947 furono almeno 20 mila gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia uccisi nelle foibe, grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati i corpi delle vittime.

I primi a finirci furono carabinieri, poliziotti, guardie di finanza, militari fascisti della Repubblica sociale di Salò e collaborazionisti che non erano riusciti a scappare. In mancanza, si prendevano comunque mogli, figli o genitori. 

I condannati venivano legati l’un l’altro con un fil di ferro stretto ai polsi e successivamente schierati sugli argini dei precipizi. Dopodiché si apriva il fuoco colpendo solamente i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando trascinavano con sé gli altri. Condannati in diversi casi a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini. E sui cadaveri dei loro compagni. Prima di morire. Tra sofferenze troppo a lungo dimenticate.

Daniele Camilli

 

 

 


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12 febbraio, 2018

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