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Acquapendente - Maxirissa Pugnaloni - Tra le scintille dei difensori, la testimonianza dell'infermiere che ha prestato i primi soccorsi alle vittime - A processo in sette, tra cui una donna

“Botte da orbi anche dentro il pronto soccorso”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Acquapendente – (sil.co.) – “Botte da orbi anche dentro il pronto soccorso”. Lo ha raccontato oggi in aula l’infermiere che ha prestato i primi soccorsi ai giovani coinvolti nella maxirissa scoppiata ad Acquapendente il 15 maggio 2011, alla vigilia della sfilata dei Pugnaloni, poi rinviata a causa del maltempo.  In sette, tra cui una donna, sono a processo per rissa aggravata. 

I primi ad arrivare in ospedale furono una coppia di fidanzati che si è dissero vittime di un’aggressione.

“Mentre prendevo i dati del ragazzo, che riferiva di avere riportato delle lesioni, è suonato di nuovo il campanello e sono entrati altri due giovani, di Onano. In un attimo tra i quattro c’è stata un’esplosione di calci e pugni – ha detto il sanitario al giudice Giovanni Pintimalli – erano tutti contro tutti, allora io mi sono messo in messo per dividerli, poi è arrivato il dottore e li ha visitati tutti, uno a uno”. 

Un interrogatorio caratterizzato dall’animosità tra i vari difensori, che hanno fatto scintille in merito alla presenza di altri due testimoni, una guardia giurata e un infermiere ausiliario, che avrebbero assistito all’accaduto e che potrebbero riferire su chi ha cominciato per primo.

L’avvocato Vincenzo Dionisi, in particolare, insiste perché vengano ascoltati entrambi, considerando determinante la loro deposizione per accertare le responsabilità dei suoi assistiti. 

A processo per rissa aggravata sono finiti in sette, tra i quali la fidanzata del giovane che per primo ha varcato la porta del pronto soccorso. Lei, all’epoca 24enne, mentre si trovavano in ospedale, avrebbe sferrato un morso alla mano di uno dei contendenti che stava facendo a botte col fidanzato. 

La maxirissa ad Acquapendente fece epoca, in quanto scoppiata sotto un cielo plumbeo il sabato sera prima della sfilata dei Pugnaloni. Una sfilata poi rinviata a causa della pioggia battente che non dava tregua.

Il bilancio delle reciproche botte fu di quattro feriti medicati al pronto soccorso. Tra chi le dava e chi le prendeva, un allora 32enne romeno riportò un trauma cranico; un 30enne di Acquapendente lo schiacciamento della mano destra e uno sgarro al labbro superiore; un 25enne di Onano, contusioni alla priamide nasale, escoriazioni sulle mani e uno sgarro al labbro inferiore. La 24enne, che come gli altri se la cavò con pochi giorni di prognosi, riportò contusioni al volto, alle braccia e al dorso.

Risolti i lividi, sono cominciati i dolori. I quattro feriti più tre onanesi di 24, 27 e 38 anni, infatti, sono finiti sul banco degli imputati con l’accusa di rissa aggravata; i primi anche nelle vesti di parti offese. 

A distanza di quasi sette anni, con il processo a rischio prescrizione, il giudice stringe i tempi per arrivare alla sentenza di primo grado, fissando al 18 aprile la prossima udienza per sentire la guardia giurata e l’ausiliario infermiere, che nel frattempo si sarebbero trasferiti altrove.

Se vorranno, in quella data, gli imputati potranno fornire al giudice la propria versione, rilasciando spontanee dichiarazioni o lasciandosi interrogare. Poi la sentenza. 


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21 febbraio, 2018

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