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Viterbo - Il lento ritorno alla normalità - Problemi ancora nei vicoli e nelle vie più strette - L'imprenditore Antonio Di Stefano: "Hanno chiuso via Mazzini e se la sono dimenticata"

Emergenza neve, la città liberata da lavoratori e militari

di Daniele Camilli
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Neve a Viterbo - I soldati in piazza delle Erbe

Neve a Viterbo – I soldati in piazza delle Erbe

Neve a Viterbo - Milena Marzullo

Neve a Viterbo – Milena Marzullo

Neve a Viterbo - Cinzia Viglianti

Neve a Viterbo – Cinzia Viglianti

Neve a Viterbo - Maurizio Mariani e i lavoratori della Viterbo Ambiente

Neve a Viterbo – Maurizio Mariani e i lavoratori della Viterbo Ambiente

Neve a Viterbo - Il mezzo a tre lame venuto da Perugia

Neve a Viterbo – Il mezzo a tre assi venuto da Perugia

Neve a Viterbo - I mezzi dell'Esercito in piazza del Comune

Neve a Viterbo – I mezzi dell’Esercito in piazza del Comune

Neve a Viterbo - Gli operai della Talete

Neve a Viterbo – Gli operai della Talete

Neve a Viterbo - L'ospedale vecchio

Neve a Viterbo – L’ospedale vecchio

Neve a Viterbo - Germana Trimarchi

Neve a Viterbo – Germana Trimarchi

Neve a Viterbo - Antonio Di Stefano

Neve a Viterbo – Antonio Di Stefano

Neve a Viterbo - Valle Faul

Neve a Viterbo – Valle Faul

Viterbo – Viterbo anno zero. Si riparte da qui. Dal giorno dopo la nevicata di lunedì notte. Dalle macerie imbiancate di ieri mattina. Ammucchiate ai margini delle strade da lavoratori e militari con mezzi e spazzaneve. Sotto Palazzo dei Priori liberato dalla neve. Mezzi che sembrano blindati pronti a un colpo di stato d’altri tempi la mattina successiva alle elezioni.

Multimedia: La città dei Papi dopo la nevicata – Video: Lavoratori e militari in prima linea

In giro per il centro storico di Viterbo ieri mattina c’erano solo loro. Lavoratori e militari. Mentre tutto torna alla normalità.

Qua e là c’è pure qualche residente che fa capolino dalle finestre oppure si mette a pulire le scale dopo tre giorni di assedio durante i quali non è mai uscito di casa. Tutto attorno non c’è nessun altro e sono ancora pochi i bar e i locali che hanno deciso di riaprire.

“La situazione è ancora un po’ disastrata perché ci sono delle vie del centro storico, come via San Pellegrino e Centoponti che sono impraticabili – dice Milena Marzullo, postina – Io vengo da Civitella d’Agliano”. A trenta chilometri da Viterbo, verso Bagnoregio. Tutti i giorni, avanti e indietro. Anche lunedì, martedì e mercoledì”. “Venendo qui ho trovato un po’ di disagio – prosegue il discorso -. A Civitella è molto più pulito rispetto a Viterbo”.

Come hanno lavorato in questi giorni? “Non proprio bene. Perché quando c’è neve – spiega Milena Marzullo – i motorini non ce li fanno prendere. Possiamo girare solo con le macchine, che poi non ci sono per tutti i postini. Quindi dobbiamo salire in due sulla stessa macchina”. Ma le zone assegnate sono diverse. Ieri mattina, comunque i postini a Viterbo giravano a piedi.

Per strada non c’è anima viva. Le scuole sono chiuse, nessuno studente in giro. A Valle Faul neanche l’ombra di uno slittino. C’è solo Cristiano Guerrini, che scende dalla macchina e va a lavorare al Bar Centrale. È suo e della sua famiglia. In piazza del Comune. Sempre aperto. Grandinasse, piovesse o nevicasse. “A me ha detto bene – racconta Cristiano Guerrini – con la macchina arrivo dappertutto. Mio fratello Ivan, che invece abita a Bagnaia, è venuto giù tutti i giorni”. “A piedi”!

Superati emergenza e strascichi di questi pochi giorni, e tutti pronti alle elezioni di domenica che cambieranno il discorso in tavola e forse l’agenda politica del paese, Cinzia Viglianti della Protezione Civile ricorda però che “c’è ancora da lavorare. Perché ci sono vicoli e strade dove i mezzi non possono arrivare e bisogna intervenire a mano”. E “a mano” vanno “creati dei percorsi pedonali per agevolare il camminamento delle persone. Braccia, mezzi e attrezzature ci hanno permesso di lavorare”. E di tirare fuori Viterbo dalla neve tutto sommato in poco tempo. “Noi eravamo sei operatori al giorno – chiude Viglianti prima di riprendere a lavorare – e ci alternavamo tre la mattina e tre il pomeriggio”. “Perché lavorare con le braccia è dura”.

In un angolo vicino piazza del Gesù, in ginocchio davanti a un contatore c’è Tonino Tomai, operaio della Talete. Dietro di lui un altro operaio, col cellulare in mano. “Senta, stiamo qui per istallare il contatore. Qui, del ristorante”. Silenzio. Pausa. Poi, “ah, va bene. Ok, arrivederci”. Dall’altro cavo gli avranno detto che…”a casa non c’è nessuno”. Ripassa.

Tonino Tomai e compagno rispondono a qualche domanda senza smettere di lavorare. “Ripariamo contatori rotti – dice Tomai – Quanti? Nun te lo so di’. Solo contatori rotti dal gelo”. Poche parole. Concise, essenziali. “Siamo parecchie squadre in giro – aggiunge -, circa una decina”. Solo su Viterbo? Seee! “Su Viterbo e provincia”, risponde Tomei che ha passato gli ultimi giorni a sistemare contatori e stare a contatto con acqua e gelo, che di questi giorni non è poi così gradevole.

Per San Pellegrino non si incontra nessuno. Stessa cosa a piazza San Lorenzo dove ci sono il Duomo e Palazzo dei Papi. Sedie, vuoto e cumuli di neve. Tutto è spento e chiuso. Sacchi di sale purissimo e batteriostatico messi a terra. Si vedono solo un tizio sulla ventina fare foto a palazzo degli Alessandri e tre turisti campani in piazza della Morte. Per il resto si sta solo attenti a non cascare. Qualche faccia in più si vede a piazza della Rocca, Sacrario e via Cairoli. Niente di che. Pure le Poste in via Ascensi pare abbiano preso precauzioni imbacuccando il bancomat e proteggendo il cliente da cadute dall’alto di qualsiasi natura.

In piazza del Comune ci sono invece i mezzi militari. Esercito e carabinieri. Schierati davanti alla Prefettura. Con le loro divise dalle tonalità scure. Sugli sportelli di uno dei mezzi si legge “Kfor” la missione NATO denominata “Kosovo FORce” del 1999 cui l’Italia prese parte, nei territorio della ex Jugoslavia. Accanto ai mezzi militari, i lavoratori della Viterbo Ambiente. Divisa arancione che colpisce. Come un pugno in un occhio. S’aggirano attorno agli spazzaneve dei soldati. Fieri però del loro “tre asse con lama davanti” e direttamente da Perugia che è più grosso di quello dei militari. E questa mattina libererà pure il Riello.

“Abbiamo provveduto allo spargimento sale sia con i mezzi meccanici, sia a mano”, spiega subito Maurizio Mariani, responsabile della Viterbo Ambiente che si occupa di raccolta differenziata nella città dei Papi. 

“Abbiamo fatto venire anche un altro mezzo da Perugia – prosegue Mariani – un tre asse con lama davanti. Abbiamo anche liberato gli accessi di diversi istituti scolastici. La situazione oggi è in netto miglioramento grazie anche alla sinergia che c’è stata in questi giorni con l’esercito. E stiamo facendo tutto non solo perché è il nostro lavoro ma anche per senso civico e servizio ai cittadini e al territorio. Abbiamo impiegato tutto il personale. Anche con doppi turni”.

Dalle parti di via Calabresi, una signora sulla settantina procede lenta per strada. “Sono arrivata ora da Roma”, racconta Germana Trimarchi che ha casa anche a San Martino al Cimino. È ritornata nella capitale ieri sera stessa. “Tutto sommato le strade sono percorribili – sottolinea la signora -. Bisogna solo fare attenzione al ghiaccio. Ma è tutto vivibile”. 

Dulcis in fundo, pure via Mazzini è stata riaperta al traffico dopo una chiusura durata più di due giorni. Via Cesare Dobici in centro ieri mattina era, invece, ancora chiusa.

“In via Mazzini – interviene Antonio Di Stefano, titolare di una storica ditta di grafica viterbese – la situazione è nettamente migliorata. Nei giorni scorsi ci siamo uniti, aziende, studenti universitari, anziani, e ci siamo aiutati reciprocamente senza aspettare le mosse dell’amministrazione. Sfruttando anche le leggi della natura. Ad esempio abbiamo posizionato mucchi di neve sui tombini più caldi”. Rimedi della nonna per resistere a intemperie e inefficienze.

Il problema principale in via Mazzini sono state le stalattiti che pendevano dai tetti col pericolo di trafiggere qualche passante e le automobili parcheggiate a schifo lungo la via che hanno ostacolato non poco il passaggio dei vigili del fuoco. Antico male cittadino le macchine parcheggiate a c…. di cane lungo via Mazzini. Una via che in questi giorni ha pagato anche le conseguenze di questo modo d’essere, che non dipende certo dalla neve. Comunque, la via è stata riaperta e la situazione dei parcheggi è tornata tale e quale.

“Hanno chiuso via Mazzini e se la sono dimenticata per due giorni”, ha detto Di Stefano. Tuttavia “nell’emergenza, la cooperazione e la condivisione sono le cose migliori. Diverse vie della città sono state liberate grazie alla buona volontà di tanti cittadini. Il Comune avrebbe dovuto organizzarsi prima e in modo più partecipato. Coinvolgendo direttamente le persone. Prima che nevicasse”.

In piazza delle erbe ci sono un paio di militari. Cappello in testa e rossi in faccia, uno guida e spazza, mentre l’altro toglie la neve dai sampietrini per evitare che la lama del mezzo militare li rovini. Il termometro segna meno uno. Fa freddo e stanno lì a spalare. Impossibile resistere. 

Qual è la situazione? Amichevolmente e accomodanti. La risposta del militare. “Non possiamo rilasciare interviste. Purtroppo”.

Daniele Camilli


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2 marzo, 2018

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