Viterbo – Lascia i domiciliari per recarsi al processo per direttissima in cui è imputato per spaccio, i carabinieri non lo trovano e pensano sia evaso. Meno male che lo hanno trovato in tribunale, davanti al giudice Giacomo Autizi, che ha confermato l’udienza, risolvendo prontamente l’equivoco. Altrimenti avrebbe rischiato l’arresto.
E’ il trentenne viterbese ai domiciliari per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente dal 23 gennaio, quando i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Viterbo lo hanno fermato mentre si trovava in automobile e durante la successiva perquisizione gli hanno trovato in casa circa 8 grammi di eroina, 2 grammi di marijuana e mezzo grammo di cocaina, suddivise in dosi, oltre a tutto l’occorrente per il taglio e il confezionamento della droga.
Ieri il pm Barbara Santi ha riqualificato il reato nella meno grave fattispecie del cosiddetto “V comma”, l’“ipotesi lieve” di condotta illecita in tema di sostanze stupefacenti in vigore dal 2014.
Il difensore Franco Taurchini ha chiesto per il suo assistito la “messa alla prova”, attraverso lavori di pubblica utilità presso una cooperativa sociale del capoluogo, presentando inoltre istanza di revoca dei domiciliari per consentire al trentenne di riprendere la sua attività lavorativa nel commercio ambulante.
Istanza rigettata dall’accusa, mentre il giudice si è riservato di decidere entro i prossimi cinque giorni. Il processo è stato quindi rinviato al 21 maggio.
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