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Viterbo - Lettera di Giovanna Gobattoni

Il cinema Trieste deve continuare a vivere

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Riceviamo e pubblichiamo – Il Cinema Trieste, una piccola e significativa realtà culturale della nostra città chiude. Uno degli ultimi cinema di quartiere del capoluogo. Lo apprendiamo noi genitori entusiasti dopo aver assistito al Pinocchio messo in scena dai nostri figli, alunni della scuola Primaria dell’Ellera, guidati con la consueta competenza e passione da Elda Martinelli.

Ce lo comunicano sconsolati i gestori, che per anni hanno tenuto in vita uno spazio di Cinema, ma anche di cultura in senso lato, ospitando rassegne ed iniziative, ultima quella del cinema del Sud del mondo promossa dall’Aucs. Chiude uno spazio di vita della città che nasceva come cinema parrocchiale, molti di noi ricordano le rassegne per ragazzi degli spaghetti western rivisitati sub specie Bud Spencer e Terence Hill o le parodie indimenticabili di Ciccio e Franco.

Era un’altra Italia dove i ragazzini ancora costruivano al cinema il proprio immaginario e la tv per ragazzi appena si affacciava. Il Trieste ha saputo poi adeguarsi negli anni diventando un piccolo nucleo di scambio culturale: una città, che diventando finalmente universitaria, aveva l’esigenza di uno sguardo sul mondo, come solo i film autoprodotti in realtà di confine potevano restituire. Inoltre è stato il palcoscenico di centinaia di ragazzini che hanno scoperto il teatro, grazie all’infaticabile sforzo del Teatro di Carta. Questo e molto altro è stato il Cinema Trieste, ora serra i battenti:non per volontà dei gestori ma per un dictat che viene dall’alto, dalla Curia? In questi giorni sentiamo continuamente notizie di chiusura dei già esigui luoghi di cultura presenti in Italia.

È un brutto segnale chiudere i teatri o i cinema è un po’ come bruciare i libri, è il sintomo di una comunità che cancella dietro di sé le orme sulle quali ha camminato. I luoghi portano in sé la memoria collettiva della civiltà, cancellare quella memoria significa azzerare spirito critico, possibilità di analisi è il neolinguaggio/neopensiero descritto da Orwell. Noi non crediamo al grande fratello, ma alla banalità del male sì. Sconfiggiamo quella banalità adoperandoci perché a Viterbo continui a vivere un luogo dove la finzione ancora racconti la realtà meglio di tanta banale cronaca.

il Cinema Trieste, prima di spegnere l’insegna, regalerà domenica 1 aprile, agli amanti del cinema e a tutti quelli che vorranno partecipare, la visione di “The Artist”, il film sul cinema che ha conquistato il pubblico in tutto il mondo. Un film che racconta la magia del grande schermo proponendo il linguaggio del muto in un mondo assordato di stimoli sonori, rendendo evocativo un universo espressivo da cui i nostri nonni si sono emancipati frettolosamente.

Che la nostra partecipazione sia anche un appello affinchè il cinema Trieste continui a vivere.

Giovanna Gobattoni


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31 marzo, 2012

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