Roma – (s.c.) – Con la gestione del recupero delle sofferenze interna alle banche i tassi di recupero sono più alti e si attestano al 47,3%.
Così le banche possono salvaguardare il loro rapporto col territorio e valorizzare i lavoratori.
Questa in sintesi è l’indicazione espressa da Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato maggiormente rappresentativo nel settore bancario, durante i lavori del 21esimo congresso nazionale che si sta svolgendo in questi giorni a Roma e che ha chiamato a raccolta i protagonisti del mondo politico e finanziario e oltre 1500 delegati sindacali provenienti da tutta Italia.
“Chiediamo alle banche di adottare un modello di gestione interna delle sofferenze – ha affermato Lando Maria Sileoni – per salvaguardare i rapporti col territorio, valorizzare i lavoratori e scongiurare la svalutazione degli stessi crediti deteriorati. Siamo contrari alla cessione esterna degli Npl perché massacra le imprese e punta su profitti a breve termine”.
La proposta è sostenuta dallo studio “Modello programmatico di gestione interna degli Npl”, a cura degli analisti Alfonso Scarano e Antonella Simone con il contributo legale dell’avvocato Chiara Scarano. L’approfondimento del problema analizza dimensioni e criticità del mercato degli Npl (crediti deteriorati), al centro di un rigido processo di regolamentazione da parte della commissione di Vigilanza della Banca Centrale Europea, che a metà marzo pubblicherà la versione definitiva dell’addendum alle linee guida del “Meccanismo unico di Vigilanza” della Bce, con nuove e più stringenti regole sugli accantonamenti di capitale a copertura dei crediti deteriorati.
Lo studio, condotto sulla base di dati Bankitalia, rileva come la gestione interna delle sofferenze registri tassi di recupero mediamente più alti, che si attestano al 47, 3% contro il 23% registrato in media dai service esterni.
Una dinamica innescata da più fattori: le società esterne non hanno una relazione diretta con il cliente e informazioni dettagliate sulle singole posizioni in sofferenza, dunque hanno minori capacità di “valorizzare” i crediti deteriorati (npl) in portafoglio.
Un’altra criticità rispetto alla cessione esterna degli Npl riguarda i prezzi di mercato delle sofferenze.
I fondi speculativi sono, infatti, disposti ad acquistarle a un costo di poco superiore al 22%, contro il 41% del prezzo di carico stimato nei bilanci delle banche.
Una cessione che innesca perdite sul capitale ed espone le banche una riduzione del valore delle azioni in mano ai soci e le costringe a nuove ricapitalizzazioni con effetti diluitivi sull’azionariato.
Inoltre, il sistema di cessione degli Npl fonda, per la valorizzazione dei portafogli, in massima parte, sui valori peritali degli immobili a garanzia.
Lo studio illustra da più prospettive il potente effetto distorsivo sulla gestione del recupero del credito incagliato delle perizie affidate in outsourcing alle società esterne, mettendo in luce sia la metodologia non rispettosa dei contratti di generazione delle posizioni creditizie, sia l’anti economicità della scelta di privilegiare i riferimenti delle aste giudiziarie per stabilire presunti prezzi di mercato.
Lo studio sottolinea il forte impatto sociale di distruzione di valore degli immobili e di ripercussione sulla ricchezza nazionale.
La Fabi, in quanto principale sindacato dei bancari, propone dunque di affidare alle filiali degli istituti di credito le procure e le deleghe per la gestione del credito deteriorato, formando il personale interno e creando figure manageriali ad hoc (“special risk manager”) che sovrintendano alla gestione di quest’attività. L’intervento peritale, secondo la Fabi, dovrebbe essere condotto internamente dalla banca, per ricostruire correttamente i valori delle garanzie e assegnare il corretto livello di rischio e il giusto grado di recuperabilità delle posizioni incagliate.
L’obiettivo della proposta è triplice: tutelare la continuità dell’azienda banca con un importante risparmio in termini di accantonamento del capitale, salvaguardare la relazione tra banca e clientela e valorizzare in modo appropriato il portafoglio degli Npl, che non subirebbero pesanti svalutazioni così come invece avviene quando li si cede sul mercato.
Adottando queste proposte, le banche valorizzerebbero il loro rapporto col territorio e le professionalità interne.
I lavori del Congresso Nazionale Fabi, iniziati lunedì 5 marzo scorso, termineranno domani venerdì 9 marzo.
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