Viterbo – (g.f.) – “Il mio risultato a disposizione della città”. Daniele Sabatini il candidato più votato, a Viterbo e nella Tuscia, nella coalizione più votata in provincia, il centrodestra, nella lista più votata della coalizione, Forza Italia.
Nonostante tutto, i meccanismi della legge regionale lo hanno tenuto fuori dal consiglio. Oggi è tempo di voltare pagina e provare a guardare oltre. Tra due mesi si vota nel capoluogo.
“Il mio contributo come Daniele e come gruppo lo metto a disposizione della città. Con l’obiettivo di cambiare l’amministrazione e l’assetto degli ultimi cinque anni. Ho fiducia e la certezza credibile che possa essere accolta la mia offerta, “gratuita” per la città e le forze politiche”.
A disposizione della coalizione di centrodestra. Sarà accettato? Sabatini è tra i papabili per la candidatura a sindaco. Ma le candidature da quelle parti abbondano. Tanto che qualcuno propone pure le primarie.
“Penso che domenica ho fatto primarie, secondarie e terziarie”. Ovvero, le 4620 preferenze ottenute, più di duemila nel capoluogo. “Sono un risultato straordinario rispetto a me e a quelli che hanno creduto nella nostra proposta”.
Nel capoluogo, la dote di Sabatini è di tutto rispetto. “Sono stato il più votato – ricorda Sabatini – arrivando prima della vice sindaca, di colleghi consiglieri regionali che sviluppano diversi assessorati. Spiace ovviamente a livello personale, ma soprattutto politico, che il centrodestra non abbia riferimenti in consiglio regionale. Il voto non andava disperso.
Gravissimo lasciare tutto a Pd e 5 stelle, un pericolo per il territorio”.
Sono in tanti a cercare Sabatini in queste ore. “Sono giorni che faccio fatica a rispondere a telefonate o a parlare con la gente che incontro – dice Sabatini – per spiegare come mai a Viterbo Parisi sia arrivato primo, il centrodestra prima coalizione, Forza Italia prima lista nella coalizione e io il primo per preferenze. Eppure il seggio non è scatta”.
Complicato spiegare il perché, complicato quanto provare a spiegarlo, raccontando gli oscuri meccanismi della legge elettorale.
“Il primo seggio contendibile – osserva Sabatini – era il settimo. Non è non scattato e anche il sesto era impossibile da catturare. Mancavano 22mila voti”.
Nonostante tutto, si va avanti. “Non intendo abdicare – prosegue – al ruolo di rappresentanza per cittadini e amministratori locali, in questa fase, molto preoccupati. Al di là di un ruolo istituzionale, resto un punto di riferimento certo per un territorio che non va abbandonato. È l’unico modo che conosco di fare politica e così voglio continuare”.
E se il centrodestra viterbese non ha conquistato seggi, Zingaretti non ha conquistato la maggioranza. “Serviva il 37% – spiega Sabatini – è un danno per tutti la non governabilità. Non è stata approvata la legge di stabilità e adesso siamo in esercizio provvisorio. Se non si vota il bilancio e la legge, si va in gestione provvisoria, con problemi rispetto a fondi e finanziamenti”.
A Sabatini, l’incoraggiamento dei presenti all’incontro. Si vedono Mario Lega, Giulio Marini, Giovanni Bartoletti della Lega, ma pure Ottavio Raggi e Goffredo Taborri. Un gruppo per andare avanti c’è. Sembra bello compatto.
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