Roma – Ammettere i propri errori prima di fare le pulci agli altri. Bella pagina del National Geographic che nel numero di aprile scrive: “siamo stati razzisti anche noi”.
Nato nel 1888, per quasi tutto il novecento il National Geographic è stato forse l’unico modo per conoscere altri luoghi e popoli al di fuori dell’occidente.
“Per anni la nostra copertura dei fatti è stata razzista. Per superare il passato dobbiamo ammetterlo”, spiega al New York Times John Edwin Mason, professore dell’università della Virginia (Usa), al quale il National ha affidato l’incarico di fornire una valutazione più chiara e obiettiva sui 130 anni di una delle riviste fotografiche e scientifiche più importanti al mondo.
Il mea culpa è arrivato mentre lo staff del magazine lavorava al numero di aprile dedicato alla “razza”. Per avere una valutazione più chiara e obiettiva il National Geographic si è affidato a Mason, che non ha lasciato adito ad alcun dubbio.
“Durante la maggior parte della sua storia il National Geographic – ha detto Mason al New York Times – in parole e immagini, ha riprodotto una gerarchia razziale in cui i neri erano in basso e i bianchi in alto”. Il risultato dello studio di Mason non è stato contestato dagli editori, che invece hanno dato rilievo alle sue conclusioni.
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