Viterbo – Non so se George Clooney girerà mai qualcosa a Viterbo. E non so se il progetto di Steven Spielberg che vedeva la Tuscia grande protagonista si sbloccherà in futuro.
So, però, che questi due esempi – ma anche Troppa grazia di Gianni Zanasi (girato quasi del tutto tra Viterbo e provincia la scorsa estate), Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher (tra i film italiani papabili per Cannes 2018 e ambientato in gran parte nella zona dei Calanchi) e Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi (attualmente in sala con Civita di Bagnoregio in grande spolvero) per citare altri recenti casi – dimostrano se ancora ce ne fosse bisogno le potenzialità di una terra che per le sue bellezze e peculiarità è in grado di trovare nel cinema un efficace strumento di promozione e sviluppo.
Multimedia: George Clooney a Viterbo – George Clooney al ristorante 13 Gradi – Video
E non sono solo io a dirlo ma la storia del cinema italiano e internazionale che come ci ha raccontato Franco Grattarola hanno sempre trovato nella Tuscia lo scenario ideale (anche per la vicinanza a Roma, ammettiamolo) per grandi, grandissime, piccole e piccolissime produzioni.
Chiusa l’inevitabile parentesi autoreferenziale, cosa bisogna fare? Io non lo so. Ho solo qualche spunto.
Organizzare una rete territoriale di supporto alle produzioni cinematografiche (non serve molto) senza aspettare aiuti da strutture esterne che a volte appaiono assolutamente inutili.
Comunicare al mondo e agli addetti ai lavori (e rendere consapevoli noi stessi) che in questa terra hanno girato Monicelli, Pasolini, Welles, Fellini, Sorrentino, Garrone e chi più ne ha più ne metta; che la città de I vitelloni e de Il vigile ma anche de Il maresciallo Rocca è Viterbo; che i “giardini vaticani” di The young Pope e di Habemus Papam sono a Villa Lante; che il paese del Pinocchio di Comencini è Farnese; che sulla piazza della Collegiata di Faleria Tarkovsky ha girato alcune scene di Nostalghia e Gennaro Nunziante ha diretto Checco Zalone in Quo vado? e così via.
Coinvolgere le personalità del cinema italiano e internazionale legate al nostro territorio e volenterose di dare una mano e di spendersi per la crescita dello stesso.
Lasciare in competizione ma mettere in rete le storiche iniziative di promozione cinematografica e favorire la nascita e la crescita di nuove e innovative.
E poi, ultima ma non ultima, c’è la politica.
E sei pessimista se pensi alla penosa vicenda del recupero del cinema Genio consegnato alla storia di Viterbo dalla premiata ditta Rossi, Barelli & Co. (ma una citazione la meriterebbe anche chi, pentendosene amaramente poi, ha dato loro carta bianca sul tema).
E sei ottimista se pensi all’entusiasmo che trovi in piccoli comuni come Nepi, Vitorchiano, Faleria, Castel S. Elia o al davvero egregio lavoro svolto dall’assessorato allo sviluppo economico del comune di Viterbo (negli ultimi due anni…) per cercare di riportare le grandi produzioni cinematografiche sul nostro territorio.
E alla fine provi a restare ottimista perché forse sono maturi i tempi per iniziare a valutare i progetti per quello che valgono, indipendentemente dall’eventuale appartenenza politica, partitica (o addirittura, in alcuni casi, correntizia) di chi li propone.
Si tratta di avere una visione comune, pianificare e lavorare su un progetto nemmeno troppo complesso e dispendioso e sperare che per la prima volta si riesca a fare anche qui una cosa che in molte altre parti d’Italia e del mondo è stata realizzata da anni o da decenni. Daje.
Mauro Morucci
Direttore organizzativo
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