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Viterbo - Francesco Palese (Uil) analizza i dati del settore

“Edilizia viterbese al collasso: servono infrastrutture e contratto unico”

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Francesco Palese

Francesco Palese

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non sappiamo cosa si stia ancora aspettando da parte della politica e delle istituzioni, per far ripartire l’occupazione nella nostra provincia. Basta con proclami elettorali, visto che ora l’attenzione si sposterà alle prossime elezioni amministrative.

I dati sono reali, da quando è iniziata questa maledetta crisi, l’occupazione del settore edile negli ultimi nove anni è scesa ad oggi (dati prelevati da Cassa Edile e Edilcassa), di oltre il 50% degli addetti del settore. Infatti i dati 2008 contavano oltre 4mila addetti alla Cassa Edile di Viterbo, oggi si contano quasi 1.800 e dall’Edilcassa da oltre 700, ad oggi ce ne sono 300. Una vera guerra occupazionale.

Ma su tutto, purtroppo, come sempre accade in Italia, dalla guerra se ne traggono i vantaggi. Molte le imprese che usano lavoratori non in regola, o in part-time mascherato, cioè lavoratori assunti ad ore ed invece usati per tutta la giornata. Cosa dobbiamo poi dire del decantato Jobs Act, il quale dava sgravi fiscali e contributivi per assumere ed invece, non solo è stato usato per sanare alcune posizioni irregolari, ma oggi che gli sgravi sono terminati, le imprese si disfano immediatamente di questi lavoratori, creando ancor di più disoccupazione.

Quindi primo dato assoluto: mancano i controlli.

Aggiungiamo poi la fuga dal contratto edile e l’uso di contratti atipici, cioè non edili, come trasporto, commercio, florovivaisti, chi più ne ha più ne metta. La trasformazione del mercato del lavoro ha significato precarietà ed instabilità per i lavoratori, che ha avuto effetti maggiormente negativi di un uso non adeguato di queste nuove modalità contrattuali.

Il contratto edile deve rimanere l’unico contratto da adottare nei cantieri e non altri, evitando che le aziende non si spostino nei contratti economicamente più a loro vantaggiosi, risparmiando sui costi previsti come la cassa edile, la formazione, la sicurezza e il salario.

 La crisi ha ridisegnato i pesi nella mappa dei contratti di cantiere. Per affrontare in modo costruttivo tale problematica, riteniamo quindi sia necessario partire da un punto fondamentale: tutto il personale che opera nei cantieri edili deve essere destinatario delle medesime condizioni e tutele sul piano della sicurezza, della formazione e del trattamento economico complessivo. Tutti i lavoratori che operano nei cantieri devono essere riconosciute le stesse tutele e garanzie, perché a uguali rischi devono corrispondere uguali costi di prevenzione e di protezione dei lavoratori.

L’attuale presenza nei cantieri edili di imprese che, pur svolgendo lavorazioni di natura analoga a quella edile, se non sostanzialmente equivalente, applicano ai lavoratori contratti collettivi di settori merceologici diversi da quello edile, impedisce, nei fatti, la realizzazione di condizioni omogenee di tutela. Servono misure per tutelare le imprese sane dal “dumping contrattuale” ed allo stesso modo tutelate i lavoratori, per un lavoro regolare, per una buona formazione e sicurezza sul luogo di lavoro. 

Ai nostri politici diciamo che un altro tema centrale per lo sviluppo del Paese, è anche il contrasto al lavoro nero alla corruzione e all’economia sommersa, che valgono almeno 120 miliardi di euro l’anno.
Inoltre dobbiamo costatare che le affermazioni falsamente consolatorie, secondo le quali, la crisi era anche un’opportunità per modernizzare il paese, stanno mostrando la loro inconsistenza, soprattutto per un fatto: ovvero che la vera opportunità nella crisi era di fare ogni sforzo per aprire nuovi cantieri.

Ma dobbiamo costatare che in questa congiuntura negativa, il nostro settore edile non è diventato come doveva essere, il pilastro attorno al quale realizzare una politica economica in grado non solo di fronteggiare le difficoltà, ma anche di preparare il terreno per una nuova fase di crescita.

E’ importante inoltre, fornire uno scenario certo alle imprese e alle famiglie, vantaggioso e semplice, per intervenire sia per le ristrutturazioni sia per le infrastrutture che più servono al territorio, come ad esempio il completamento della superstrada Orte/Civitavecchia. Ma, a parte la rimanente parte di oltre 17 km essenziali per il completamento totale dell’opera, ne sono avviati solo 6,4 km.

Quello che abbiamo dimostrato con iniziative mediatiche, e che nessuno a pensato ad effettuare tavoli di lavoro, per concertare la sicurezza, le sovrapposizioni dei sistemi di lavoro, i contratti di lavoro adottati, le assunzioni, gli orari di lavoro: nessuno a pensato alle forti problematiche occupazionali della provincia. Molte segnalazioni fatte miravano al mancato rispetto del contratto nazionale edili alle istituzioni, in quanto moltissime aziende operavano e tutt’ora operano, con contratti non edili pur facendo quel tipo di attività.

Nessuno si è mosso, come se quell’opera doveva andare avanti senza intoppi. Allora, la nostra preoccupazione si rivolge ai politici locali e nazionali oggi eletti nella nostra provincia: possibile che non si riesca a fare questi tavoli di concertazione e che nel prossimo appalto conclusivo dell’opera, sia applicato il contratto prevalente quello dell’edilizia che favorisce i lavoratori al contrario di altri contratti e dove le aziende interessate ai lavori siano nella maggior parte provenienti dalla nostra provincia.

Eviteremo così di trovarci di fronte aziende legate all’appaltatore a doppio filo e provenienti da altre regioni e potendo contare su una forza lavoro fatta di molti locali. Ecco perché ci preoccupiamo sul prossimo appalto, per gli interessi che scatenerebbe un’opera così importante, per la non consapevolezza delle imprese locali a fare sistema, e lasciare tutto alla mercé di aziende che provengono da altre parti, accontentandosi di piccole cose, per poter dare risposte di un’occupazione ai nostri lavoratori.

Noi siamo pronti alla concertazione, ora aspettiamo la politica e le associazioni imprenditoriali, a trovare le giuste sinergie. Dobbiamo comunque evidenziare che in questi giorni, alcune associazioni ambientaliste, del commercio e di proprietari terrieri, hanno ricorso al Tar contro il nuovo tracciato in fase di progettazione per l’esecuzione. Questo significherà dare un ulteriore stop per vedere conclusa l’opera e ritarderà ancora per parecchio tempo l’inizio dei lavori.

Possibile che in tutto questo tempo, non si sia trovato un accordo per un tracciato che vada bene per tutti? Possibile che si pensi al bene di alcuni ma non si pensi al bene della collettività, dello sviluppo della provincia, dell’occupazione così in grave crisi. Noi siamo per una edilizia che tenga conto dell’ambiente e della popolazione, ma non saremo mai con chi pensa di trarne vantaggi. Non è campanilismo, è la realtà locale che ha bisogno di aiuto, di sviluppo di occupazione.

Francesco Palese
Segretario generale Uil


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28 marzo, 2018

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