Soriano nel Cimino – La breccia di Chia. Quella che apre a crolli e degrado. Sono venute giù parte delle mura del paese caro a Pier Paolo Pasolini. Il borgo di Chia. Qui ha girato “Il Vangelo secondo Matteo” e ha passato buona parte degli ultimi anni della sua vita.
Il borgo di Chia ha mille anni di storia e sta nel comune di Soriano nel Cimino. Pochi i chilometri da Viterbo. Un centinaio quelli da Roma. Ci si arriva tramite la Trasversale. Facendo un po’ di attenzione a non sbagliare strada. Quattrocento anime in tutto. Tutti di origine operaia e contadina. A trecento metri sopra il livello del mare. Attorno, boschi e campagne. Splendide le cascate.
Multimedia: Chia sotto le macerie – Video: Crolla il paese di Pasolini – Le macerie dopo il crollo nella notte– Crollo nel centro storico
L’altra notte un pezzo delle mura interne al borgo medievale s’è staccato dalla piccola collina che lo reggeva portandosi dietro una casa disabitata e investendo le abitazioni che si trovano di fronte. Il muro è ingestione all’Ater. L’azienda territoriale per l’edilizia residenziale della provincia di Viterbo, “ente strumentale della Regione e di supporto agli enti locali e di altri soggetti pubblici per le politiche abitative”, come recita il suo statuto.
Vicino al crollo ci sono anche un paio di attività commerciali e uno spazio culturali. Attorno alle 10 di sera il crollo del muro, quando le persone stanno a tavola. Con i figli, davanti alla televisione. La Lazio che batte il Salisburgo 4 a 2 all’Olimpico. In via Ripetta a Chia, dove abitano 6 famiglie.
“Da quello che ho capito – ha detto il sindaco di Soriano Fabio Menicacci – il muro è crollato perché c’era una cantina che sta sotto, scavata nella roccia”. La cantina potrebbe aver ceduto tirandosi appresso il muro finito sulle case di fronte. “L’Ater si è comunque impegnato a pagare i danni a chi li ha subiti”, aggiunge Menicacci.
“La mia arrabbiatura – sottolinea il sindaco – è che sono anni che c’è un cantiere aperto e sono anni che non si riesce a vedere la fine. Una storia iniziata 18 anni fa, quando sono stati stanziati dei fondi dalla Regione Lazio. Otto milioni di euro nel 2011. Finanziamenti con cui l’Ater sta facendo lavori spacchettati in due lotti. Uno di consolidamento della Rupe e del borgo e un altro destinato alla costruzione di circa 35 alloggi popolari. La rinascita del borgo che stiamo aspettando da tanto tempo. Speriamo che con il nuovo consiglio regionale arrivi l’ultimo input all’Ater per poter completare i lavori”.
“Lo avevamo già detto”, spiega lo scrittore Marco Saverio Loperfido che con l’associazione Ammappalitalia, con sede proprio a Chia, mappa e condivide i percorsi a piedi che attraversano l’Italia. “Tutte le associazioni che hanno sede a Chia – prosegue Loperfido – avevano detto che c’erano dei problemi e che bisognava fare qualcosa. Ed è una cosa abbastanza chiara a tutti che il borgo di Chia ha problemi di stabilità e ci sono anche i soldi per rimetterlo in sesto. Un anno e mezzo fa le associazioni del borgo hanno mandato una lettera all’Ater per chiedere a che punto erano i lavori. È arrivato il momento di mettere mano seriamente al recupero del borgo. Il momento in cui cambia qualche cosa veramente”.
Meno male che a Chia non c’abita quasi più nessuno. Il borgo è semi abbandonato. Meno male che a Chia, giovedì sera, Paolo e Manuela ancora non erano rientrati. Perché le tonnellate di pietre, calcinacci e tegole delle mura che si sono staccate portandosi appresso un’abitazione vuota hanno preso in pieno la loro casa, mettendola ko. Tetto distrutto, mura abbattute e camera da letto scoperchiata. Sarebbero dovuti rientrare a casa ieri sera. Il giorno dopo il botto. Il letto, circondato dalle macerie, è ancora rifatto. Con lenzuola e tutto il resto al loro posto. Il muro è sfondato. In casa si entra solo arrampicandosi su per detriti, sassi, tegole e mattoni.
“Erano le 21,30 ed è crollato il muraglione”, racconta Amedeo Nicolai dell’associazione culturale Kur. Ha visto venire giù le mura davanti ai suoi occhi. “L’antica fortificazione del borgo s’è portata dietro una casa. Le case davanti ristrutturate… praticamente una non c’è più”. Le cause? “Le infiltrazioni d’acqua, la neve di febbraio. La noncuranza di trent’anni che lasciano tutto così. Speriamo che adesso ci mettano le mani per bene. Ci stanno foto di come la cantina abbandonata aveva bisogno di interventi. Foto di quasi due anni fa. Ma le risposte non ci sono state”.
“Le case qui a Chia non ci stanno più – dice Quinto Chiacchierarelli che abita al borgo da 15 anni -. Sono state tutte demolite, da sopra. Che stava succedendo qualcosa, me ne sono accorto passando poco prima del crollo. Gli stipiti della porta erano tutti piegati e aveva fatto tutto un mucchio di sassi. E dopo tre quarti d’ora è successo un casino. Un’incuria che va avanti da anni”.
Accanto alle macerie del crollo, investita dai detriti che sembrano quelli di un terremoto, c’è la sede dell’associazione culturale Kur, un piccolo spazio teatrale, lo “spazio corsaro” dell’associazione Roccaltìa Musica Teatro, l’associazione “Ammappalitalia” e un punto di ristoro. Gli iscritti alle associazioni organizzano concerti, rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri.
Alle spalle dello spazio culturale, infilato in un vicolo stretto sormontato dalle case, c’è pure il negozio di una parrucchiera. Di lato alle porte, ci sono ancora i tegoloni appiccicati al muro tanti anni fa con scritti sopra i versi delle poesie di Montale, Prevert e Ungaretti. Tutt’attorno case medievali abbandonate e invase dalla vegetazione. Un borgo fantasma che s’arrampica su per una collina, desolata, che s’affaccia a strapiombo su boschi e vallate.
Il crollo ha di fatto investito l’unica area economicamente e culturalmente attiva di Chia. Col rischio di spazzare via per sempre questo piccolo nucleo di rinascita del borgo dove artisti, musicisti, scrittori e persone del posto hanno iniziato a darsi appuntamento.
“La prima cosa che faremo è abbattere lo sperone di mura restato ancora in piedi – precisa un lavoratore della ditta chiamata dall’Ater per portare via le macerie -. E’ pericolante ed è a ridosso delle abitazioni. Verrà poi ripristinata la viabilità. Il nostro lavoro si limita a questo. Ad un intervento d’urgenza. Ancora non sappiamo quanto ci vorrà per sgomberare le macerie”.
Momentaneamente Chia è spezzata in due. Le macerie impediscono infatti di accedere a tutta la zona a monte del paese dove si trovano delle abitazioni che tuttavia non sono isolate, grazie a un sistema di viabilità interna fatto di sentieri e carreggiate che portano alle strade principali.
Vicino al paese le campagne con torrenti e cascate dove Pasolini girò parte del Vangelo secondo Matteo. Poco lontano da Chia, nel 1970 il poeta acquistò anche una torre medievale, ben visibile dalla trasversale per Orte e Civitavecchia che taglia in due il comune di Soriano. Pasolini visse sempre più spesso a Chia negli suoi ultimi anni di vita, lavorando a Petrolio, romanzo rimasto incompiuto, e spedendo al Corriere della Sera diverse Lettere luterane. Tra queste, una delle più belle, potenti e profetiche. In assoluto. Il titolo. Io so.
Daniele Camilli
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