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Sequestro di 7mila metri cubi di rifiuti speciali - Parla e si difende il direttore Massimo Pierangeli, indagato insieme all'amministratore unico Giancarlo Olivastri - Carabinieri forestali e finanza anche nella sede della Talete

“Cobalb, la regione Lazio è responsabile del degrado…”

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Cobalb - Il direttore generale Massimo Pierangeli

Cobalb – Il direttore generale Massimo Pierangeli

 
Marta - Guardia di finanza e carabinieri forestali al Cobalb

Marta – Guardia di finanza e carabinieri forestali al Cobalb

Marta - Guardia di finanza e carabinieri forestali al Cobalb

Marta – Guardia di finanza e carabinieri forestali al Cobalb

Marta - Guardia di finanza e carabinieri forestali al Cobalb

Marta – Guardia di finanza e carabinieri forestali al Cobalb

Cobalb - Guardia di finanza e carabinieri forestali

Cobalb – Guardia di finanza e carabinieri forestali

Cobalb - Guardia di finanza e carabinieri forestali

Cobalb – Guardia di finanza e carabinieri forestali

Viterbo – “Cobalb, ci sono due indagati ma io indagherei la Regione che è la responsabile della situzione di oggi dell’azienda. Non abbiamo inquinato niente perché non abbiamo buttato i rifiuti nel Marta. I rifiuti si trovano nel depuratore e quindi in sicurezza, non potrebbero stare lì per legge, ma di fatto non portano danno a nessuno”. Massimo Pierangeli, direttore di Cobalb, è amareggiato. E’ indagato, insieme all’amministratore unico della società Giancarlo Olivastri, come spiega lui stesso.

Ieri un blitz di carabinieri forestali e guardia di finanza su presunte irregolarità nella gestione dell’impianto di depurazione reflui urbani dei comuni costieri del lago di Bolsena ha portato al sequestro 7mila metri cubi di rifiuti speciali che, per gli inquirenti, sarebbero stati illecitamente stoccati da Cobalb spa.

Sempre ieri, finanzieri e forestali sono stati anche alla Talete per visionare documenti che riguarderebbero proprio il Cobalb.

Le indagini, scattate a settembre, sono “finalizzate all’individuazione delle responsabilità per lo stato di degrado e inefficienza dell’impianto di trattamento reflui”.
“Mi stupisco – dice Pierangeli – che si parli di ciò, perché è molto semplice, nel senso che la responsabilità è della Regione Lazio per i mancati finanziamenti degli ultimi dieci anni che sono invece garantiti dalle leggi 21 e 22 del ’94. All’appello non ci sono infatti i sette milioni necessari per lo smaltimento e che ci avrebbero permesso di andare avanti senza problemi. Se, infatti, avessimo avuto questi soldi non saremmo in questo stato di degrado. Peraltro, non parlerei nemmeno di degrado visto che, da qualche mese a questa parte, stiamo ripristinando il sistema che, a settimane, sarà a posto”.

L’azienda ha sollecitato per questi finanziamenti?
“Assolutamente sì. Da quando c’è stata la prima mancata erogazione, e parliamo del 2009, ci siamo attivati con regione, provincia e ministero dell’Ambiente… poi, si sa, come vanno le cose in Italia… Solo dietro al riconoscimento di una procedura di infrazione della Comunità europea la regione Lazio, un paio di anni fa, ha deciso di mettere a bando la risistemazione dei lavori che stanno partendo adesso”.

Si aspettava il blitz?
“Sono piombati qui almeno una decina di uomini tra forestali e finanzieri per sequestrare questi 7mila metri cubi di rifiuti speciali e fanghi, che poi sono anche un po’ meno. Non è che noi li abbiamo buttati nel Marta, ma sono nelle vasche di depurazione e aspettavamo solo ‘tempi migliori’ per avere i soldi e smaltirli. Non abbiamo inquinato niente, sia chiaro.

I fanghi comunque sono dentro delle vasche che si trovano nel depuratore di Marta e quindi in sicurezza. Possono contestare il fatto che, più di un certo periodo non ci possono stare e su questo sono d’accordo, ma è pur vero che non avendo soldi per smaltirli non è che potevamo metterli altrove”.

Da quanto tempo si trovano lì?
“Sono residui di fanghi di due o tre anni di attività”.

Ora, dopo questo provvedimento, che quadro si delinea?
“C’è un procedimento penale per cui cercheremo di difenderci di fronte al pubblico ministero. Insisto sul fatto che il responsabile è chiaro e non può essere ricercato nella gestione locale che mette in pratica quello che può con i soldi a disposizione per evitare di interrompere un servizio primario per la popolazione. Cercheremo di difenderci al meglio.

Peraltro, negli interventi che stiamo facendo adesso, è previsto lo smaltimento dei fanghi che dovrebbe concludersi nel giro di qualche mese. Nell’appalto che stiamo attuando ora infatti tra i lavori di ripristino che interessano anche il depuratore, è compresa la pulizia delle vasche di sedimentazione coi fanghi che sarannno conferiti a discarica. Non abbiamo portato nocumento a nessuno. Non abbiamo buttato i fanghi dentro il fiume Marta inquinando l’ambiente. Sono fanghi che non potrebbero stare lì per legge, ma che di fatto non portano danno a nessuno”.

E’ rammaricato?
“Assolutamente sì, perché sono anni che cerchiamo di dare una svolta a questa storia. Ripeto, qualche intervento è stato fatto con l’apertura della procedura di infrazione dalla Comunità europea. Proprio per aver interloquito con il ministero dell’Ambiente siamo riusciti a ottenere due milioni di finanziamento che stiamo mettendo in atto. Sono però mancati quei 4/5 milioni che avrebbero potuto fare la differenza con una gestione diversa e una programmazione di interventi negli anni che avrebbero riportato a un impianto d’eccellenza come lo era fino al 2008”.

I lavori adesso si fermeranno?
“Spero ci diano comunque modo di terminarli. Forse tra cinque o sei mesi di questa cosa non se ne parlerà più, se non per il fatto che ci rinvieranno a giudizio. Saremo nelle mani del Signore. Invece, per quanto riguarda la struttura entro breve tutto dovrebbe tornare nella normalità e spero che la regione a quel punto si muova per riattivare le leggi che ci garantiscono i finanziamenti, perché è inutile spendere oggi due milioni se poi non abbiamo la garanzia della sostenibilità per l’avvenire. Insomma, che senso ha comprarsi una macchina se poi non si hanno i soldi per mettere la benzina?”.

Parlava di rinvio a giudizio, in questa operazione, dunque ci sono degli indagati?
“Certo, io come direttore dell’azienda e l’amministratore unico Giancarlo Olivastri. Insisto sul fatto che, per me, gli indagati dovrebbero essere altri, ma nel nostro paese, si sa, è sempre l’ultima ruota del carro a rimetterci…”.

Cosa vi contestano?
“Reati di cui all’articolo 256 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata). Tramite il nostro avvocato, ho già chiesto di parlare urgentemente con il procuratore per spiegare la nostra situazione e le nostre ragioni per quello che ci compete. La giustizia – conclude Pierangeli –  farà il suo corso e sono convinto che, alla fine, le cose vere troveranno la giusta collocazione”.


 – Cobalb, sequestrati 7mila metri cubi di rifiuti speciali

 


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10 aprile, 2018

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