Montalto di Castro – È durata un mese l’agonia di Beatrice Meduri, la 24enne morta domenica all’ospedale Sant’Eugenio di Roma dopo l’esplosione della villetta a Torre di Maremma, località turistica a Montalto di Castro. Era la notte del 10 marzo e nella deflagrazione Beatrice rimase ustionata sul 50% del corpo, mentre morì il fidanzato 26enne Walid Elsayed con il quale stava trascorrendo il weekend.
In quel letto d’ospedale Beatrice è rimasta 31 giorni, tenuta in un primo momento in coma farmacologico nel reparto di rianimazione. Nelle ultime ore le sue condizioni sono precipitate, e i medici non hanno potuto far altro che decretarne la morte. Oggi, all’obitorio dell’istituto di medicina legale del Verano a Roma, l’autopsia sul corpo della 24enne. La salma verrà poi restituita ai familiari per i funerali.
Sulla tragedia la procura di Civitavecchia ha aperto un’inchiesta contro ignoti, ovvero nel registro degli indaGati la pm Alessandra d’Amore non ha iscritto nessuno né ha avanzato ipotesi di reato. Non ancora, in attesa degli esiti degli accertamenti dei carabinieri di Tuscania, dei vigili del fuoco e soprattuto dei periti tecnici. Eppure secondo una prima ricostruzione la deflagrazione, avvertita anche a chilometri di distanza, sarebbe stata causata da una fuga di gas. Un tragico incidente, costato la vita a due giovane ragazzi.
Il dramma intorno all’una della notte tra venerdì 9 e sabato 10 marzo, quando una violenta esplosione ha sventrato il villino in cui Beatrice e Walid stavano trascorrendo il fine settimana. L’onda d’urto ha scaraventato il 26enne in giardino, dove è morto dopo dieci interminabili minuti di agonia. Beatrice è invece rimasta cosciente, seppur gravemente ferita. Disperata e straziata ha iniziato a urlare e a cercare il suo fidanzato, facendosi largo tra le macerie del civico 39 del comprensorio 9 di Torre di Maremma.
Sono stati dei vicini, svegliati di soprassalto dall’esplosione, i primi a precipitarsi davanti alla villetta della famiglia Meduri. Poi sono arrivati i soccorritori, con una guardia dell’istituto di vigilanza Marcoccia in testa. E in una manciata di minuti il complesso Torre di Maremma si è illuminato con i lampeggianti dei mezzi di soccorso e si è riempito di carabinieri, medici, vigili del fuoco, agenti di polizia locale e del commissariato di Tarquinia. Ai militari Beatrice, seppur sotto shock, avrebbe provato a raccontare cosa fosse successo, ma con poche e confuse parole. Mentre sono stati i poliziotti della scientifica a identificare Walid, grazie anche ad alcuni tatuaggi che aveva sul corpo.
I pompieri hanno invece lottato per tutta la notte contro le fiamme che si erano propagate. Per poi procedere al sopralluogo e alla verifica delle abitazioni vicine al villino saltato in aria: tre sono state fortemente interessate dall’esplosione e dichiarate inagibili (la 40, la 41 e la 42), mentre altre quattro sono state lievemente danneggiate. Da un primo accertamento sarebbe emerso che tutte le case di Torre di Maremma siano munite di un box esterno con due bomboloni di gpl che dovrebbero alimentare i vari impianti. Le bombole della villetta esplosa sarebbero però state trovate intatte, anche se una è risultata completamente vuota. Da questa potrebbe essere partito il gas che è poi penetrato nell’abitazione.
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