Acquapendente – Sono tre le persone denunciate dai carabinieri di Montefiascone e di Acquapendente nell’ambito dell’indagine, coordinata dal procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, che ha portato al sequestro di un deposito abusivo con oltre 10mila armi illegali e all’oscuramento di due siti internet attraverso i quali venivano venduti spray antiaggressione, taser, tirapugni, coltelli, pugnali e katane.
Multimedia: Gallery: Le armi sequestrate dai carabinieri – Video: 10mila armi in un deposito – Parla il comandante Zangla
“L’indagine è partita dal monitoraggio del web – spiega il comandante della compagnia di Montefiascone Antonino Zangla -, e a novembre abbiamo individuato il luogo ad Acquapendente in cui queste armi erano depositate, pronte per essere confezionate e vendute online”. I reati che la procura contesta ai tre denunciati, tra cui il titolare 50enne della società con sede in Romania a cui i due siti internet sarebbero risultati riconducibili, sono il commercio illegale, perché vedute senza licenza, di armi, anche vietate in Italia. Come taser e spray antiaggressione.
I taser sono strumenti con un forte potenziale offensivo in dotazione alla polizia americana. Proiettano due piccoli dardi collegati tramite dei fili al resto del dispositivo, il quale produce una scarica elettrica ad alta tensione determinando, attraverso la contrazione dei muscoli, l’immobilizzazione della persona. Mentre gli spray antiaggressione, alcuni contenevano una miscela superiore a quella stabilita dalla norma e la percentuale di aggressivo chimico disciolto era superiore ai limiti previsti, mentre altre bombolette contenevano gas lacrimogeno che può essere usato esclusivamente dalle forze di polizia e di cui in Italia è vietata la vendita.
Nel deposito, che dopo le verifiche tecniche della polizia locale sarebbe risultato abusivo, i carabinieri hanno trovato numerosi pacchi pronti per essere spediti in varie parti d’Italia, ordini di acquisto e materiale di imballaggio. L’immobile è stato sequestrato, con tutto il materiale custodito: più di 10mila armi. Il procuratore capo Auriemma ha poi disposto una consulenza tecnica per appurare la natura di quanto sequestrato e il consulente avrebbe certificato che la società vendeva online armi senza licenza, nonché la cui vendita è vietata in Italia.
E i carabinieri, su richiesta della procura, hanno eseguito il decreto del gip di Viterbo di oscuramento dei due siti internet che vendevano le armi. Dei tre denunciati, tutti italiani e tra cui due donne, il titolare era già noto alle forze dell’ordine. Nel 2017, era già stato coinvolto in un’analoga indagine della Guardia di finanza. In quell’occasione vennero sequestrate 6mila armi, sempre pronte per la vendita online.
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