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Viterbo - Nel mese di maggio del 1951

Quando la madre di Gaspare Pisciotta abitava in via Cavour…

di Silvio Cappelli
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La mamma di Pisciotta a Viterbo - Il sarto Mariano Rossini

La mamma di Pisciotta a Viterbo – Il sarto Mariano Rossini

La mamma di Pisciotta in via Cavour

La mamma di Pisciotta in via Cavour

La mamma di Pisciotta mentre entra nel carcere di santa Maria in Gradi

La mamma di Pisciotta mentre entra nel carcere di santa Maria in Gradi

La mamma di Pisciotta mentre entra nella casa di via Cavour

La mamma di Pisciotta mentre entra nella casa di via Cavour

La mamma di Pisciotta mentre esce dal carcere di santa Maria in Gradi

La mamma di Pisciotta mentre esce dal carcere di santa Maria in Gradi

La mamma Rosalia al bar di piazza Fontana Grande

La mamma Rosalia al bar di piazza Fontana Grande

Viterbo – Viterbo, mese di maggio 1951. Gaspare Pisciotta, compagno del bandito Salvato Giuliano, era detenuto nelle carceri di Santa Maria in Gradi a Viterbo. Personaggio di spicco della sua banda, noto anche per essere stato uno dei partecipanti alla strage di Portella della Ginestra il 1° maggio 1947, è stato considerato, poi, il responsabile dell’uccisione del bandito Salvatore Giuliano.

Fu arrestato, incarcerato nel 1950, e condannato all’ergastolo il 13 maggio del 1952 dalla Corte di Assise di Viterbo. Riportano le cronache del settimanale Epoca del mese di giugno del 1951 che Rosalia Lombardo madre di Pisciotta, durante la prigionia viterbese di quest’ultimo, e per buona parte della durata del processo, dimorava in un in una camera mobiliata, sita a Viterbo in Via Cavour n. 89, di proprietà della famiglia Bastianini.

Aveva paura che gli avvelenassero il figlio e tutte le mattina si recava al bar di Piazza Fontana Grande per prendergli la colazione. Prendeva un caffellatte dentro un bricchetto di alluminio e quattro maritozzi e poi, certe volte a piedi e cert’altre volte in taxi, si recava dal figlio detenuto nel carcere di Santa Maria in Gradi per portargli la colazione.

Stessa procedura per il pranzo. La cronaca del settimanale riporta anche dell’acquisto di “bistecche di vitella, tenere per carita!” nella vicina macelleria Valdambrini.

Nell’interessante articolo intitolato: “La giornata di mamma Pisciotta a Viterbo. Pantaloni con piega per il suo ragazzo”, all’interno sempre del settimanale Epoca, sono diverse foto raffiguranti la madre di Pisciotta, l’ingresso del carcere di Santa Maria in Gradi, il bandito Pisciotta, uno scorcio di Via Cavour, il barista di Piazza Fontana Grande e il sarto Mariano Rossini “mentre sta preparando un paio di calzoni nuovi per Gaspare”.

Al fotoreporter che incalzava la signora Rosalia con i suoi numerosi scatti lei rispose scocciata: “cornuto!” tentando anche di sputargli in faccia.

Proprio un bel caratterino! Gaspare Pisciotta aveva paura di essere avvelenato per vendetta, accusato di aver “parlato” e di aver ucciso il bandito Giuliano, per questo consumava soltanto i cibi che gli portava la madre.

Per sua sfortuna la mattina del 9 febbraio 1954 venne colto da forti dolori addominali causati da un preparato vitaminico, alterato da altri, che lui stesso aveva sciolto nel caffè. Morì nel giro di circa 40 minuti a causa di 20 grammi di stricnina, un comune veleno per topi, che lui stesso aveva sciolto nella sua tazzina di caffè.

Silvio Cappelli


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28 aprile, 2018

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