Viterbo – La Maremma sbarca a Viterbo.
Giovedì 26 aprile alle 18,30 alla libreria Etruria in via Matteotti, Antonello Ricci converserà con Piergiorgio Zotti, folklorista e scrittore, per molti anni coordinatore dell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana nonché autore del libro “Storie e leggende dal medioevo” (Effigi Edizioni). A fianco di Zotti interverrà l’editore arcidossino Mario Papalini.
Si tratta di un agile volumetto a metà via tra antropologia, storia delle religioni e poesia. Un’opera di salda dottrina ma narrato da Zotti con affabilità e leggerezza di stile, come un maestro elementare d’altri tempi, come un nonno conta-fiabe ai suoi nipoti intorno al camino: “Quando appendi la calza coi regali e i dolci per tuo figlio, non dimenticarti di preparare il caffè per la Befana, un po’ d’acqua e il fieno per il ciuchino. Vengono a noi da mille pericoli, hanno superato gli agguati dei morti e degli spiriti malvagi, hanno attraversato i mondi dove nessuno dorme. Vengono dal fiume di stelle e chiedono solo che tu non dimentichi la tua infanzia”.
Insomma, per i “passionisti” di cose maremmane, un appuntamento da non perdere. E non finisce qui. Venerdì 11 maggio infatti, sempre alla libreria Etruria, si farà il bis con la scrittrice scansanese Luciana Bellini, una vera forza della “natura” e della scrittura.
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DENTRO LA CAPPA DEL CAMINO: STORIE E LEGGENDE DI MAREMMA
Di Valerio Fusi
Piergiorgio Zotti qualche volta vola alto come un’aquila, e qualche volta sembra che si compiaccia di razzolare nella polvere insieme agli uccelli da cortile.
Ma alla fine scopriamo invariabilmente che ha ragione lui, e sempre riesce a sorprenderci e stupirci con la sua capacità di estrarre da quella materia bassa qualcosa di scintillante e prezioso che a noi era sfuggito, e che ci costringe a cambiare la nostra prima sospettosa reazione al suo approccio.
Come da un cappello di prestigiatore tira fuori leggende, storie, favole, aneddoti privati, avvenimenti storici, e tutti li cuce e li tiene insieme con la sua particolare forma di emozione, la sua ironia imprevedibile, e con i mezzi di scrittura sofisticata e di una cultura curiosa di tutto, che va dai Veda alla fisica quantistica, passando per Ezra Pound e Jacopo della Quercia, i Fiamminghi e Rimbaud, l’esoterismo e la scienza delle finanze.
E ogni volta, regolarmente, riesce a farci scoprire che c’è più bellezza, e meraviglia, e stupore in quelle storie del cortile di quanta ce ne sia in tutte le costellazioni del cielo. O, meglio, che quelle storie e quelle costellazioni sono legate indissolubilmente dalla stessa verità e bellezza, e che conoscere le une significa anche conoscere le altre, profondamente, per gli uomini che sanno vedere, come in fondo succede da migliaia di anni. La chioccia con i suoi pulcini e le Pleiadi, i capelli rossi che la Bella Marsilia scuote, replicando il moto degli astri e di Aldebaran, il vortice delle galassie e il mulinello del vento nella cappa del camino, la ventola della pompa Vivarelli e il mulino di Amleto, la precessione degli equinozi e l’uccisione del drago.
Piergiorgio sa che la storia, i fatti, i dati bruti della vita lasciano sempre un residuo, un resto, qualcosa che ha a che vedere con quei fatti, e quei dati, ma che anche ci parla di noi, del nostro mondo interiore, delle nostre ansie e del nostro sconcerto di fronte all’enigma pantocratico della vita umana e del suo senso.
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