Viterbo – Pestaggi, pugni, minacce di darle fuoco, ma anche pistola in bocca alla sua ex convivente per farsi dire i presunti tradimenti. Il processo in corso davanti al collegio, in cui la donna è parte civile, è giunto al rush finale. Rischia grosso un trentenne viterbese, difeso da Remigio Sicilia, imputato di lesioni personali, violenza sessuale, minacce, maltrattamenti in famiglia, violenza privata aggravata e detenzione abusiva di arma.
Una notte da arancia meccanica
Nel cuore della notte, il 23 maggio 2015, l’imputato avrebbe fatto 4 chilometri a piedi da Santa Barbara alla Grotticella con un’arma nascosta in un sacco nero. Poi avrebbe buttato in un cassonetto la pistola che la sera prima aveva infilato in bocca alla ex, quando l’ha picchiata fino a mandarla in ospedale.
Una notte da arancia meccanica per la quale è finito sotto processo un viterbese oggi 32enne, ancora in attesa di giudizio a distanza di tre anni. Pestaggi, schiaffi e pugni fino ad arrivare a ferite di trenta giorni per cui l’ex convivente è stata anche operata.
Il giovane fu arrestato dalla squadra mobile il 25 luglio 2015, su richiesta della pm Chiara Capezzuto, perché il precedente 22 maggio, due mesi prima, spinto da una gelosia cieca, avrebbe violentato brutalmente la fidanzata, con cui stava da cinque mesi, puntandole addosso una pistola, le avrebbe spezzato un polso a colpi di tacco di stivale e l’avrebbe cosparsa di alcol minacciando di darle fuoco con l’accendino. Per questo è accusato anche di detenzione abusiva di arma. Ma della pistola nessuna traccia. Secondo la vittima il suo ex l’avrebbe gettata in un cassonetto.
Il giallo della pistola
Da Santa Barbara alla Grotticella con una pistola addosso. Quasi un’ora a piedi, con tutti i rischi del caso, considerato che il giovane non avrebbe avuto la patente e che la moto era fuori uso.
“Me l’ha detto la sua ex, quella con cui stava prima di me. La sera dopo avermi picchiata, mentre io ero ricoverata, è andato a cena da una comune amica a Santa Barbara, cui avrebbe detto ‘Devo sbrigarmi a fare questa cosa’, perché si aspettava che la polizia lo avrebbe cercato e avrebbe trovato l’arma. Poi ha messo la pistola in un sacco nero e l’ha buttata in un cassonetto alla Grotticella”, ha raccontato in aula la vittima, con cui la relazione era iniziata nel periodo delle festività di Natale del 2014 sotto i migliori auspici.
“Mi disse che aveva buttato la pistola nel cassonetto a porta Romana”. Lo ha confermato la vecchia amica al processo in cui il trentenne. “Ma la pistola io non l’ho vista”, ha aggiunto la testimone, non risolvendo il giallo. Alla presidente del collegio Silvia Mattei, che le chiedeva se gli avesse chiesto spiegazioni, ha risposto “non erano affari miei”, spiegando: “Lo conosco da 15 anni ed è solito dire sciocchezze”. E’ rimasto irrisolto il giallo, la pistola l’avrebbe vista solo la presunta vittima.
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