Viterbo – “Era la migliore di tutti”. Si racchiude in questa frase il ricordo di Gugliemo Ascenzi alla sorella Nicoletta, morta a soli 49 anni dopo aver combattuto contro un tumore. Un male affrontato con forza e coraggio, fino all’ultimo istante.
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Nicoletta Ascenzi si è spenta venerdì all’ospedale di Belcolle, tra l’affetto dei suoi cari. Quello del padre Silvio, sindaco di Viterbo negli anni ’80, della madre Maria Cristina, dei fratelli Guglielmo, Raffaele e Maria Gabriella. Del marito Nicola Lacetera, e delle figlie Sofia e Vittoria.
Ieri l’addio nel duomo di san Lorenzo, gremito di persone. Una folla immensa ha salutato Nicoletta ai piedi di palazzo dei papi. “Tutta Viterbo è con te”, ha detto don Luca dall’altare.
E dopo i funerali il fratello Guglielmo, avvocato, ha ricordato Nicoletta con un messaggio su Facebook. Sotto due foto. Quella della sorella, da giovane. Bellissima. E quella in cui veniva immortalato in un forte abbraccio con i fratelli Raffaele, architetto, e Maria Gabriella, con cui Nicoletta portava avanti l’azienda agricola di famiglia. I loro volti sono solcati dalle lacrime, fuori dall’obitorio di Belcolle.
“In questi giorni ho spesso pensato alla frase che tutti mi ripetevano: sono sempre i migliori… – ha scritto Guglielmo Ascenzi -. Nel caso di Nicoletta questa non è una frase fatta, il classico epitafios logos. È proprio vero: lei era la migliore di tutti. La migliore sorella che Gabriella, Raffaele e io potessimo mai avere. La migliore figlia dei nostri genitori. La migliore moglie che Nicola potesse incontrare. La migliore madre che Sofia e Vittoria potessero ricevere. La migliore nuora che Lia e Michele potessero sognare. La migliore zia, cugina, cognata, nipote che tutte le nostre splendide famiglie potessero immaginare.
Dio sa che era anche la migliore fedele possibile – continua Guglielmo Ascenzi -. Lei era anche la migliore amica di tutti e di tutte voi, tutti me lo dicevate sempre. La migliore amica che ogni persona potesse sperare di avere: attenta più alle esigenze degli altri che alle proprie, sempre dolce, premurosa e ferma nei consigli. Era la migliore imprenditrice, perché chi ha avuto la fortuna di lavorare con lei sa quanto poteva dare e quanto sapeva dolcemente chiedere. Non ha mai, e dico mai, avuto una parola cattiva per qualcuno. Ci ho pensato spesso in questi mesi duri. Non ricordo di averla mai sentita parlare male di qualcuno. In tutta la sua vita. Era sempre pronta a perdonare e a trovare il buono nelle persone, il bello nelle cose, il coraggio nella disperazione. È stata un esempio radioso nei 49 anni di vita e nei sei mesi di malattia, vissuti con pienezza e con coraggio, anzi infondendo coraggio agli altri.
Torno, quindi, al pensiero iniziale: sono i migliori che se ne vanno – conclude Guglielmo Ascenzi -. Ma non è questo il punto, dicevo a Roberta (la moglie, ndr) che per onorarla dobbiamo diventare tutti migliori di come siamo, dobbiamo pulire i pensieri cattivi e guardare il buono nelle persone e il bello nelle cose, dobbiamo cercare il coraggio e saper cercare la fede. Sono assolutamente certo che se vorremo onorarla dovremo quindi sforzarci ad allontanare il male, i brutti pensieri e le maldicenze. Anche se solo in un caso questo dovesse accadere, lei sarà contenta”.
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