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Elezioni comunali 2018 - Le proposte ai candidati sindaco di Francesco Mattioli, Carlo Maria Scipio e Umberto Laurenti

Viterbo che vorrei, un modello virtuoso di città

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo - Carlo Maria Scipio

Viterbo – Carlo Maria Scipio

Umberto Laurenti

Umberto Laurenti

Viterbo – Qualche tempo fa, sfruttando un solido legame di amicizia, ma anche profonde e collaudate competenze professionali a livello nazionale e internazionale, ci siamo sentiti in dovere – come viterbesi – di elaborare una proposta per il governo della città di Viterbo.

 Il documento completo Viterbo che vorremmo

Non per farlo noi direttamente, ma per offrire ad un sindaco e alla sua giunta un modello virtuoso. Modello difficile da realizzare, anche sul piano della convenienza politica: intanto, dal punto di vista ideologico, perché è trasversale, non sposa punti di vita preconfezionati; poi perché è ambizioso, e quindi impegnativo; infine perché non concede nulla all’opportunismo elettoralistico.

Gli attuali candidati a sindaco di Viterbo possono apprezzarlo o meno; alcuni di loro hanno espresso singoli progetti che vanno nella nostra stessa direzione: ma li invitiamo a pronunciarsi su questo nostro progetto, che ha una visione complessiva a trecentosessanta gradi, e magari ad impegnarsi su di esso.

Perché a nostro avviso certe scelte sono necessarie, diremmo obbligate, se si vuole perseguire un futuro di reale crescita di questa città.

Gran parte di quello che proponiamo peraltro proviene da esperienze pregresse già attuate altrove ed è verificato dal sostegno di personalità esperte che, pur non comparendo qui di seguito come autori di questo documento per motivi istituzionali di varia natura, confermano le nostre valutazioni.

Francesco Mattioli, professore ordinario di Sociologia, di Sociologia dei processi culturali e di Sociologia delle sicurezza urbana all’università La Sapienza di Roma; già assessore Provinciale alla cultura e al turismo.

Carlo Maria Scipio, magistrato, già procuratore della repubblica ad Arezzo, è presidente della corte federale d’appello della Federazione Italiana Pallacanestro.

Umberto Laurenti, libero professionista, già dirigente d’azienda nei settori della comunicazione e dell’industria, ha insegnato giornalismo ed è segretario generale della fondazione Sorella Natura.


Quelle che seguono sono proposte, o meglio un “disegno” strategico complessivo; soluzioni che non possono certo essere realizzate tutte assieme e in breve tempo, ma che costituiscono “la” prospettiva secondo la quale dovrebbe lavorare una amministrazione che intenda rinnovare veramente Viterbo.

Non sono cose impossibili o irrealistiche. Sono soluzioni che altrove – in Italia e in Europa – hanno trovato compimento.
Nessuno quindi pensi che siano un libro dei sogni. Sono cose fattibili e in certi casi assolutamente necessarie.

Si possono discutere, modificare in qualche dettaglio, verificare sul campo e “dilazionare nel tempo per dare tempo” ai cittadini di metabolizzare i cambiamenti. Ma sono l’unica direzione da percorrere, altrimenti si torna indietro. Indietro nel tempo, indietro rispetto ad una società, in Italia e altrove, che corre in avanti sapendo dove andare.

1. UNA UTOPIA CREATRICE
Per amministrare Viterbo è necessario cavalcare l’utopia; una utopia creatrice che innova totalmente nella mentalità e nella volontà. E’ necessario guardare la realtà da una nuova e diversa prospettiva, salire in piedi sui banchi, come gli studenti nell’ultima scena del film L’attimo fuggente. Possiamo decidere di cambiare rotta, ragione, prassi, si può guardare nella propria coscienza e ritrovarvi il fuoco di una mission individuale e collettiva.
Chi amministrerà Viterbo non dovrà lavorare né per il potere personale, né per il potere di partito, né per ammiccamenti elettoralistici, né sotto ricatto di coalizione, ma solo per il bene delle comunità viterbese.
Se qualcuno crede che questo sia ingenuo e irrealizzabile si guardi intorno e veda se con la sua mentalità è stato fatto il salto di qualità.

2. TRE DIREZIONI DA PRENDERE
Rispetto ai problemi che travagliano Viterbo e il suo territorio occorre:
Sottrarsi alla routine amministrativa cioè CAVALCARE L’UTOPIA
Crescere nella qualità delle scelte cioè CREARE LA PROPRIA STORIA
Essere globali cioè CORRERE CON GLI ALTRI
Solo così la qualità della vita dei viterbesi migliorerà, nell’economia (e quindi nel lavoro), nei diritti della cittadinanza (e quindi nell’inclusione sociale, nei servizi e nella salute), nell’identità storica (e quindi nella progettualità culturale).

3. AMMINISTRARE NELL’AGORA’
Occorre restituire ai viterbesi la piena dignità di CITTADINI, associandoli alle decisioni, definendo assieme le priorità, mettendosi in loro ASCOLTO. Si deve trovare la forza di creare un’agorà reale del governo della città, con periodici incontri e mediante canali privilegiati, anche tecnologicamente avanzati, di dialogo – VERO – tra amministratori e cittadini, singoli o in associazione.

4. PRIMA, LE PERSONE
Nessuna comunità è civile se alcuni suoi membri vivono delle difficoltà che offendono la dignità umana. La lotta alla povertà, all’indigenza, alla marginalità sociale, il diritto per tutti alla salute e ad avere un tetto, il rispetto della diversità sono il primo dovere della Comunità. E’ necessario offrire opportunità di una vita dignitosa agli indigenti, alle persone a rischio di marginalità, ad esempio anche con l’adozione del baratto amministrativo secondo quanto disposto dall’ art. 24 del Dl 133/2014

5. IL DIRITTO ALLA SICUREZZA
Sicurezza e qualità della vita sono quasi sinonimi. Sicurezza contro la criminalità, certo, in tutte le sue declinazioni, garantita da un capillare controllo dell’ordine pubblico; ma anche sicurezza ambientale e sicurezza psicologica. La parola d’ordine deve essere PREVENZIONE, ai vari livelli di complessità. Il cittadino deve sentirsi tutelato, protetto, informato, aiutato. E a tutto ciò deve aggiungersi la certezza delle procedure, la rapidità degli interventi, la consapevolezza di non essere un numero o un soggetto da sfruttare o da manipolare, ma un membro a tutti gli effetti di una comunità.

6. UN PROCESSO AMMINISTRATIVO VIRTUOSO
Sono sette i compiti di una amministrazione virtuosa:
Creare un servizio informatico d’avanguardia per i vari usi necessari.
Valorizzare l’organizzazione del lavoro dei dipendenti.
Creare un sistema di gestione degli appalti lineare, semplice, trasparente che non sia sottoposto soltanto a criteri meramente ragionieristici.

Considerare la MANUTENZIONE come la filosofia amministrativa di base, con la creazione di un servizio di vigilanza continua sull’efficienza dei servizi (anche mediante il volontariato) e una squadra volante di pronto intervento (ad esempio su strade, fogne, aree pubbliche, mediante un organismo comunale o mediante appalti di durata annuale a rotazione)

Creare uno STAFF DI ESPERTI (veri…) in grado di difendere e arricchire di garanzie le procedure amministrative e di raccogliere e riprodurre le esperienze altrui a livello nazionale e internazionale.
Creare un vero ufficio per l’individuazione di fonti di finanziamento pubblico e privato.
Pensare Il bilancio come un PROGETTO non come un vincolo, e renderlo veramente accessibile ai cittadini

7. LA DIFESA AMBIENTALE
Una qualità della vita che testimoni una crescita civile si misura sulla gestione dell’ambiente. Innanzitutto, creando un processo virtuoso di gestione dei rifiuti; in secondo luogo, garantendo la qualità delle acque e dell’aria; in terzo luogo, curando il verde pubblico come una risorsa fondamentale della convivenza civile, del miglioramento delle condizioni ambientali e della estetica cittadina. Occorre introdurre una “cultura dell’ambiente” e crearne i presupposti: consideriamo fondamentale a questo proposito interventi rivoluzionari nel traffico, nel trasporto pubblico e la creazione di una fitta rete di piste ciclabili che tocchino aree verdi, storiche e archeologiche.

8. LA CULTURA, LEGANTE DELLA CONVIVENZA E MOTORE DI SVILUPPO
Viterbo non può essere, culturalmente parlando, provincia dell’Impero. Deve essere soggetto in grado di elaborare e dare cultura, piuttosto che limitarsi a riceverla in formati standard. Ciò significa valorizzare il patrimonio storico e artistico della Città, che è composito e abbraccia tutti i periodi storici, anche al di là di certi vincoli formali; promuovere spettacolo di qualità a livello professionistico ma anche amatoriale utilizzandone al meglio gli spazi; sostenere la memoria folclorica cittadina; promuovere la comunicazione culturale e artistica, anche in termini di accoglienza turistica; garantire l’educazione allo sport favorendo i luoghi di una sana aggregazione

9. TURISMO INTELLIGENTE E GLOBALE
Le potenzialità sono enormi; ma vanno migliorati i collegamenti infrastrutturali; occorre fare sistema con il territorio circostante, e soprattutto con Civitavecchia. E’ necessario intromettersi nel mercato turistico internazionale con una offerta trasversale, qualitativa, in grado di dare risposta ai nuovi bisogni del mercato, che vanno verso esperienze onnicomprensive: culturali, ambientali, enogastronomiche, salutistico-terapeutiche fortemente personalizzate, entrando in competizione con la Toscana e l’Umbria oltre che con Roma. Tutto ciò è possibile soltanto se le forze economiche e imprenditoriali locali si coordinano in una strategia comune, aperta anche alle proposte che possono venire dall’esterno.
Soprattutto, Viterbo deve diventare una vera “città termale”; ne conseguirà un notevole sviluppo turistico e una forte ricaduta economica. Per questo, è necessario riprendere gli studi sul potenziale termale del territorio, ridurre gli sprechi, incentivare la crescita di stabilimenti termali ecosostenibili, valorizzare immobili del centro per ospitarvi strutture alberghiere di alto livello in grado di trainare l’economia del centro storico (nell’ex Ospedale, ad esempio, che potrebbe diventare un polo turistico internazionale)

10.IL CENTRO STORICO
Non è questione di aprire o chiudere ZTL: il centro storico deve diventare tassativamente no-oil, aperto solo ad auto elettriche o non inquinanti. E’ questa una tendenza irreversibile, che nei paesi più avanzati si completerà entro due o tre anni. Per far questo devono essere realizzate cinque condizioni: a) reinventarsi un trasporto pubblico capillare, veloce, efficiente, attrattivo; b) creare servizi pubblici sostitutivi di mobilità; c) ampliare l’offerta dei parcheggi; d) definire meccanismi infrastrutturali che facilitino la circolazione extra moenia; soprattutto d) creare nuovo appeal commerciale per il centro storico. Qualcuno teme che ciò significhi la morte economico-sociale del centro storico. Può avvenire esattamente il contrario: la vivibilità e le attività commerciali miglioreranno se migliorerà l’appeal turistico del centro storico e, soprattutto, se si creeranno anche in centro storico le condizioni di attrazione, di accessibilità e di sicurezza che si riscontrano, ad esempio, nei centri commerciali cioè nei centri di maggiore aggregazione collettiva. Tutto ciò, anche usando incentivi e deterrenti fiscali. Per il mercato del sabato occorre individuare soluzioni innovative e adeguate alla vocazione della Città.

12.PERIFERIE E SVILUPPO URBANO
Lo sviluppo edilizio non deve deturpare la città, né creare sacche di marginalità urbana. Le periferie vanno valorizzate non solo intervenendo sulle infrastrutture e migliorando i collegamenti, non soltanto dotandole dei servizi necessari, ma abbellendole al punto da divenire poli di attrazione sociale, sportiva, ambientale e turistica. Viterbo deve diventare una città multipolare da tutti i punti di vista, nella quale il decentramento urbano costituisca una risorsa, una opportunità e non un meccanismo di esclusione.

13. LO SVILUPPO ECONOMICO
Viterbo non si presta ad un insediamento industriale forte, quanto a settori imprenditoriali legati alle high technologies, al commercio e all’artigianato. E’ necessario quindi che la Città si rivolga innanzitutto alle imprese di dimensioni a livello micro e micro/medio, creando reti, facilities, offrendo opportunità e credito, soprattutto ai giovani che intendono avviare iniziative in questi settori. E’ necessario che l’industria edilizia cresca sul piano identitario, minimizzando il suo ruolo di fiancheggiamento acritico della speculazione territoriale, rivolgendosi al settore dell’ecosostenibilità, alla produzione e all’uso di nuovi materiali, di complementi d’arredo e soprattutto ad una rivitalizzazione del centro storico. Il Comune deve impegnarsi ad orientare, con incentivi, ma anche con indirizzi e vincoli urbanistici precisi, lo sviluppo edilizio verso la ristrutturazione degli immobili esistenti e degli spazi urbani degradati o incompleti prima ancora che a favore della costruzione di nuovi quartieri residenziali, specie se questi non garantiscono la piena agibilità infrastrutturale e vanno ad intaccare pesantemente l’ambiente agricolo circostante.

Tutto ciò non si fa dalla sera alla mattina, soprattutto è necessaria una disponibilità non solo mentale, ma anche economica. Per questo occorre adoperarsi in varie direzioni:
– incalzare la Regione Lazio
– ridurre gli sprechi
– trovare fondi a livello nazionale ed europeo
– incentivare il crowdfunding in tutte le sue declinazioni

Parole chiave:
gli strumenti:
-partecipazione corale
-senso di responsabilità civica
-internazionalità
-comunicazione avanzata
gli obiettivi:
-solidarietà
-ecosostenibilità
-cultura
-appeal turistico
-centro storico e viabilità
le condizioni:
-infrastrutture
-occupazione e sviluppo
– a voglia di fare insieme


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14 maggio, 2018

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