![]() Stefano Signori |
– Rete Imprese Italia, l’associazione delle organizzazioni dell’artigianato e del commercio, ribadisce la posizione sulle liberalizzazioni in un incontro che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, a cui ha partecipato anche il presidente di Confartigianato imprese di Viterbo, Stefano Signori.
E tutti i partecipanti (presenti anche il presidente ed il direttore della Fondazione Rete Imprese Italia, Giuseppe De Rita e Maria Pia Camusi) hanno testimoniato alla politica che la sfida tra imprese tende a concentrarsi sul piano dell’efficienza, ma non basta evocare la parola ‘liberalizzazioni’ come non bastò la parola ‘privatizzazioni’, per garantire effettiva concorrenza e maggiore efficienza, anche in rapporto a più elevata qualità dei prodotti e servizi.
“Liberalizzare non può – hanno commentato i rappresentanti delle diverse sigle sindacali – far venire meno la funzione di controllo esercitata dal pubblico, onde evitare che la competizione vada a scapito della qualità e della sicurezza dei servizi, producendo effetti diametralmente opposti a quelli desiderati. In altri termini, è necessario aprire le porte a tutti coloro che possono garantire gli stessi standard, ma con l’attenzione a non sostituire un oligopolio con un altro di livello inferiore, provocando l’uscita dal mercato dalle imprese che esercitano oggi l’attività.
Gli ostacoli che frenano la competitività delle imprese da noi rappresentate – continua la classe dirigente delle associazioni di categoria – riguardano sia i fattori di produzione che le condizioni di sistema. L’aspetto su cui soffermare l’attenzione è rappresentato dal fatto che, per le piccole e medie imprese e l’impresa diffusa, producono un effetto anticompetitivo di pari importanza. Più la dimensione è ridotta, più aumenta la propensione e la necessità delle imprese a rivolgersi all’esterno per soddisfare le esigenze essenziali più varie, attraverso il ricorso ai diversi servizi professionali, assicurati dal settore privato. Se, infatti, questi settori sono inefficienti o ingessati da scarsa concorrenza, le piccole e medie imprese e l’impresa diffusa soffrono un maggior danno anticompetitivo per la nota difficoltà a internalizzare un determinato tipo di servizio. E’ vero, allora, che gli interventi di liberalizzazione devono essere affrontati con estrema incisività, per generare in buona sostanza l’abbattimento dei costi e delle tariffe di alcuni servizi pubblici e generare nuove opportunità di mercato, attraverso l’arretramento di posizioni monopolistiche od oligopolistiche”.
Rete Imprese Italia fa notare, inoltre, che se il settore manufatturiero ed i servizi sono quelli già esposti alla concorrenza, senza barriere di natura protezionistica, la situazione in altri comparti (utilities, professioni, credito, assicurazioni) presentano consistenti barriere all’entrata di nuovi soggetti, a tutele delle imprese già operanti.
Nell’analizzare i processi di liberalizzazione, l’Associazione chiede di tenere conto del fatto che essi hanno un impatto sociale sugli assetti del settore in cui si interviene. “Aprendo alla liberalizzazione – spiegano i rappresentanti delle associazioni datoriali dell’artigianato e del commercio – i settori necessitano di processi di ristrutturazione significativi, senza i quali la compressione dei margini dovuta alla concorrenza, unita a più incisive politiche su altri versanti, rischiano di espellere dal mercato molti operatori. Settori esposti alle liberalizzazioni richiedono la gestione di fasi transitorie durante le quali le piccole imprese e le attività individuali dei prestatori di servizi dovranno riqualificarsi, accedere a forme di organizzazione del lavoro più efficienti, promuovere processi di aggregazione in grado di sfruttare possibili economie di scala”.
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