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Viterbo - Per la prima volta nella storia i facchini di Santa Rosa hanno preso parte al trasporto della protettrice della città

“Sotto col ciuffo e fermi!” per portare la macchina di Maria Liberatrice

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Viterbo - Il trasporto di Santa Maria Liberatrice

Viterbo – Il trasporto di Maria Liberatrice

Viterbo - Il sindaco Leonardo Michelini e il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – Il sindaco Leonardo Michelini e il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo - Il responsabile delle guide dei facchini Giuseppe Guerrini

Viterbo – Il responsabile delle guide dei facchini Giuseppe Guerrini

Viterbo - Il trasporto di Santa Maria Liberatrice

Viterbo – Il trasporto di Maria Liberatrice

Viterbo - Il trasporto di Santa Maria Liberatrice

Viterbo – Il trasporto di Maria Liberatrice

Viterbo - Il trasporto di Santa Maria Liberatrice

Viterbo – Il trasporto di Maria Liberatrice

Viterbo – “Semo tutti d’un sentimento”, laico e religioso. I facchini di Santa Rosa aprono la processione del voto del comune e del popolo di Viterbo a Maria Santissima Liberatrice, protettrice della città dal 1320. Ed è la prima volta che succede. Da secoli a questa parte.

Multimedia: Fotogallery – Il trasporto della macchina di Maria LiberatriceI volti della processioneVideo

“Siamo onorati di essere stati invitati alla processione – ha detto il responsabile delle guide posteriori dei facchini, Giuseppe Guerrini -. Porteremo Maria Santissima Liberatrice da piazza del comune al Sacrario”.

In piazza e per tutta la processione, religiosi – agostiniani e francescani soprattutto – istituzioni, autorità, politici, candidati e cittadini. Lungo un percorso che da Palazzo dei Priori ha attraversato via Ascenzi, piazza dei caduti, via Cairoli e San Faustino. Fino alla chiesa della Trinità, che dall’alto domina la città. Una delle chiese più antiche di Viterbo e dell’ordine degli agostiniani che da secoli la governa, mantenendo in vita uno dei chiostri più belli della Tuscia assieme ai rarissimi affreschi che ritraggono la vita di Sant’Agostino.

Una storia, quella di Santa Maria Liberatrice, che inizia nel 1320 e attraversa i secoli unendo i mondi laico e religioso, all’insegna della partecipazione e del bene comune della città. Contro ogni conflitto e divisione. “Una Madonne che allora – hanno ricordato alcuni agostiniani in piazza del comune – che nel 1320 liberò la città dalla peste fisica, spirituale e corporale. In una Viterbo divisa dalle fazioni”.

Feliciano Bussi, ricordato nell’intervento dal palco allestito in piazza, scrive infatti nella sua Istoria di Viterbo: “ingombrarono ad un tratto la città nuvole sì tenebrose, udironsi tuoni sì formidabili, caddero fulmini sì frequenti, soffiarono venti così gogliardi, scesero pioggie sì vaste ed impetuose, crollarono la terra tremuoti così terribili, e si sentivano per l’aria gridi, e stridori sì spaventevoli che facevano credere evidente il subissamento della Città”. Per questo i cittadini viterbesi fecero voto alla Madonna. Il voto, in particolare modo, di dedicargli una processione ogni anno. Ed ogni anno la processione parte da piazza del comune, proprio a simboleggiare l’unione tra potere civile e potere religioso. il primo rappresentato oggi dal sindaco Leonardo Michelini. Il secondo dal vescovo Lino Fumagalli. Lungo il percorso anche il senatore Umberto Fusco, la vice sindaca Luisa Ciambella, i consiglieri Antonella Sberna, Giulio Marini e Daniela Bizzarri, il candidato sindaco Giovanni Arena. Si vede anche Mario Brutti della Fondazione Carivit.



Per le strade le persone si divertono. Con loro anche francescani e agostani. Qualche sacerdote fa le foto alla Madonna col telefonino.

“Oggi si ripete il patto con la Madonna Liberatrice – ha commentato Leonardo Michelini – per invocare la protezione sulla città. Quest’anno c’è anche una cosa. Il voto alla Madonna fatto dalle madri dei soldati che hanno preso parte alla prima guerra mondiale. Un voto che viene rinnovato. A 100 anni dalla fine della guerra”. E a farlo tocca agli alpini, presenti alla processione, simbolo di tante battaglie combattute durante la grande guerra.



I facchini di Santa Rosa sollevano la macchina di Maria Liberatrice. Puntuali. Lungo il percorso anche il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini. Escono dall’arco che sorregge Palazzo dei priori e imboccano via Ascenzi. Davanti a loro il corteo storico, la banda, le confraternite, gli ordini, i religiosi, le istituzioni e il vescovo. Appresso a loro i cittadini, il popolo di Viterbo. fanno due soste. Una al Sacrario, l’ultima a piazza San Faustino. La gente si affaccia dalle finestre, aspetta in chiesa l’arrivo. Per strada alcuni vasi di fiori. Infine l’ingresso alla Trinità, tra gli applausi. La macchina di Maria Liberatrice viene lasciata di fianco all’altare principale. Di lato si posizionano i facchini. Di fronte le confraternite. In piazza del comune ha parlato il sindaco. Adesso tocca al vescovo.

“Questa sera – ha detto infine Lino Fumagalli – vorrei chiedere a Maria un particolare dono, una particolare intercessione. Assistiamo oggi a un pericolo. Il debole senso di appartenenza alla comunità cristiana e alla comunità civile. Questa perdita di senso di appartenenza ci rende poco fiduciosi nelle istituzioni ecclesiastiche e civili, alimentando il nostro disimpegno. E alcune volte la critica non costruisce, ma peggiora la situazione. Celebrazioni come queste e il forte senso della pietà popolare che caratterizzano la storia civile e religiosa di Viterbo dovrebbero aiutarci a sentirci con orgoglio positivo felici di appartenere a questa comunità. E nello stesso tempo sentirci parte attiva e protagonista della vita della città”.


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28 maggio, 2018

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