Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Le epatiche! Ma che piante sono le epatiche?”. Mi sono sentita chiedere da mio nipote che ha da poco terminato la prima media.
“Niente paura, ti porto a vederle in un posto incantevole!” ho risposto io, ex insegnante di scienze di scuola media, che per anni ho portato le mie classi all’Acqua rossa con il duplice intento di far scoprire un luogo di indubbio fascino sotto il profilo naturalistico e, appunto, di mostrare sulle pareti umide muschi, epatiche e felci.
Dire che sono rimasta scandalizzata è poco! Dov’è finita la sorgente dell’Acqua rossa? Quello che una volta era l’ingresso adesso è inaccessibile, ostruito com’è da sterpaglie, immondizia e da cartoni distesi a terra a testimonianza di situazioni squallide.
Come è stato possibile un tale degrado? Ho chiamato l’ufficio del turismo di Viterbo che mi ha indirizzato all’associazione Tesori del Lazio. Il mio interlocutore, dopo aver tenuto a precisare che l’associazione non ha compiti di manutenzione, ma solo di informazione e di promozione turistica, mi ha confermato che è vero, l’area è stata completamente abbandonata a se stessa.
Comunque, ha continuato, se io volessi comunque accedere all’area, dovrei cercare un altro passaggio un po’ più avanti rispetto al precedente ingresso, avanzare nell’erba alta, fare attenzione a due alberi caduti per terra, ma facilmente scavalcabili e raggiungere la sorgente.
“Non di sera, mi raccomando, potrebbe fare incontri spiacevoli!” ha aggiunto. Non ho parole. Desidererei tanto una risposta.
Rita Gobattoni
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