Celleno – Abitato già nel Neolitico, divenne poi terra di etruschi. Ma dopo la caduta dell’impero romano, è stato saccheggiato e assediato da Goti, Bizantini e Longobardi. Con Carlo Magno è diventato patrimonio della chiesa, ed è stato coinvolto nelle sanguinose lotte tra Guelfi e Ghibellini. È stato poi dominato dai nobili casati Gatti, Vico e Orsini. Ancora conflitti, ribellioni e violenze. Fin quando, sul finire del sedicesimo secolo, la chiesa lo ha inglobato nei suoi possedimenti. Fino all’unità d’Italia.
Il centro storico di Celleno, comune di poco più di mille anime sulla Teverina, oggi è un “borgo fantasma”. O almeno, così è conosciuto ai più. Un borgo che negli anni è stato totalmente riqualificato, e che nei giorni scorsi, nel pomeriggio, dopo l’orario di lavoro, è stato visitato dal personale della procura di Viterbo. Accompagnati dal sindaco Marco Bianchi, i dipendenti di via Falcone e Borsellino sono andati alla scoperta delle meraviglie di quel centro storico adagiato su una collina tufacea.
Dall’imponente castello medievale, ancora intatto e isolato dal resto dell’abitato dall’austero ponte levatoio, al maestoso ponte in pietre originali e a unica arcata che, ancora oggi, permette l’accesso al borgo. Dalle case in tufo rossiccio, lambite da anguste viuzze, ai resti di antichi palazzi in pietra di basalto e in mattoni prodotti nelle fornaci locali. Il centro storico è stato riqualificato dopo che il trascorrere dei secoli e i disastrosi terremoti che si sono succeduti dal ‘600 al ‘700 lo hanno devastato. E dopo che il terreno argilloso sul quale si innalza ha inevitabilmente favorito il cedimento e l’erosione della rupe.
Il commento dei dipendenti della procura di Viterbo, guidata dal procuratore Paolo Auriemma, è stato unanime: “Un borgo meraviglioso, reso così bello anche dalle recenti riqualificazioni. Un luogo ameno che tutti dovrebbero conoscere, visitare e valorizzare”.
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