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Politica - Il giornalista e saggista Giampaolo Pansa intervistato dall'Espresso boccia il governo gialloverde e spiega l'addio alla Verità

“Salvini è un fascista, verso i giudici nemmeno Berlusconi osò tanto”

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L'intervista di Giampaolo Pansa sull'Espresso

L’intervista di Giampaolo Pansa sull’Espresso

Viterbo – “Salvini è un fascista, verso i giudici nemmeno Berlusconi osò tanto”. Parola del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa, che è stato intervistato da Goffredo Pistelli dell’Espresso. “Parola – si legge nel numero oggi in edicola – di uno che dell’antifascismo e di una certa retorica resistenziale è stato un fustigatore”.

Secondo Pansa, il ministro degli Interni “è muscolare, è accentratore, è fascista nei modi e nelle cose”. È uno cui “si legge in volto la prepotenza” e parla di “arroganza e impreparazione, che si accoppiano con quella del M5s”. E non risparmia nemmeno Luigi Di Maio, che definisce “finto pauperista”. Aggiungendo che il vicepremier pentastellato sarebbe “istigato da Beppe Grillo, uno che pensa di estrarre a sorte i senatori”.

Pansa dice la sua anche sull’inchiesta della procura di Genova sui milioni di finanziamento pubblico della Lega che oggi non si trovano più nelle casse del partito di via Bellerio. “Salvini – dice il Pansa – ha fatto numeri terribili, fino a chiedere l’intervento di Sergio Mattarella. Senza dimenticare che quei soldi sono danari del finanziamento pubblico, vengono dalle nostre tasche. Neppure Silvio Berlusconi – prosegue – osò tanto”.

Quanto al futuro politico del leader leghista, il giornalista dubita della prospettiva trentennale che lo stesso Salvini ha avanzato per sé : “Lo vedo incamminato lungo una strada che sarà disastrosa, per lui e per noi”. Pansa spiega che ha lasciato La Verità di Maurizio Belpietro proprio per l’endorsement del quotidiano al ministro degli Interni: “Non ci sto in un giornale che vedo in preda a una deriva salviniana pazzesca”. E, ancora, riferito al direttore, aggiunge che “non si può concludere un editoriale scrivendo ‘Viva Salvini'”.

E su uno dei pochi atti del governo gialloverde che si deve a Di Maio, il decreto Dignità, Pansa è sibillino: “Una parola che trasuda moralismo. Siamo alla morale fatta per legge”.


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15 luglio, 2018

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