Viterbo – (dan.ca.) – Schenardi, primi cento giorni. Aperto il 18 aprile, in tre mesi ha cambiato il volto di una piazza e quello di una via. A Viterbo. Piazza delle erbe e corso Italia.
“Ho investito su un’attività imprenditoriale al servizio della città – dice subito Urbano Salvatori, l’imprenditore romano che ha preso in gestione Schenardi – Ho investito sulla città, che sta rispondendo – aggiunge – Il bilancio finora è positivo”.
“Abbiamo due obiettivi importanti – spiega poi – Da una parte valorizzare e promuovere il contesto in cui lavoriamo. Questo significa dare il nostro contributo per rendere Viterbo più bella e accogliente. Dall’altro diversificare l’offerta per diversificare il pubblico di Schenardi”.
Una storia d’altri tempi, in un palazzo del XV secolo. Prima banca, poi albergo, infine caffè. Il nome lo si deve al suo primo proprietario. Raffaele Schenardi. Era di Napoli e le guardie pontificie gli tenevano gli occhi addosso. Nel 1849 – l’anno in cui Armellini, Saffi e Garibaldi proclamarono la Repubblica romana – Schenardi era infatti sede di gruppi anarchici. Il compito di vigilarlo venne affidato a un poliziotto. Si chiamava Filippo Rossi.
“Valorizzare una città – sottolinea Salvatori – significa anche far sentire le persone a proprio agio, farle stare bene, godendosi non solo un momento personale, ma anche una piazza o le facciate dei palazzi del centro, ossia la storia del posto in cui si vive. Per questo abbiamo voluto ampliare lo spazio del caffè a piazza delle erbe e a corso Italia”. In piazza, a partire dalle cinque e mezza del pomeriggio, ci si siede e si ordina. E a quell’ora c’è anche l’aperitivo. Con musica, ma all’interno. Lungo la via si può invece fare colazione e starsene seduti prendendosi qualcos’altro.
I prezzi, poi, non sono più quelli di una volta. Per un caffè, basta un euro. Più altri 100 centesimi se il servizio è al tavolo. Oltre dieci i dipendenti, tra personale in sala e quello in cucina.
Un altro aspetto della nuova gestione. “Schenardi è stato sempre visto come un luogo esclusivo – precisa Salvatori -. Vogliamo invece che il caffè, pur nel rispetto della tradizione, sia frequentato da un pubblico più ampio. Un vero e proprio punto di ritrovo per la città. Un locale alla portata di tutti. Con una zona brunch, per pranzi veloci e self service, un ristorante di pesce e una pasticceria che mette insieme tradizione italiana e chicche viterbesi. Siamo inoltre a disposizione per esposizioni, mostre, convention, presentazione di libri, eventi culinari”.
Bilancio positivo, dunque. Anche se i problemi strutturali restano. Uno su tutti, il costo del personale. “Per gestire uno spazio come questo – spiega Urbano Salvatori – servono tante persone. E questo ha un costo. Continuiamo comunque ad investire. Anche in vista dell’inverno”.
Daniele Camilli
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